Le pensioni già in pagamento dovrebbero aumentare dal 1° gennaio 2027 per recuperare l’inflazione del 2026. La percentuale definitiva non è ancora fissata e sarà riconosciuta integralmente soltanto sulle fasce più basse.
Le stime utilizzate finora indicano una rivalutazione vicina al 2,8%, ma il valore sarà stabilito con il decreto di fine anno. Con questa percentuale, una pensione lorda di 1.000 euro crescerebbe di circa 28 euro al mese e una da 2.000 euro di circa 56 euro.
Pensioni 2027, quanto potrebbe aumentare
La perequazione adegua ogni anno le pensioni all’aumento del costo della vita registrato nei dodici mesi precedenti. Nel 2026 l’Inps ha applicato una rivalutazione provvisoria dell’1,4%, portando il trattamento minimo ordinario a 611,85 euro mensili.
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Per il 2027 il tasso non è ancora definitivo. Le simulazioni diffuse durante l’estate utilizzano un aumento del 2,8%, vicino alle stime sull’inflazione media del 2026. I dati disponibili possono però cambiare durante la seconda parte dell’anno.
A giugno l’Istat ha rilevato un’inflazione annua del 3% e un’inflazione acquisita per l’intero 2026 del 2,6%. Quest’ultimo valore indica l’aumento medio che si registrerebbe anche se l’indice dei prezzi restasse fermo nei mesi successivi. Il decreto interministeriale di novembre definirà la percentuale provvisoria da utilizzare sui cedolini di gennaio.
Applicando in via puramente indicativa il 2,8%, gli aumenti lordi sarebbero questi:
- pensione di 700 euro: circa 19,60 euro al mese
- pensione di 1.000 euro: circa 28 euro
- pensione di 1.500 euro: circa 42 euro
- pensione di 2.000 euro: circa 56 euro
- pensione di 2.400 euro: circa 67,20 euro
Qui la tabella dettagliata con la previsione degli aumenti.
Gli importi netti saranno più bassi per effetto dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali. L’aumento effettivamente disponibile dipenderà quindi anche dal reddito complessivo del pensionato.
Pensioni 2027, chi riceve la rivalutazione piena
Il meccanismo ordinario riconosce il 100% del tasso sulla parte della pensione che non supera quattro volte il trattamento minimo Inps. Utilizzando il minimo 2026 di 611,85 euro, la prima soglia si colloca a 2.447,40 euro lordi mensili.
Con una rivalutazione del 2,8%, le pensioni entro questa fascia riceverebbero l’intero aumento. Un assegno da 2.000 euro salirebbe quindi a circa 2.056 euro lordi, prima delle trattenute fiscali.
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Tra quattro e cinque volte il minimo, la rivalutazione viene riconosciuta integralmente fino alla prima soglia e al 90% del tasso sulla parte eccedente. In una simulazione al 2,8%, la quota superiore a 2.447,40 euro crescerebbe quindi del 2,52%.
Oltre cinque volte il minimo, pari a circa 3.059,25 euro sulla base dei valori 2026, la parte ulteriore viene rivalutata al 75% del tasso. Con un indice del 2,8%, l’aumento sulla quota eccedente sarebbe del 2,1%.
Una pensione lorda da 3.000 euro crescerebbe di circa 82 euro al mese. Un assegno da 4.000 euro aumenterebbe di circa 104 euro, meno dei 112 euro che deriverebbero dall’applicazione del 2,8% sull’intero importo.
Pensioni 2027, chi non avrà lo stesso aumento
A chi spetta la rivalutazione della pensione 2027? La rivalutazione interessa pensioni di vecchiaia, anticipate, ai superstiti e trattamenti previdenziali già liquidati. Non tutti riceveranno però la stessa percentuale sull’intero assegno, perché il sistema protegge maggiormente gli importi bassi e riduce l’indicizzazione sulle quote superiori.
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Le pensioni con decorrenza nel corso del 2027 non ricevono necessariamente lo stesso incremento applicato dal 1° gennaio ai trattamenti già in pagamento. Il loro importo viene calcolato utilizzando montante contributivo, retribuzioni, anzianità e coefficienti vigenti alla decorrenza.
Il valore definitivo dipenderà dall’inflazione media del 2026, dal decreto sulla perequazione e dalle eventuali modifiche inserite nella legge di Bilancio. Le cifre basate sul 2,8% sono quindi simulazioni, non importi già riconosciuti dall’Inps.

