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Culture

di Giovanni Gasparini

I primi gesti del nuovo papa hanno stupito per la loro semplicità. Sono gesti che chiunque, credente o non credente, ha occasione di fare nella propria vita quotidiana: salutare con  “Buona sera” o “Buona notte”, usare mezzi di trasporto non riservati come il pulmino con cui il papa si è spostato a Roma insieme ad alcuni cardinali (e si sa che a Buenos Aires il card.Bergoglio usava la metropolitana, cioè i mezzi pubblici, quelli che in francese si chiamano “i trasporti in comune”), pagare il conto nell’albergo (quello dove aveva pernottato prima del Conclave), e così via.

 

A prescindere dalle considerazioni sullo stile di umiltà e povertà inaugurato da un pontefice che si è scelto il nome programmatico di Francesco ispirandosi al santo di Assisi, mi sembra che si possano sviluppare alcune osservazioni di carattere sociologico. In primo luogo, vengono valorizzati fortemente  i comportamenti, gli oggetti e i problemi ordinari  della vita quotidiana, quelli che incombono a chiunque indipendentemente dal suo status e dalla sua collocazione sociale. In altri termini, ciò che è normale e “piccolo” non è di per sé banale o disprezzabile ma ha una propria dignità e merita considerazione: le piccole cose racchiudono valori che richiamano le grandi cose. In questa linea si possono richiamare qui, tra l’altro, il valore legato ad un’accettazione realistica dei vincoli della vita in comune, o quello  del  rispetto dei compiti che a ciascuno competono nell’organizzazione sociale e nel tessuto della vita collettiva.  La riscoperta dei piccoli gesti del quotidiano rinvia, in società di grandi dimensioni e ad elevata complessità, a ciò che è “comune” tra me e ciascun altro, così come al valore di condividere democraticamente – cioè tutti in modo equo e sostanzialmente identico – certi aspetti del vivere, specialmente nelle aree metropolitane.  Penso a comportamenti della vita di ogni giorno come  attendere l’erogazione di un servizio in modo corretto rispetto a  tutti gli altri (e cioè mettendosi in coda) o  condividere la fruizione di un mezzo di trasporto, ma anche a  una serie di azioni praticabili da tutti, come ad esempio camminare, andare a rilassarsi in un parco,  telefonare con un cellulare, connettersi a internet, entrare in un supermercato per gli acquisti,  eccetera.

Un’ultima osservazione mi suggerisce questo inizio di pontificato:  i gesti di papa Francesco, come in altri casi felici di grandi comunicatori (tra cui si può annoverare Giovanni Paolo II), tendono ad annullare il gap tra comunicazione pubblica e privata. La comunicazione trasmessa dai media viene recepita cioè come autentica, non calibrata sulle esigenze di un messaggio pubblico ma affidata alla forza di parole semplici che tutti potrebbero pronunciare e che anche per questa via rafforzano il valore del quotidiano.

Gianni Gasparini

Giovanni Gasparini (in foto sopra), docente di Sociologia (Università Cattolica di Milano) e scrittore, ha al suo attivo la pubblicazione di oltre quaranta volumi, di cui circa metà in sociologia e l’altra metà in poesia, letteratura e saggistica. Tra i volumi più recenti figurano Interstizi e universi paralleli (Apogeo 2007), Tous azimuts. Il senso della scrittura (FrancoAngeli 2011) e la raccolta di poesie Melting pot (Nomos 2013). Ha fondato e coordina il Newsmagazine on-line “Interstizi & Intersezioni”.

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