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Esteri
Asia e accordo commerciale RCEP: dossier Associazione Italia ASEAN

Il 15 novembre 2020 i dieci Paesi ASEAN insieme a Cina, Corea del Sud, Giappone, Australia e Nuova Zelanda hanno firmato la Regional Comprehensive Economic Partnership a margine del 37°ASEAN Summit online. L’accordo rappresenta un passo in avanti storico verso la definizione di un sistema economico pan-asiatico, con ben 15 economie rappresentate, il 30% dell’economia e della popolazione globale. L’Associazione Italia-ASEAN, fondata e presieduta da Enrico Letta con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione, il dialogo e gli scambi tra l’Italia e i Paesi ASEAN, accoglie con soddisfazione una notizia che segnala la rinnovata centralità del libero scambio e del multilateralismo nonostante l’impatto della pandemia. Con l’obiettivo di analizzare la portata di questo accordo e di approfondire le sue caratteristiche, martedì 24 novembre alle ore 12:00, l’Associazione Italia-ASEAN organizza un round-table digitale dal titolo “RCEP: cosa cambia per la regione dell’Indo-Pacifico e per il Sistema Italia”. Oltre al Presidente dell’Associazione Enrico Letta, saranno presenti all’incontro Danilo Taino, editorialista del Corriere della Sera, Gabriella Biondi, Direttrice AsiaPacifico MAECI, e Stefano Cao, Amministratore Delegato di Saipem. L’evento sarà moderato da Alessia Mosca, Segretario Generale dell’Associazione Italia-ASEAN. Per approfondire ulteriormente l’argomento, si segnalano anche gli interventi della leadership dell’Associazione Italia-ASEAN negli ultimi giorni:Intervista di Enrico Letta al Sole24Ore, Intervento di Romeo Orlandi (Vicepresidente dell’Associazione Italia-ASEAN) su TGCOM24, Intervista a Valerio Bordonaro (Direttore dell’Associazione Italia-ASEAN) su Inblu, Radio Radicale e China Files.

Che cos’è la RCEP? Lanciata nel 2012 a margine del 21° ASEAN Summit, la Regional Comprehensive Economic Partnership è un mega accordo commerciale siglato dai 10 Paesi membri dell’ASEAN e Cina, Corea del Sud, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Il nuovo blocco economico rappresenterà il 30% dell’economia globale e riguarderà circa 2,2 miliardi di consumatori, costituendo la più grande area di libero scambio del mondo, più vasta di quella europea o nordamericana. L’accordo è stato firmato dai rappresentanti delle 15 nazioni domenica 15 novembre 2020 durante la 37esima edizione dell’ASEAN Summit, tenutasi online. L’obiettivo è quello di abbassare le tariffe tra i Paesi, espandere il commercio di servizi e promuovere gli investimenti per rilanciare le emergenti economie asiatiche. In particolare, la RCEP contribuirà a ridurre i costi superflui per le aziende e i consumatori, consentendo il commercio di prodotti e servizi ovunque all’interno del blocco senza criteri e requisiti specifici per ogni Paese. Le caratteristiche della Regional Comprehensive Economic Partnership L’accordo siglato dai 15 Paesi ha una struttura moderna e ambiziosa, orientata a costruire un mercato unico nella regione dell’Asia-Pacifico. La RCEP integra e va oltre le disposizioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e dei trattati di libero scambio già in vigore tra i membri del blocco, con un focus sulle tendenze più significative del panorama commerciale, tra cui l’evoluzione delle catene del valore regionali, la crescita dell’e-commerce e la diffusione di start-up tecnologiche. L’accordo comprende 20 capitoli con disposizioni specifiche riguardo al commercio di beni (norme d’origine, procedure doganali, criteri igienico-sanitari, standard di conformità) e di servizi (servizi finanziari, servizi professionali, telecomunicazioni) nonché riguardo allo spostamento di persone fisiche. L’accordo eliminerà circa il 90% delle tariffe sulle esportazioni tra le parti entro i prossimi 20 anni e aumenterà il commercio di beni e servizi nella regione. Sono presenti inoltre capitoli sugli investimenti, sulla protezione della proprietà intellettuale, sul commercio digitale, sulla concorrenza, sulle PMI, sugli appalti pubblici e sulla risoluzione delle controversie commerciali. Tuttavia, le questioni dei diritti del lavoro e della protezione ambientale non sono state menzionate nell’intesa. La RCEP contribuirà a stimolare la concorrenza tra i Paesi membri favorendo una crescita sostenibile della produttività. Avendo riunito nazioni con diversi livelli di sviluppo economico, l’accordo si pone l’obiettivo di bilanciare le diversità tra i firmatari con appropriate forme di flessibilità e disposizioni speciali per il trattamento differenziato di alcuni membri. Per Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam sono state inserite norme più flessibili con l’obiettivo di non danneggiare il loro sviluppo economico e anzi metterli nelle condizioni di recuperare il gap con gli altri Paesi e rilanciare la crescita e l’innovazione. L’accordo comprende infatti forme di cooperazione tecnica tra i Paesi del blocco per sostenere l’attuazione degli impegni assunti nell’ambito della RCEP. Perché la RCEP è così importante? L’accordo commerciale ha un peso economico e simbolico senza precedenti: 30% della popolazione mondiale, circa 26,2 trilioni di dollari di PIL combinato, 28% del commercio globale, un taglio delle tariffe del 92% sui beni scambiati tra i Paesi membri, nonché disposizioni per abbattere le barriere non-tariffarie e miglioramenti in diverse aree come la protezione dei dati personali e la trasparenza. Dopo quattro anni di Presidenza Trump, che ha marcatamente spinto nella direzione di rapporti commerciali unilaterali, la RCEP rappresenta un simbolo opposto verso maggiori forme di cooperazione multilaterale. Le trattative per questo accordo sono iniziate nel 2012, sostenute in particolare da Pechino, per contrastare l’altro grande accordo di libero scambio all’epoca in corso di negoziazione, il Partenariato Trans-Pacifico o TPP, spinto dagli USA e senza la partecipazione della Cina. Oggi, alla luce della ritirata degli Stati Uniti dal TPP, la scommessa delle nazioni firmatarie del RCEP assume nuovo valore. La RCEP costituisce infatti uno strumento importante per la Cina e il resto dei Paesi asiatici per emanciparsi dalla rete commerciale di Washington e costruire un’alternativa multilaterale nel continente asiatico. Il Premier cinese, Li Keqiang, durante l’incontro per la firma ha dichiarato che l’accordo rappresenta non solo un risultato storico per la cooperazione in Asia orientale ma anche una vittoria per il multilateralismo e il libero scambio. Diversi osservatori concordano però nell’affermare che l’accordo potenzia le ambizioni geopolitiche della Cina nella regione asiatica da un lato, e indebolisce la posizione commerciale degli USA in Asia dall’altro. Secondo i più esperti, la firma della RCEP esclude Washington dal nuovo sistema di governance economica regionale in Asia, assegnando a Pechino, già alle prese con la Belt and Road Initiative, un ruolo di primo piano nello scacchiere economico e politico globale. Sarà questo un tema caldo per la nuova presidenza di Joe Biden, che dovrà capire come controbilanciare l’influenza di Pechino e riacquisire un ruolo centrale nella definizione della governance economica globale. Oggi tuttavia, con Trump che si rifiuta di accettare il risultato delle elezioni e il virus che continua ad avanzare nel Paese, a Washington sono distratti. Al contrario, la Cina ha gestito il coronavirus in maniera impeccabile e nelle ultime settimane sta ripartendo con forza anche il sistema produttivo ed economico. Inoltre, presto Pechino avvierà il suo 14° piano quinquennale focalizzato principalmente su investimenti esteri, innovazione e sviluppo sostenibile, aumentando l’attrazione della Cina come partner commerciale per tutti i Paesi del mondo. Non è un caso dunque che recentemente Unione Europea e Cina hanno firmato un accordo storico sulle Indicazioni Geografiche e stanno lavorando alla conclusione di un più ampio accordo commerciale bilaterale tra i due blocchi, l’EU-China Comprehensive Agreement on Investment (CAI). L’obiettivo di molti leader europei è infatti quello di superare al più presto la fase protezionistica e unilaterale che ha caratterizzato la presidenza Trump, e tornare a lavorare con forza sulla cooperazione internazionale in merito alla liberalizzazione del commercio, la digitalizzazione e la lotta ai cambiamenti climatici. In tal senso, la firma della Regional Comprehensive Economic Partnership può rappresentare un momento simbolico importante per il rilancio del libero scambio e del multilateralismo, segnando l’avvio di una nuova fase del commercio globale a trazione asiatica. Controversie Al tempo del lancio delle trattative nel 2012 erano 16 i Paesi partecipanti. Tuttavia, nel novembre del 2019 il governo indiano guidato dal Primo Ministro Narendra Modi decise di ritirarsi dall’accordo per alcune preoccupazioni sulle conseguenze della RCEP per il sistema economico indiano. Le principali preoccupazioni di Nuova Delhi in merito all'accordo ruotano attorno agli squilibri commerciali tra l’India e gli altri Paesi firmatari (l’India ha un deficit commerciale con ben 11 delle 15 nazioni della RCEP) oltre che alle disposizioni sul tema dell’e-commerce. Temendo che l’accordo potesse provocare un’inondazione di prodotti manifatturieri e agricoli a basso costo nel proprio mercato, soprattutto provenienti dalla Cina, l’India ha preferito non rimuovere le tariffe su molti settori sensibili per la sua economia. Il Primo Ministro Modi ha anche dovuto affrontare l’opinione pubblica interna, che (specialmente la comunità imprenditoriale) ha sollevato preoccupazioni sulla capacità dell’India di competere con esportazioni più economiche spingendo il governo del Paese a ritirarsi dalle trattative per l’accordo. Tuttavia, come ribadito da più leader dell’ASEAN a Modi stesso, Nuova Delhi potrebbe unirsi ai firmatari del RCEP anche in un secondo momento. Resta infatti aperta la possibilità per l’India di aggregarsi all’accordo commerciale nei prossimi anni, qualora il governo cambiasse idea. Prima della sua ritirata, molti vedevano nell’India l’attore ideale per controbilanciare lo strapotere della Cina nel continente, e dunque ancora sperano in un cambio di approccio a Nuova Delhi.

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