Non c’erano molti dubbi, ma ora è ufficiale. L’assemblea di Tim ha approvato il bilancio e soprattutto i nomi per il consiglio di amministrazione: dieci espressione del board uscente, cinque di Assogestioni. Confermati ovviamente Salvatore Rossi alla presidenza e Luigi Gubitosi nel ruolo di amministratore delegato. Lascia un po’ più sorpresi l’autentico plebiscito tributato alla lista di maggioranza: il 95% dei voti del capitale presente.
Quest’ultimo era pari al 59% del complessivo, in rappresentanza di circa 9 miliardi di azioni. Assogestioni, che detiene l’1,2% del capitale di Tim, ha ricevuto il 4% dei voti (pari a 340 milioni di azioni) e la sua lista è stata approvata in toto.

Il ministro per la Transizione digitale Vittorio Colao
Chissà che cosa sarebbe successo, però, se anche Asati – che nell’assemblea di oggi rappresentava oltre lo 0,5% del capitale azionario – avesse potuto presentare un nome. Magari, oggi per la prima volta avremmo potuto parlare di un board in cui siede un rappresentante dei piccoli azionisti. Nella lista di Assogestioni, tra l’altro, compare anche un ingegnere, Maurizio Carli: un buon segnale per un’azienda tecnologica ad alta spinta d’innovazione.
Altra notizia importante per gli azionisti è il ritorno del dividendo: si tratta di un centesimo per le azioni ordinarie e di 2,75 per quelle risparmio. Il titolo ha chiuso in sostanziale pareggio, mantenendosi in orbita 0,46. Il target price fissato dall’azienda per il momento, secondo il consensus degli analisti, è di 0,57 euro.
In attesa di capire come procederanno le varie partite che attendono Tim, è arrivato il monito del ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao. Il quale, durante il question time alla Camera, ha tuonato: “C’è un forte e non più tollerabile ritardo nel processo di infrastrutturazione del Paese. Per velocizzare la copertura con reti a banda ultra larga va quindi rivisto il modello seguito fino ad oggi, facendo della neutralità tecnologica il principio guida nella definizione di politiche e strategie per lo sviluppo della banda ultralarga”.
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Si tratta, tradotto dai tecnicismi, di una stoccata al piano della fibra FTTH in tutte le case e di uno schiaffo ad AccessCo (oltre che di una carezza all’Europa) di Tim-Open Fiber-FiberCop: l’ex amministratore delegato di Vodafone, infatti, auspica che si raggiunga l’obiettivo di una connessione quanto più veloce possibile (si parla addirittura di un Gigabit/sec) con tutti gli strumenti disponibili: fibra, ma anche Fwa e 5G. Un’apertura a tutti i player del settore e una vera e propria chiamata alle armi. Servirà?

Altro tema di grande rilievo per il ministro è quello di un cloud nazionale, sicuro e facilmente accessibile, oltre che rigorosamente made in Italy.
“L’infrastruttura promossa dalla Presidenza del Consiglio prevederà la possibilità per le amministrazioni di usufruire di efficienti servizi cloud esclusivamente accessibili alla PA o ibridi, economici e scalabili facilmente, a fronte di una rigorosa e omogenea classificazione delle tipologie di dati da conservare e delle caratteristiche di sicurezza e protezione richieste ai fornitori. Questi data center saranno collocati in Italia e a controllo italiano”.
Tornando a Tim, infine, iniziano a vedersi i risultati dell’accordo con Dazn per la ritrasmissione delle partite di calcio. La leva di prezzo nelle offerte commerciali, infatti, non diventa più vitale. E infatti l’azienda guidata da Luigi Gubitosi ha annunciato un innalzamento di quelle tariffe – create ad hoc per arginare l’ascesa di Iliad – che, dall’8 maggio, cresceranno fino a oltre il 30%. Tim ha motivato la scelta per la cessazione di vecchie offerte non più attive, garantendo però alla clientela un maggiore numero di Giga.
