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Economia
Blackstone e i grandi fondi d'investimento si buttano sui fumetti giapponesi

Blackstone e i grandi fondi d'investimento si buttano sui manga giapponesi

Sarà perché sono stati esplicitamente invitati dal premier nipponico Fumio Kishida a investire in Giappone. O, molto più realisticamente, perché hanno intuito le enormi occasioni derivanti da uno yen in caduta libera. Qualunque sia la spiegazione ufficiale, i grandi fondi d'investimento mondiali hanno messo nel mirino Tokyo. Diventata, in maniera del tutto inaspettata, una sorta di El Dorado ricca di opportunità che aspettano solo di essere colte.  Attenzione però, perché ad attrarre le società non ci sono soltanto gli immobili e le aziende tradizionali, ma anche gli elementi del soft power giapponese.

Un esempio concreto? Nei giorni scorsi Blackstone ha superato un'agguerrita concorrenza – della quale faceva parte anche KKR - annunciando un accordo dal valore di 1,7 miliardi di dollari per l'acquisto dell'operatore di Mecha Comic, una piattaforma online giapponese per la lettura di manga.

I manga, per chi non lo sapesse, sono i fumetti made in Japan. La tendenza da attenzionare, dunque, coincide con l'interesse mostrato dai colossi della finanza nei confronti dell'impero del soft power giapponese.

I fondi attratti da manga e soft power del Giappone

Il calcolo fatto da Blackstone e soci è semplice: il valore dei contenuti di intrattenimento giapponesi (ovvero: giochi, anime, manga e, forse col tempo, film e anche il J-pop) è destinato ad aumentare.

I dati sono emblematici: con 4,7 trilioni di yen (29,5 miliardi di dollari), il valore delle esportazioni di contenuti legati al soft power del Giappone - principalmente giochi, manga, anime e film – pareggia quasi quello derivante dalle esportazioni connesse ai semiconduttori, e pure il valore stimato di tutta la spesa turistica annuale.  Il governo di Kishida ha dunque fissato un obiettivo ambizioso: quadruplicare il suddetto importo a 20 trilioni di yen entro il 2033.

Per quanto riguarda la moda dei manga, in Occidente è letteralmente (ri)esplosa durante la pandemia di Covid-19. Basti pensare che negli ultimi tre anni questi fumetti hanno rappresentato circa la metà o più di tutte le vendite di graphic novel negli Stati Uniti. E che occupano ormai intere sezioni all'interno delle librerie occidentali.  In Giappone, come dimostra l'accordo di Blackstone, i lettori si stanno spostando sempre più verso smartphone e piattaforme digitali, che stanno diventando per i manga ciò che Spotify è per la musica.

Manga e soft power pop: una industria dorata

C'è però un problema non da poco per il Giappone: il Paese non è ancora riuscito a convertire l'enorme successo del proprio soft power pop in denaro sonante. Certo, le esportazioni dei prodotti vale miliardi di dollari, ma il margine di crescita è molto più elevato.  Da questo punto di vista, i fondi come Blackstone potrebbero aiutare Tokyo a fare il definitivo salto di qualità. A proposito di Blackstone, il suo presidente, Jonathan Gray, ha dichiarato che il fondo Usa punta a raggiungere 1,5 trilioni di yen (9,6 miliardi di dollari) in accordi in Giappone da qui al 2027.

Il gestore patrimoniale Bain Capital – lo stesso che nel 2018 ha messo le mani su Toshiba per 2 trilioni di yen - prevede invece di investire qui più di 5 trilioni di yen nei prossimi cinque anni, fino all'anno fiscale 2029. KKR intende riversare più di 1 trilione di yen nel Paese asiatico nel prossimo decennio.

Quali sono i settori più richiesti? L'immobiliare, le aziende ma anche l'assistenza sanitaria, l'automazione e la robotica. Per non parlare dell'ultima moda: ovvero proprio  il settore del soft power. Manga ma anche musica e film. E c'è chi scommette che, prima o poi, qualche imprenditore inizierà ad investire seriamente anche sulle carte collezionabili o sui gadget di cartoni animati e serie televisive.






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