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Culture
Iran, quarant’anni fa la Rivoluzione. Un libro sull’ultimo Scià

di Andrea Cianferoni

“I giovani di Teheran oggi rimpiangono lo Scià”. Non lascia spazio a dubbi come la pensi l’ultima imperatrice di Persia Farah Diba Pahlavi, residente da ormai quarant’anni a Parigi. Nella capitale francese ha la sua piccola “corte” formata da fedelissimi, persone che la seguono e la incoraggiano nella battaglia per i diritti civili e sociali dell’Iran. Potrebbe trascorrere la sua vita tra jet set internazionale e teste coronate, ma da quando è in esilio, dal gennaio del 1979, trascorre almeno due ore al giorno a rispondere personalmente a lettere o e-mail di iraniani esuli come lei, o ancora residenti nel loro paese ma che la incitano, rischiando pure l’arresto se scoperti dal regime, a continuare la battaglia per il ritorno dell’Iran in un contesto moderno ed internazionale. Fino al 1979, era normale per una donna essere nominata ministro oppure andare da casa all’università semplicemente con un abito scelto dal proprio armadio. Da quella data niente è più stato come prima. Sono quarant’anni che Farah Pahalavi cerca di capire quali sbagli possono essere stati alla base della rivolta popolare. Certamente l’aumento del prezzo del petrolio, la principale risorsa economica del paese, ha creato malumori in alcuni Paesi Occidentali, insieme all’instabilità politica ed economica degli anni 70, caratterizzati dall’egemonia delle idee comuniste, anche di molte nazioni, tra le quali la Francia, Paese nel quale risiedeva l’Ayatollah Khomeyní prima del suo ritorno in Iran. Queste condizioni hanno contribuito all’instaurazione di un regime antidemocratico e teocratico che sussiste ancora oggi. Il libro «L’ultimo Scià d’Iran», che esce in Italia il 7 febbraio (editore Guerini e Associati) scritto da Francesco De Leo, storico, scrittore e giornalista che segue la politica estera per Radio Radicale, sarà presentato mercoledì 13 febbraio alle 17,30 nella Biblioteca della Camera dei Deputati con ingresso in via del Seminario 76 info@bibliotecareale.it Interverranno alla presentazione del libro, che ha una prefazione di Giordano Bruno Guerri, la senatrice Anna Maria Bernini, presidente del Gruppo Forza Italia al Senato, la giornalista Tatiana Buturline, l’ambasciatore Amedeo de Franchis (già direttore Centrale della Banca d’Italia), Nicola Pedde (direttore Institute of Global Studies), Stefano Polli (vicedirettore Ansa), Lia Quartapelle (Capogruppo Pd in Commissione Esteri alla Camera), l’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo (già vice segretario generale della Nato), la giornalista di Repubblica Vanna Vannuccini, l’ambasciatore Umberto Vattani (Presidente Venice International University), il celebre pianista iraniano Ramin Bahrami, figlio di Paviz Bahrami, un ingegnere iraniano, assassinato nel 1991 con l’accusa di essere un oppositore della Repubblica islamica e di aver collaborato con lo Scià e l’imprenditore milanese Mario Filippo Brambilla di Carpiano, studioso della storia iraniana ed amico della famiglia reale persiana. L’ex Imperatrice Farah Pahlavi, non più di due mesi fa si è recata a Roma, per la prima volta negli studi televisivi di Porta a Porta, per un’intervista esclusiva da Bruno Vespa. Proprio in quella occasione, la sovrana ha ripercorso il percorso umano dell’ultimo Scià di Persia, uomo ammirato e rispettato dalle grandi potenze mondiali, tra i più ricchi e influenti sovrani del suo tempo, simbolo di una monarchia che ha regnato per 2500 anni in un Paese da sempre incrocio della cultura Occidentale con quella Orientale. La maggior parte degli iraniani ha meno di trenta anni, non ha mai visto un monarca, ne sa cosa sia, ma ancora oggi tanti di loro rimangono affascinati dai racconti dei loro genitori e nonni, guardando vecchie fotografie o filmati d’epoca. I giovani iraniani hanno però un grande strumento di comunicazione come internet che permette loro di fare un confronto tra la situazione attuale e quella pre - Repubblica Islamica. Le donne erano certamente libere di vestirsi come volevano, le università pubbliche, libere e gratuite. Non ultimo, il rispetto e il prestigio di cui l’Iran godeva nel mondo. Con la rivoluzione cadde una monarchia che aveva regnato per 2500 anni. Dall’esilio negli Stati Uniti, il Principe Reza è in contatto con gli iraniani attraverso i social media, sostiene una democrazia laica, ai diritti dell’uomo, della donna, alla libertà di religione e rivendica che gli iraniani debbano poter scegliere liberamente se vogliono una monarchia o una repubblica. Anche di questo se ne parlerà nell’incontro alla Biblioteca della Camera dei Deputati mercoledì 13 febbraio per il libro «L’ultimo Scià d’Iran, a 40 anni dalla fine della monarchia». 

 

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