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Economia
Grecia, riapre la Borsa. E Varoufakis rischia il processo per alto tradimento

Mario Draghi accende il disco verde per la riapertura della Borsa di Atene. Senza indicare ancora una scadenza precisa, "la Bce - riferisce infatti un funzionario della piazza azionaria ateniese - ha dato la sua approvazione" alla riapertura della Borsa, spiegando che il riavvio delle contrattazioni (che saranno comunque sottoposte a restrizioni per gli investitori locali) avverrà dopo che sarà emanato un decreto dal ministro delle Finanze ellenico. Domenica sera da Francoforte avevano gelato le aspettative di Atene, respingendo la proposta delle autorità greche di riaprire la piazza finanziaria greca senza restrizioni per i trader greci e stranieri.

Soltanto poche ore prima la portavoce del governo guidato da Alexis Tsipras si era detta ottimista su una possibile riapertura della Borsa già a partire da lunedì. La Borsa greca è chiusa dal 29, da quando cioè è stato imposto il controllo sui capitali per limitare l’emorragia di liquidità. Quello stesso giorno erano calate le serrande anche sulle banche, che pochi giorni fa hanno riaperto.

Mentre sono partiti oggi, dopo aver subìto qualche ritardo, i negoziati tra Atene e i creditori internazionali, l'ala radicale di Syriza scopre le carte e presenta il suo piano per uscire dall'euro. "Voglio aprire il dibattito sul ritorno a una nostra valuta nazionale, un tabù per il nostro partito", ha detto Panagiotis Lafazanis, leader della Piattaforma di sinistra, formazione che rappresenta circa il 30% del Comitato centrale presentando il suo progetto ai militanti. "Dobbiamo nazionalizzare le banche - ha spiegato - varare una riforma fiscale per redistribuire più equamente la ricchezza, cancellare buona parte del nostro debito, restaurare la democrazia in Grecia e garantire la trasparenza dell'informazione". Poi si potrebbe dare l'addio alla moneta unica. " Nella prima fase è ovvio che ci sarebbero delle difficoltà per il paese - ha ammesso Lafazanis", secondo cui poi in un secondo momento "grazie alle politiche progressiste l'economia tornerebbe rapidamente a tirare".

La formalizzazione del progetto è un guanto di sfida diretto a Tsipras, destinato con ogni probabilità a infiammare il dibattito interno a Syriza e a rendere più concreta l'ipotesi di una scissione. Proprio ieri il premier, intervenendo a un comitato ristretto della sua formazione, aveva annunciato l'apertura di un ampio confronto per capire come procedere dopo le divisioni delle scorse settimane, culminate con il voto contrario al nuovo memorandum di quasi 40 dei 149 deputati di Syriza in Parlamento. Il presidente del Consiglio vorrebbe rinviare il redde rationem dopo la firma del compromesso con i creditori (da raggiungere entro il 20 agosto, quando ci saranno da rimborsare 3,5 miliardi alla Bce). Ma è improbabile, viste le tensioni di queste ore, che riesca a procastinare troppo. Anche perché appare sempre più realistico che Atene possa andare alle urne in autunno per le elezioni anticipate, visti gli scricchiolii del partito di maggioranza relativa e le difficoltà dell'inedita intesa trasversale di unità nazionale che ha approvato i primi due pacchetti di riforme chieste dai creditori.

Infine, ad Atene tiene ancora banco Il caso della registrazione telefonica in cui l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis parla del piano B per tornare alla dracma. Il procuratore della Corte Suprema greca ha inoltrato al Parlamento una richiesta di citazione in giudizio contro l’ex ministro delle Finanze per la sua "attuazione della trattativa" con i creditori internazionali, che potrebbe costituire "alto tradimento". La Camera greca deve decidere se revocare l’immunità a Varoufakis, che è ancora deputato, valutando se l’azione dell’ex ministro sia rimasta entro i limiti di azione del dicastero.

Alle sue dichiarazioni, secondo cui la Troika controlla ormai anche gli uffici fiscali ellenici, è arrivata anche una replica da Bruxelles: è "falso e infondato", ha fatto sapere la portavoce della Commissione Mina Andreeva, che le istituzioni europee controllino l’organismo del governo greco che sovrintende alle entrate fiscali. Il Segretario generale delle entrate pubbliche, che secondo Varoufakis sarebbe "pienamente controllato dalla Troika" è, ha ricordato la portavoce, un’entità indipendente responsabile per l’amministrazione fiscale nell’ambito del ministero delle Finanze di Atene. "La Commissione e il Fondo monetario si limitano a fornire al ministero un’assistenza tecnica", ha precisato.

 

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