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Culture
“Klimt, la Secessione e l’Italia” in mostra a Roma fino al 27 marzo
Gustav Klimt: La Sposa (1917-18). Olio su tela. Klimt Foundation, Vienna
© Klimt Foundation, Vienna

È l’ultima settimana per poter visitare la grande mostra dedicata a Klimt presso il Museo di Roma

Il 27 ottobre scorso è stata inaugurata, a 110 anni di distanza da quando il pittore fu premiato all’Esposizione Internazionale d’Arte del 1911, la grande mostra Klimt. La Secessione e l’Italia. La accoglie il bel Palazzo Braschi, sede del Museo di Roma, con oltre duecento opere per un evento che non ha eguali in tutta Europa. Non è soltanto Gustav Klimt ad essere protagonista del percorso che si snoda attraverso un itinerario tematico e al contempo cronologico: insieme ai suoi capolavori è possibile ammirare le creazioni degli artisti che ruotarono attorno alla sua scuola, gli furono amici e colleghi, nonché subirono fortemente la sua influenza. Il movimento della Secessione Viennese fu infatti costituto da un gruppo di pittori, scultori e designer che non si sentivano rappresentati dall’establishment del tempo e per questo scelsero di costituire un nuovo gruppo, in cui le differenti arti si fondevano tra loro e lo spirito innovativo esprimeva l’intenso bisogno di libertà e spontaneità dell’epoca, trovando in parte la sua concretizzazione in una sessualità – specie femminile – alquanto esplicita.

Klimt. La Secessione e l’Italia immortala dunque il periodo storico a cavallo tra Otto e Novecento, prima che le singole figure interessate da una tale spinta avanguardistica – contemporanea ad altri movimenti similari, come l’Art Nouveau in Francia – prendessero ciascuno la propria strada, allontanandosi sempre di più e dando quindi vita a ulteriori divisioni all’interno della prima, grande Secessione viennese. Tra i nomi presenti in mostra figurano, ad esempio, Josef Hoffmann, Koloman Moser, Carl Moll, Johann Victor Krämer, Josef Maria Auchentaller, Wilhelm List, Franz von Matsch e molti altri.

Manifesto per la prima Mostra della Secessione (dopo la censura)Gustav Klimt: Manifesto per la I Mostra della Secessione dopo la censura (1898). Litografia a colori su carta, Klimt Foundation, Vienna © Klimt Foundation, Vienna

Promossa da Roma Culture - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e co-prodotta da Arthemisia, che ne cura anche l’organizzazione con Zètema Progetto Cultura in collaborazione con il Belvedere Museum e in cooperazione con Klimt Foundation, la mostra è stata ideata da Franz Smola (curatore del Belvedere), Maria Vittoria Marini Clarelli (Sovrintendente Capitolina ai Beni Culturali) e Sandra Tretter (Vicedirettore della Klimt Foundation di Vienna). Insieme, questi soggetti hanno saputo da una parte raccontare una lunga fetta della vita professionale di Gustav Klimt, portando in Italia capolavori di estremo valore come la celebre Giuditta I, l’incompiuta Signora in bianco, Amiche I (Le Sorelle) e Amalie Zuckerkandl, oltre al bellissimo dipinto La sposa (1917-18), un prestito del tutto eccezionale che per la prima volta lascia la Klimt Foundation; dall’altra risulta molto interessante poter conoscere il contesto in cui Klimt operava, scoprendo quindi meglio non soltanto le opere e il pensiero dei membri della Secessione, ma anche la sua vita privata e i numerosi viaggi compiuti.

Tra questi, molti sono i soggiorni in Italia, di cui l’esposizione porta testimonianza sia attraverso alcune vedute di paesaggi, sia raccogliendo le cartoline che Klimt spediva dalle città italiane visitate; si percepisce fortemente, in lui, un amore per il nostro Paese che lo spinse a tornare più volte, finendo per influenzare una generazione intera di artisti come Galileo Chini, Giovanni Prini, Enrico Lionne, Camillo Innocenti, Arturo Noci, Ercole Drei, Vittorio Zecchin e Felice Casorati, anch’essi rappresentati a Palazzo Braschi.

Ritratto di signora di KlimtGustav Klimt: Ritratto di Signora (1916-17). Olio su tela, Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi

Un paragrafo a sé stante merita lo splendido e molto discusso Ritratto di Signora (1916-17), salito alla ribalta della cronaca per essere stato trafugato dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza nel 1997 e ritrovato in circostanze del tutto misteriose nel 2019. Su di esso e sulla presunta storia del furto ha scritto un libro Gabriele Dadati, dal titolo La modella di Klimt. La vera storia del capolavoro ritrovato (Baldini+Castoldi), dove la verità si mescola alla fantasia creando un racconto suggestivo e quasi magico. A Roma il quadro è stato gentilmente prestato dalla Galleria Ricci Oddi ed è collocato in una stanza a sé stante, anticipato da un video che racconta, per l’appunto, le vicende storiche dietro all’opera d’arte.

Infine, vale la pena menzionare il grande fregio dedicato a Beethoven, in cui anche la musica gioca un ruolo fondamentale, e i quadri delle Facoltà realizzati da Klimt per l’Università di Vienna, ma rifiutati a causa di uno stile considerato troppo spinto e provocatorio. Purtroppo tali capolavori sono andati persi e ne abbiamo traccia soltanto attraverso delle fotografie in bianco e nero, ma grazie alla collaborazione tra Google Arts & Culture Lab Team – nuova piattaforma di Google dedicata all’approfondimento delle arti – e il Belvedere di Vienna è stato possibile ipotizzarne i colori originari, arrivando a un risultato stupefacente, visibile in un’apposita sala.

Klimt e gli artisti della sua cerchia sono esposti fino al 27 marzo 2022 a Roma grazie a prestiti eccezionali da parte del Belvedere Museum di Vienna e della Klimt Foundation, tra i più importanti musei al mondo a custodire l’eredità artistica klimtiana, nonché da collezioni pubbliche e private come la Neue Galerie Graz.

Giuditta di KlimtGustav Klimt: Giuditta (1901). Olio su tela, Belvedere, Vienna© Belvedere, Vienna. Photo: Johannes Stoll
 

 

 

LEGGI ANCHE: La modella di Klimt: dalla Galleria Ricci Oddi al libro

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