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Economia
Stellantis, furia dei sindacati: "Non investono in Italia, licenziano e basta"

Stellantis, Samuele Lodi (Fiom): "Criticità in Italia. Mirafiori in una situazione ancora più drammatica"

Brutte notizie per Stellantis. A marzo, il gruppo automobilistico – l’unico produttore presente in Italia – ha venduto l’11,6% di macchine in meno rispetto allo stesso periodo del 2023. In assoluto, la società ha immatricolato 52.605 veicoli, risultato che ha fatto perdere a Stellantis qualche punto percentuale della quota di mercato totale, pari a oggi al 32,5% nel nostro Paese.

Ma parallelamente alle vendite in calo, anche i rapporti con il governo sono tremolanti. Per non parlare dei sindacati, i quali sostengono la totale mancanza di interesse da parte dell’azienda verso il nostro Paese.

A sostenere tale tesi è Samuele Lodi, componente della segreteria della Fiom-Cgil Nazionale, il quale spiega ad Affaritaliani.it che la situazione con la casa automobilistica guidata da Carlos Tavares sta raggiungendo livelli di forte criticità.

Che cosa pensa dell’assenza del Ceo di Stellantis all’incontro di oggi?

“L’assenza di Tavares è la conferma di ciò che la Fiom sostiene, ovvero che Stellantis non ha nessuna seria intenzione, al di là degli annunci, di investire sull’Italia. Infatti, chi si è presentato oggi al tavolo in realtà non aveva nessun mandato dell’azienda. Stiamo parlando di Davide Mele, responsabile Corporate Affairs di Stellantis Italia”.

Ma quali sono esattamente le vostre richieste al gruppo?

“Nell’ambito di questo tavolo dell’automotive nato il 6 dicembre presso il Mimit, dopo aver fatto diversi confronti (anche tecnici), adesso che sono iniziati questi tavoli regionali per analizzare stabilimento per stabilimento, è ora che Stellantis cominci a comunicare e realizzare i suoi impegni.

Le risorse pubbliche che sicuramente dovranno essere messe a disposizione nell’ambito della transizione ecologica abbandonando il motore termico, devono essere vincolate a degli impegni specifici per Stellantis per quanto riguarda gli stabilimenti, le produzioni nei siti, la ricerca e lo sviluppo e l’occupazione.
Cosa che, invece, non succede. Stellantis, infatti, non fa altro che mandare via la gente (per quanto incentivata). I 3.600 lavoratori dichiarati settimana scorsa sono un ottimo esempio di questa strategia”.

Siete soddisfatti degli interventi del governo?

“Insomma… Il governo ha, in prima istanza, risposto a Stellantis. L’azienda chiedeva gli incentivi e li hanno avuti. Poi, Stellantis chiedeva un intervento in ambito europeo sull’Euro 7 e il governo è non si è fatto attendere, senza però prima pretendere vincoli da parte dell’azienda.

Ora, dalle ultime dichiarazioni del ministro del made in Italy Adolfo Urso, il quale ha dichiarato che il governo ‘ha già agito’ sembrerebbe che voglia vincolare Stellantis chiedendogli in cambio delle garanzie. Mi auguro non siano scappati i buoi prima di aver chiuso il cancello…”.

Domani ci sarà il tavolo sul sito di Mirafiori, su che cosa verteranno le questioni. E lei che cosa prevede?

“Nella situazione critica di Stellantis in Italia, in questo momento Mirafiori rappresenta la vera drammaticità. Abbiamo bisogno di avere garanzie per quanto riguarda l’occupazione, anche se a dir la verità servirebbe una vera e propria rigenerazione degli occupati con nuovi inserimenti di lavoratori, sia negli ambiti degli enti centrali (ricerca e sviluppo) sia per quanto riguarda la produzione.

Poi, è necessario lo sviluppo di altri modelli di auto. La 500 elettrica, già dall’anno scorso, era in fase calante in termini di volumi produttivi. Poi, le Maserati hanno terminato poche settimane fa le ultime produzioni, mentre le Maserati future si prospetteranno non prima del 2027. È chiaro, quindi, che abbiamo bisogno di altri modelli per saturare l’occupazione. Indubbiamente, questo sarebbe necessario applicarlo in tutti gli stabilimenti dell’azienda, ma a Mirafiori soprattutto”.

Per riassumere, quali sono le criticità dello stabilimento di Mirafiori?

“Tra le difficoltà più gravi, attualmente si produce un solo modello ovvero, come accennato prima, la 500 elettrica. Poi, sta insistendo già da novembre un pesante flusso di cassa integrazione. Anzi, nelle settimane scorse è stato definito un contratto di solidarietà, quindi una cassa integrazione straordinaria per i lavoratori.

Gli enti centrali già fortemente penalizzati in termini di uscite volontarie dei lavoratori incentivate, sono state toccate anche settimana scorsa dalla dichiarazione di esuberi in maniera pesante, perché su Mirafiori sono stati dichiarati 1.560 esuberi, di cui 770 negli enti centrali. Quindi c’è anche questo elemento di grande criticità.

In più, ma questo che sta emergendo in tutta la città di Torino, è anche la grandissima sofferenza di tutto quello che è l’indotto che riguarda la componentistica. Centinaia e centinaia di aziende in questi anni hanno dovuto chiudere, con perdite di migliaia di posti di lavoro su cui bisogna precisare che il tema della transizione ecologica non c’entra nulla.

Per esempio, c’è un esubero strutturale pesante nella vertenza che stiamo seguendo per la Lear Corporation di Grugliasco. Questa azienda faceva i sedili per la Maserati, ma siccome Stellantis attua strategie che tendono al massimo risparmio, le commesse di quei sedili sono state date a un’azienda turca che ha costi molto inferiori”.

Quanti posti sono a rischio?

“Difficile dare una risposta. Le cose certe sono che la settimana scorsa Stellantis ha dichiarato 3.600 esuberi. A questi, aggiungiamo oltre 700 lavoratori. E ancora, vanno aggiunti i quasi 300 lavoratori che dallo stabilimento di Cascino vanno in trasferta a Pomigliano. Quindi quei 3600 esuberi devono essere anche nel loro conteggio addizionati ad altre 1000 persone. Quindi 4600 esuberi dichiarati.

Anche l’anno scorso Stellantis aveva fatto analoghe procedure per far uscire lavoratori. Questo avviene da troppo tempo. Non c’è nessun piano industriale, nessun piano di rilancio e nessun piano di rinnovo degli stabilimenti. Non hanno neanche mai provato a dire che a fronte di 2000 licenziamenti proveranno ad assumere, ad esempio, 500/1000 giovani diplomati. Il gruppo già da troppi anni sta solo e unicamente svuotando gli stabilimenti.

Provando a fare un calcolo, quanti cassaintegrati conta a oggi Stellantis?

Ce l’abbiamo a Mirafiori, in Maserati a Modena, ce l’abbiamo a Cascino, a Melfi… Tra tutto, si possono contare oltre 8000 dipendenti cassaintegrati.






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