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Economia
Mediaset, la campagna europea "rimandata" a settembre
Pier Silvio Berlusconi
Lapresse

Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratore delegato di Mediaset, parla di “autunno caldo” per il consolidamento nel settore della televisione free generalista (M&A partito in tutto il Vecchio Continente e oltre Oceano meno che in Italia), spiegando di avere “più di un'opzione per partire con il progetto” e “ipotetici partner interessati, sia di tipo finanziario sia di tipo industriale”. 



Ma per il momento, dopo due anni di pantano giudiziario con il riottoso azionista Vivendi, c’è solo una data per la partenza con la prima pietra del piano MediaForEurope (Mfe), varato a giugno 2019 poi bloccato nelle aule di tribunali di mezza Europa. Ovvero il trasferimento della sede legale in Olanda, per sfruttarne i vantaggi del quadro normativo e regolatorio, “previsto a fine settembre”.

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“Da lì inizieremo a lavorare allo sviluppo del progetto internazionale. Abbiamo più strade, ma è presto per parlarne”, ha aggiunto il Ceo del broadcaster di Cologno Monzese durante un incontro online con la stampa per presentare i palinsesti della prossima stagione. E infatti oltre alla controllata spagnola Mediaset Espana che "farà sicuramente parte del progetto”, le uniche due opzioni sul tavolo sono la solita Prosieben, partecipata al 24,9% (tra quota diretta e indiretta), dove anche la nuova gestione è molto fredda sull’M&A del piccolo schermo (a maggior ragione se fuori dai confini nazionali) e la britannica Channel 4, finita nel programma di privatizzazioni del governo Johnson, ma che potrebbe esser venduta da Downing Street a condizioni non allettanti per il Biscione.

Channel 4 è un bellissimo canale ma è legato al servizio pubblico, bisogna capire se in una ipotetica vendita verrebbe liberata dai vincoli di servizi o pubblico o no. Se rimango questi vincoli, ad esempio sulla quantità di prodotto inglese e sulla tipologia di prodotto, è poco interessante, altrimenti guarderemmo anche quella”, ha specificato infatti Berlusconi jr. E, considerando l’approccio del britannico, è probabile che nel contratto di vendita vengano fissati dei paletti precisi.

Dunque, al Ceo di Mediaset non resta solo che sottolineare ancora una volta la ratio del progetto del consolidamento paneuropeo (“Per sopravvivere bisogna crescere di dimensione e noi vogliamo farlo nel nostro core business unendo le forze con 1-2 altri broadcaster europei per trovare efficienze ma anche aumentare i ricavi) che bypassa le complicazioni antitrust nazionali. Musica già ampiamente sentita dagli investitori.

(Segue: il piccolo cambio di strategia sulla tedesca Prosiebensat)

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