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Culture
Mostre/ Aurelio Amendola, "artigiano" nell'arte del click

di Simonetta M. Rodinò

Si definisce "artigiano", ma Aurelio Amendola è un maestro nel narrare e illustrare tanto le opere quanto gli artisti, sia essi dell'arte artica sia di quella contemporanea. Al 76enne fotografo pistoiese è dedicata la mostra "In Atelier. Aurelio Amendola: fotografie 1970-2014", da domani alla Triennale di Milano. La rassegna è tutta da "sentire", perché ogni scatto racchiude un'anima. Che appartiene solo a grande fotografo capace di instaurare con il soggetto quella dimensione d'intimità, quella stima reciproca che spesso porta a un profondo legame di amicizia. Il percorso si snoda in quattro sezioni, di cui la prima è un omaggio alla Pietà Rondanini di Buonarroti: sequenze in bianco e nero dove con notevole abilità Amendola mette in risalto il "non finito" michelangiolesco, concentrando la luce sui tagli obliqui della scultura e sulle torsioni del corpo.  

Facciamo un passo indietro… Guardando i risultati delle sue speculazioni non si penserebbe mai che all'inizio il giovane Aurelio realizzasse servizi fotografici per matrimoni e fototessere. Nel 1964, poi, la Scuola di Arte di Pistoia organizzò una gita a Roma, dove si teneva una mostra su Marino Marini. Fu l'occasione per realizzare degli scatti sulle sue opere. L'incontro con il critico d'arte Mellini gli cambiò la vita. E la conoscenza con Marini gli aprì le porte del mondo dell'arte. E' lo stesso fotografo che amabilmente accompagna chi scrive attraverso le sale dell'esposizione: ecco nel segmento 'Officina creativa', gli atelier degli artisti, spazi mentali e fisici dove documenta le azioni di Vedova, Mondino, Burri, Guttuso, Baj, Nitsch, Lichtenstein, Paladino, Melotti… "In quegli studi degli anni '60 e '70 c'era poesia, un'atmosfera che non ritrovo più negli atelier di oggi", confida. Fotografò in una stanza della Factory a New York anche Warhol, figura inaccessibile. Come ci riuscì? Presentandosi come il fotografo di Marino Marini. Nella sezione 'Happening' coglie gli attimi della creazione di un lavoro e, tra i tanti nomi, Alberto Burri, con cui ha stretto un rapporto quasi fraterno fino alla morte dell'artista. Nella foto il maestro di Città di Castello sta realizzando una combustione con una fiamma ossidrica su un telo di plastica.  

'Opera d'artista' chiude la mostra: con l'obiettivo spia l'essenza del personaggio, cogliendone le emozioni. Così, nell'immagine in cui ritrae De Chirico: "Ogni tanto mi appaiono gli occhi birbanti e ispirati di Giorgio, ironico e sornione", ricorda. Immagini rigorosamente analogiche, realizzate con il banco ottico: "Ho provato il digitale, ma non mi ci trovo. La stampa me la faccio da me. Non mi si può togliere la camera oscura; è come il pennello per un pittore", conclude.

"In Atelier. Aurelio Amendola: fotografie 1970-2014"
Triennale - Viale Alemagna 6 - Milano
7 maggio - 8 giugno 2014
Orari: Martedì - Domenica 10.30 - 20.30; Giovedì 10.30 - 23.00
Lunedì chiuso.
Ingresso: 4,00/3,00/2,00 Euro
Infoline: 02.724341
www.triennale.it

 

Tags:
aurelio amendolamostre
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