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Economia
Altro che elettrico: Aramco guida la nuova corsa mondiale al petrolio

Altro che elettrico: Aramco guida la nuova corsa mondiale al petrolio

“Così come l’età della pietra non è finita per mancanza di pietre, quella del petrolio non finirà per mancanza di petrolio”. Era il 2000 quando lo sceicco Ahmed Zaki Yamani, storico ministro saudita per gli affari petroliferi ai tempi dello shock energetico del 1973, tesseva gli elogi dell’oro nero. Profetizzandone una lunga durata. Il petrolio non è tramontato per carenza di risorse e non sembra nemmeno destinato a scomparire ora che il trend dominante in molti settori è quello della transizione green.

Aramco nel 2023 ha fatturato 500 miliardi di dollari

Perlomeno, non nei programmi di Saudi Aramco. Nel 1973, nel 2000 ed ancora oggi la principale major pubblica dell’oro nero al mondo. Un colosso che nel 2023 ha fatturato 500 miliardi di dollari e non intende, nemmeno oggigiorno, recedere dal suo core business. L’ultimo biennio di crisi energetica, l’abbraccio crescente tra il colosso pubblico saudita e nuovi partner di peso come la Cina e, soprattutto, la profittabilità continua del settore del greggio non fanno venire meno la spinta.

E ora, la gelata sul mercato dell’auto elettrica fa gongolare Aramco. Il cui vicepresidente esecutivo Yasser Mufti ha di recente ricordato che secondo la compagnia di Riad nel 2050 oltre il 50% delle auto mondiali sarà ancora alimentata da motore endotermico. E, del resto, di recente Muftì è stato il gran cerimoniere della conclusione di un accordo di investimento da 740 milioni di dollari con cui l’azienda saudita ha comprato il 10% di Horse Powertrain, gruppo nato dalla joint venture tra la casa automobilistica cinese Geely e la francese Renault, insediatasi a maggio a Londra. La nascita di Horse Powertrain ha segnato l'esplicita volontà di Renault di recedere dal seguire attivamente la politica europea di conversione al 100% elettrico entro il 2035, su cui diverse case hanno anticipato i tempi investendo per la svolta oltre l'endotermico negli anni scorsi.

Gli investimenti miliardari di Aramco nel petrolio

Aramco pensa che la profezia di Yamani si possa applicare ai giorni nostri: l’età del petrolio non finirà per carenza e neanche per sostituzione. Lo ha ricordato il Financial Times, sottolineando gli investimenti miliardari del gruppo: “Aramco ha recentemente intensificato i suoi sforzi per costruire una rete globale di stazioni di rifornimento. L'anno scorso ha dichiarato di avere 17.200 stazioni di servizio, quasi tutte negli Stati Uniti, in Cina e in Giappone. Quest'anno ha acquistato mercati in via di sviluppo come Cile e Pakistan, dove si prevede che il mercato delle auto a benzina e diesel avrà una coda più lunga”. Nei motori Horse Powerhouse, poi, entrerà come primo riempimento il lubrificante prodotto negli Usa da Valvoline, azienda su cui nel 2023 Aramco ha puntato 2,65 miliardi di dollari per assicurarsene il controllo. Un investimento strategico che crea economie di scala in un contesto che pochi anni fa si sarebbe dichiarato critico per l'auto tradizionale.

Nel 2025 previsti nuovi picchi nell'estrazione del petrolio

Del resto, fuori dall’Europa non è che il petrolio goda di cattiva salute. Di recente l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha ricordato che nel biennio 2024-2025 si toccheranno nuovi picchi storici nell’estrazione petrolifera. Il valore del greggio che uscirà dai pozzi di tutto il mondo quotidianamente è stimato essere 102,6 e 104,7 milioni di barili al giorno al termine di quest’anno e del prossimo. E non a caso nel mondo nascono addirittura nuovi “petrol-Stati” come la Guyana, interessata da investimenti del colosso Usa Exxon e di gruppi cinesi per i suoi giacimenti. Aramco è in prima fila nel gestire il passaggio storico di una fase che vede l’era dell’oro nero ancora lontana dal tramonto definitivo.






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