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Economia
Prezzi alle stelle ovunque ma non in Giappone. La banca centrale pompa denaro

Il Giappone contro tutti: denaro alle famiglie e alle imprese, meglio salvare l’economia e la gente immettendo denaro nel sistema

Giappone con l'inflazione fino a un picco del 3%, noi al 12%, con il resto dell’Occidente che naviga tra questa ultima percentuale e non meno dell’8%. Questa è la situazione oggi. Il governo giapponese ha presentato venerdì un nuovo pacchetto di incentivi per una spesa del valore di 39,0 trilioni di yen (265 miliardi di dollari) che arriveranno a un intervento complessivo di 71,6 trilioni di yen (481 miliardi di dollari) utilizzati per incrementare il prodotto interno lordo (PIL) di circa il 4,6% e combattere l’inflazione (ha toccato il 3%).

"Le misure economiche sono progettate per superare l'aumento dei prezzi e per ottenere una ripresa economica", ha detto il primo ministro Fumio Kishida in una conferenza stampa. "Proteggeremo la vita delle persone, i posti di lavoro e le imprese e rafforzeremo l'economia per il futuro".

In un documento il governo ha anche espresso la speranza che la Banca del Giappone presti attenzione all'impatto che le mosse dei mercati finanziari potrebbero avere sull'economia.

Questo perché il tasso di inflazione al consumo in Giappone è arrivato a quello che per i giapponesi è il massimo da 8 anni, sforando l'obiettivo del 2% della banca centrale per il sesto mese consecutivo. Il crollo dello yen è al picco minimo della storia degli ultimi decenni, da 32 anni, e con una moneta molto debole continuano a crescere i costi delle importazioni. Una nota dolente per il Giappone visto che il Paese è debole sul versate materie prime e beni di consumo.

Il Giappone è anche il Paese con il debito pubblico più alto al mondo, 7300 miliardi di euro rilevati nel 2021 e un rapporto debito-PIL del 266%. Ma la ricetta giapponese per tenere viva l’economia e alti i consumi con inflazione bassa è sempre stata la stessa: nuova moneta stampata dalla Banca centrale per alimentare l’economia e con la stessa acquistare il debito pubblico già esistente che così resta sempre più in mani nazionali.

Per adesso sembra funzionare ma la Banca del Giappone vive il dilemma di muoversi in contro tendenza rispetto al resto mondo: mantiene i tassi di interesse ultra bassi, lo yen che vale meno e i costi di importazione aumentano. Al contrario la Federal Reserve USA, come le altre banche centrali, ha aumentato in modo aggressivo i costi finanziari per combattere proprio l'inflazione, tirando su i tassi di interesse cinque volte quest'anno.

Stessa cosa ha fatto la BCE che ha deciso di alzarli in modo continuato aumentando così il costo del denaro.

Poiché le spese giapponesi saranno finanziate mediante l'emissione di titoli di Stato, metteranno ulteriormente a dura prova il debito nazionale del Giappone che è destinato a crescere dopo le pesanti spese durante la pandemia.

L'aumento dell'indice nazionale dei prezzi al consumo (CPI) di base, che esclude i prodotti alimentari freschi volatili ma include i costi del carburante, ha rispecchiato una previsione mediana del mercato e ha seguito un aumento del 2,8% ad agosto. È stata questa l’accelerazione più veloce da settembre 2014.

L’intento della banca centrale giapponese è quello di stimolare un "ciclo virtuoso" di crescita economica, spingendo consumatori e imprese a spendere e investire di più. E ora che i prezzi sono “finalmente” aumentati di un minimo oltre l'obiettivo si vede una prospettiva positiva anche se si ha paura che cadano di nuovo.

"Gli attuali aumenti dei prezzi sono guidati principalmente dall'aumento dei costi di importazione piuttosto che dalla forte domanda. Il governatore Kuroda (della Banca del Giappone, ndr) potrebbe mantenere la politica per il resto del suo mandato fino ad aprile, anche se la chiave è se il governo lo tollererà", ha affermato Takeshi Minami, capo economista del prestigioso Istituto di ricerca Norinchukin. Il problema quindi resta ed è opposto al nostro perché un pò di inflazione fa bene all’economia giapponese ma va tenuta bassa e controllata stimolando l’economia e proteggendo i posti di lavoro.

 

 

 

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