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Hormuz, l’Iran pensa a un pedaggio: quanto potrebbe guadagnare Teheran

L’Iran valuta un pedaggio nello Stretto di Hormuz dopo la tregua. L’obolo potrebbe arrivare a 1 dollaro al barile

Hormuz, l’Iran pensa a un pedaggio: quanto potrebbe guadagnare Teheran
An Iranian tugboat floats in the foreground as cargo ships sit at anchor in the Strait of Hormuz off Bandar Abbas, Iran, Monday, May 4, 2026. (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

L’Iran potrebbe introdurre un pedaggio per le petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz dopo i 60 giorni di transito gratuito previsti dall’intesa con Washington. La tariffa, secondo Milano Finanza, sarebbe pari a circa 1 dollaro per ogni barile trasportato. Per una grande petroliera il conto arriverebbe a circa 2 milioni di dollari a viaggio. Gli incassi per Teheran potrebbero oscillare tra 6 e 14 miliardi di dollari l’anno.

Hormuz, cosa prevede la tassa iraniana

L’Iran valuta una tariffa sulle navi petrolifere in transito nello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui passa quasi un quinto del petrolio mondiale. La misura entrerebbe in vigore solo dopo la tregua iniziale di 60 giorni prevista dagli accordi tra Stati Uniti e il Paese mediorientale. Smentito invece da Trump il fondo per la ricostruzione da 300 miliardi di dollari.

Secondo quanto riportato da Milano Finanza, il pedaggio sarebbe stato discusso durante i negoziati tra Washington e Teheran. La cifra indicata è di circa 1 dollaro per barile trasportato. Su una Very Large Crude Carrier, una delle grandi petroliere usate per il greggio, il costo medio salirebbe così a circa 2 milioni di dollari per singolo viaggio.

La firma definitiva dell’intesa è attesa venerdì 19 giugno. L’accordo dovrebbe consolidare il cessate il fuoco e accompagnare la graduale riapertura dello Stretto dopo mesi di tensioni militari e rallentamenti al traffico commerciale.

Hormuz, il pedaggio dopo i 60 giorni di transito gratuito

Le anticipazioni dell’agenzia iraniana Fars indicano che il passaggio delle navi resterebbe gratuito nella prima fase. Dopo due mesi, Teheran potrebbe presentare la tariffa come contributo per servizi di sicurezza, assistenza alla navigazione, tutela ambientale e coperture assicurative.

La formula permetterebbe all’Iran di legare il nuovo costo alla gestione operativa dello Stretto. Per il mercato energetico, però, l’effetto sarebbe soprattutto politico ed economico. Hormuz resterebbe aperto, ma con un prezzo fissato da Teheran per garantire il passaggio delle petroliere.

Secondo l’analisi di Guntram B. Wolff pubblicata da Bruegel e ripresa da Milano Finanza, il volume di greggio in transito nello Stretto è pari a circa 20,4 milioni di barili al giorno. Una tariffa di 1 dollaro al barile produrrebbe entrate potenziali tra 6 e 14 miliardi di dollari l’anno per l’Iran, in base al livello effettivo di applicazione e ai flussi interessati.

Hormuz, pedaggio per il trasporto del petrolio: chi pagherebbe davvero il conto

Il costo non ricadrebbe in modo diretto sui consumatori occidentali. L’analisi citata da Milano Finanza stima che tra l’80% e il 95% del pedaggio verrebbe assorbito dagli esportatori del Golfo.

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar dovrebbero ridurre parte dei margini per mantenere competitivo il greggio spedito attraverso Hormuz. La sostenibilità economica dipende dai costi di estrazione. In molti giacimenti sauditi ed emiratini il petrolio viene prodotto a meno di 10 dollari al barile, lasciando margini elevati anche con una tariffa aggiuntiva.

Per chi compra carburante in Europa o negli Stati Uniti, l’effetto stimato sarebbe più contenuto. Bruegel indica un aumento finale tra 5 e 40 centesimi di dollaro per barile rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Una variazione ridotta rispetto ai rialzi registrati nei momenti più tesi, quando il prezzo del greggio era salito di oltre 35 dollari.

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