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Economia
Pasta gate: previsti rincari fino al 38% entro fine mese

Pasta rincari: a fine gennaio si prevede un aumento del 38%. Le cause sono l'aumento del costo dell'energia e la crescita della domanda globale

Brutte le notizie per le tasche degli italiani già gravate dalle difficoltà economiche derivanti dalla pandemia di Covid. Il prezzo del grano è schizzato alle stelle (+70% da giugno ad oggi) e ha provocato rincari a catena su generi alimentari molto diffusi a partire da pasta, pane e farina. Già oggi un chilo di pasta che a settembre costava 1,10 euro presso la grande distribuzione oggi viene proposto a 1,40 euro e per fine gennaio si stima che il prezzo possa arrivare a 1,52 euro (+38%).

I rincari sono da imputare agli aumenti dei costi dell'energia, che secondo il leader della Lega Matteo Salvini sono un problema sottovalutato tanto da dover spingere il Paese a tornare sul nucleare, ma anche a una maggiore spesa per tutta la filiera, a partire dal costo dei mezzi agricoli fino a fitosanitari e fertilizzanti che in alcuni casi è anche triplicato.

"Nonostante questo, il grano duro italiano è pagato agli agricoltori nazionali meno di quello proveniente dall’estero che pesa per il 40% sulla produzione di pasta. – afferma Coldiretti – La produzione importata in Italia, soprattutto dal Canada, è ottenuta peraltro con l’uso del diserbante chimico Glifosato in preraccolta, vietato in Italia. Un’anomalia che ha spinto il record degli acquisti di pasta con grano 100% italiano reso riconoscibile dall’obbligo di etichettatura di origine".

Pasta rincarica, Coldiretti: "Occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole e industriali"

All'aumento del costo dell'energia si aggiunge poi l'aumento di consumi a livello globale con la Cina in primis che ha influenzato le quotazioni del grano nel momento in cui l'economia è ripresa e i cambiamenti climatici che influiscono negativamente sui raccolti. Russia e Canada, due dei maggiori Paesi importatori, hanno infatti dovuto affrontare una dura siccità nel 2021. "Per fermare le speculazioni a livello internazionale e garantire la disponibilità del grano – continua Coldiretti – occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole e industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione, come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali".

Il timore è che gli aumenti possano diventare strutturali nel 2022 e pesare enomemente sul budget delle famiglie italiane, che nel frattempo secondo gli ultimi dati Istat hanno già iniziato da novembre a ridurre la spesa per i generi alimentari (- 0,9%).

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