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Economia
“Energia in Italia, ecco il nostro futuro”. Il capo dell’Authority ad Affari
Stefano Besseghini (Arera)

“Energia in Italia, ecco il nostro futuro”. Parla con Affari il capo dell’Authority

Stefano Besseghini, presidente dell'Autorità di Regolazione Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha una pregevole caratteristica: fa diventare semplici cose complesse. L'intervista.

Iniziamo dal fondo: alla fine i consumatori sono stati danneggiati dalla fine della tutela elettrica?

No, perché abbiamo lavorato per creare minor disagio possibile ai cittadini e spiegare le cose nel modo più semplice.  Chi aveva un contratto nei servizi di tutela ed è vulnerabile, resta nel sistema di tutela. Chi invece non rientrava tra i vulnerabili passa alle tutele graduali che gli fanno risparmiare complessivamente cento euro all’anno.

Le banche vi hanno affiancato? Una parte del disagio è proprio a livello bancario…

Abbiamo chiuso proprio nei giorni scorsi con Abi un accordo per il passaggio ai sistemi di pagamento automatico. Abi ha fatto un lavoro straordinario con le banche, che hanno costruito una specie di connettore intelligente tra le richieste regolatorie di Arera e i meccanismi normali con cui gli istituti di credito gestiscono questo tipo di fasi in maniera tale che si tratterà di un’operazione come un’altra.

Torniamo ai consumatori. Chi ha scelto il mercato libero lo ha fatto consapevolmente?

In parte sì. È evidente che c’è stata una pressione commerciale da parte degli operatori per portare il consumatore sul libero mercato. La pressione è motivata dal fatto che così acquisiscono clienti.

Con le dovute proporzioni abbiamo già avuto diversi precedenti di aperture dei mercati come assicurazioni e telefonia. In quest’ultimo caso sono aumentati gli operatori e i costi delle tariffe sono stati abbattuti. Però trent’anni dopo quegli operatori non si reggono più in piedi, e falliscono. Se guardiamo lontano c'è lo stesso rischio?

Ogni settore ha le sue specificità e l’energia ha una componente di consistenza industriale da cui non si può prescindere. Non è immateriale come la trasmissione delle informazioni per la telefonia. È un parallelo calzante, tuttavia, per un aspetto: pensi a come erano all’inizio i contratti di telefonia. Si basavano sullo scatto alla risposta, la durata della telefonata. C’era la valorizzazione della commodity.

Mentre oggi?

Oggi c’è un contratto di servizio. Che tu consumi un giga o dieci, a seconda della tipologia, non interessa. Quando anche il mondo dell’energia comincerà a trasformarsi dalla vendita della commodity, al servizio in cui è compreso il kilowattora, quello sarà il momento in cui cambierà l’impostazione dei prezzi.

Questione privacy. In questi mesi c’è stata una forte aggressione verso i consumatori, con chiamate e offerte incalzanti. Non sarebbe opportuno che ci fosse una regolamentazione anche su questo fronte?

Il tema vero è che la libera iniziativa commerciale di proporre un’offerta, che si tratti di energia, telefonia o altro, non si può comprimere. Non si può vietare di contattare telefonicamente. Esistono strumenti per difendersi  come il Registro delle opposizioni e vanno resi più efficaci perché oggi le persone che si sono registrate vengono contattate ugualmente. Stiamo ragionando con Agcom sulla questione dei numeri “fake” e su come poterli censurare. Anche gli stessi venditori di energia potrebbero non accettare un contratto chiuso al telefono. Sarebbe un modo per emendare il mercato dell’energia elettrica da qualsiasi tipo di accezione negativa.

Che conseguenze porterà, dal punto di vista degli operatori, il passaggio al mercato libero?

Veniamo da un mercato libero che in questi anni ha visto la crescita degli operatori anche se c’è un forte incumbent e pochi possono fargli concorrenza. È probabile che dopo una prima fase si vada verso una concentrazione con alcuni operatori che prendano una dimensione sufficiente da essere credibili antagonisti dell’incumbent e a quel punto si attiverà un vero meccanismo di concorrenza. Però è sempre importante che cominci a svilupparsi la parte del servizio, attraverso la creazione di pacchetti.

Può fare qualche esempio?

Il fatto stesso di comprare a un prezzo fisso è già un servizio in quanto il consumatore sa già quanto spenderà rispetto al consumo volta per volta. Poi ci sono i pacchetti che cominciano a vedersi. Un esempio: un cliente extra large sa che spenderà 700 euro all’anno. Se alla fine dell’anno avrà consumato di meno, gli verrà abbonata una parte in quello successivo, se consumerà di più si farà un conguaglio. Si tratta di quel tipo di coperture che rende il costo dell’energia non più qualcosa che scopri quando arriva la bolletta, ma che in qualche modo programmi.

Da costo variabile a costo fisso, quindi.

Il mercato libero, prima di questa crisi energetica, è sempre stato un mercato di prezzi fissi contro la variabilità della tutela. Le offerte a prezzo variabile sul mercato libero erano appena il 6%. Ma anche servizi accessori, la fantasia è il limite.

A proposito di crisi energetica, allo scoppio della guerra in Ucraina c’erano serie preoccupazioni. Adesso?

Ce ne sono altre. Abbiamo un sistema energetico molto più tirato di quanto non fossimo abituati prima. Il sistema energetico italiano si basava su enormi quantità di gas russo a basso prezzo. Ora abbiamo un mercato pilotato fondamentalmente dal gas naturale liquido che espone nativamente al mercato internazionale. In questa fase, ad esempio, la Cina sta tirando prezzi un po’ più alti di quelli europei. Conseguenza: il prezzo del gnl in Europa, per stargli dietro, è a sua volta salito. Il mercato è dunque più sensibile a qualunque notizia o mutamento di scenario geopolitico.

E la situazione in Ucraina?

Il tema più rilevante, in questo momento, è questa possibile interruzione completa di fornitura dalla Russia perché finisce il contratto di trasporto. Se partiamo con il rigassificatore di Ravenna che ci dà i cinque miliardi di metri cubi di importazione che mancano, possiamo dirci tranquilli.

Quindi bravi tutti: siamo riusciti a staccarci dalla Russia.

Sì, ma abbiamo pagato tanti soldi per farlo. E questo in termini di competitività industriale pesa. Cominciamo a vedere la ripresa, ma è molto lenta.

Invece riguardo al fotovoltaico?

Bene, perché c’è stata un’accelerazione incredibile negli ultimi due anni. Anche per effetto del costo della crisi, chi ha potuto, ha fatto investimenti per coprirsi, quindi per comprare capacità di generazione. E il range di rientro è di circa 8-10 anni e garantisce un elemento di tranquillità anche rispetto a certe fasce orarie della giornata in cui si coperti dalla fornitura. Se però vogliamo raggiungere i target che ci siamo dati, occorre fare molto di più.

E chi paga?

Non ci sono pasti gratis, si dice in economia. Prepararsi alla transizione, programmare bene quanto voglio spendere e quanto voglio fissare il prezzo e sono in grado così di dire al consumatore, al sistema industriale, al mondo che pagherà una data cifra. Questo è un messaggio importante.

E siamo in grado di farlo?

Adesso gli strumenti di incentivazione per le rinnovabili cominciano ad essere impostati secondo questa logica: io ti fisso un prezzo, tu operatore che fai l’investimento sai che guadagnerai quello, tu consumatore che devi comprare quell’energia, sai che quell’energia vale quello. E tutto ciò che il mercato fa sopra o sotto il prezzo fissato, o lo integra o lo restituisce. Quindi c’è una sorta di patto di lungo periodo, i cosiddetti contratti a due vie.

Se dovesse riassumere la presentazione del consueto rapporto annuale, quale sarebbe?

Siamo pronti a una nuova fase. Siamo pronti ad una fase in cui il sistema energetico è cambiato, le rinnovabili crescono, il consumatore va gestito in una dimensione diversa, l’architettura di regole e norme per gestire tutto questo ce l’abbiamo. E non è poco.

LEGGI ANCHE: Bollette, fine del mercato tutelato. Cosa cambia per 4 milioni di clienti






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