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Esteri
Biden non pensa prima di parlare. Così vanifica ogni tentativo di dialogo
Joe Biden

Una dichiarazione simile non solo è infelice ma arbitraria, inappropriata e fuori luogo

 

Pensare prima di parlare è un antico pilastro della saggezza popolare, da sempre considerato il miglior alleato della diplomazia, del buon ragionare e della buona educazione. Pilastro che diventa cruciale quando le parole hanno il compito di regolare i fragili e più che mai instabili equilibri che ci sono nel mondo da quando è scoppiata la guerra in Ucraina.

Pensare prima di parlare è proprio quello che non sa fare Joseph Robinette Biden Jr, altrimenti noto come Joe Biden. La cosa potrebbe non interessare a nessuno se non fosse che quest’uomo senza qualità è il 46° presidente degli Stati Uniti d’America, il peggiore di sempre, al punto che in molti già rimpiangono Trump.

Quest’uomo, dopo esser stato l’eterno gregario e aver inseguito per una vita il sogno di sedersi nello studio ovale, in un’età in cui a mala pena puoi fare il nonno, a un anno e due mesi dal suo insediamento si è finalmente trovato una guerra da sposare e un criminale da giustiziare. Che con Biden la qualità dell’aria sarebbe migliorata era difficile crederlo. Ma che addirittura sarebbe peggiorata ai livelli attuali era impossibile prevederlo.

Ma veniamo ai fatti: una settimana fa Biden accusa Putin di essere un criminale di guerra, dichiarazione che il Dipartimento di Stato Americano si è immediatamente premurato di ridimensionare, prendendo le distanze dallo stesso Biden.

Ieri, in occasione di un evento a Menlo, nello Iowa, parlando degli effetti che la guerra in Ucraina ha sui prezzi più alti che gli americani stanno pagando per gas e cibo – l’inflazione negli Sati Uniti corre all’8,5% -, inaspettatamente Biden ha accusato Putin di Genocidio.  “Le cose orribili che hanno fatto i russi in Ucraina hanno cambiato il quadro. Lascerò che siano gli avvocati a decidere a livello internazionale se questi atti possono essere definiti come genocidio ma a me sembra essere così”. A me sembra così… Nemmeno fosse uno qualunque che su Twitter o su Facebook va sparando pareri non richiesti a bischero sciolto.

Una dichiarazione simile non solo è infelice ma arbitraria, inappropriata e fuori luogo. Nessuno prima di ieri si era sognato di parlare di genocidio. L’accusa formulata da Biden è sulle prime pagina e home page di molte testate americane, come il Washington Post e la CNN che, preoccupate, sottolineano i rischi legati a simili dichiarazioni, primo fra tutti quello di vanificare qualunque trattativa o soluzione diplomatica orientata al cessate il fuoco, alla tregua, a un accordo, alla pace.

Fra i pochi ad applaudire all’irresponsabile esternazione di Joe c’è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha definito quelle di Biden "vere parole di un vero leader".  Evidentemente né l’uno né l’altro si rendono conto che dire semplicemente che si è verificato un "genocidio" e dimostrarlo in un tribunale di diritto internazionale sono due cose diverse.

Val la pena ricordare che il termine "genocidio" è stato utilizzato per la prima volta dall'avvocato polacco Raphäel Lemkin nel 1944 per descrivere lo sforzo nazista di sterminare gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. È stato codificato come crimine internazionale nella Convenzione sul genocidio del 1948, firmata da 150 Paesi, fra quali è presente anche la Russia. Da allora la Convenzione si occupa di prevenire e punire, in qualunque angolo del mondo si configuri, ogni sterminio di massa. Non spetta dunque né a Biden, né a Zelensky, né a chiunque altro stabilire se quello che si sta verificando in Ucraina è genocidio oppure no. Spetta alle commissioni esistenti e alle sedi ufficiali preposte avviare le indagini e stabilire, la dove si trovino, crimini, responsabili, colpe.

Parlare senza pensare, come sembrano di aver scelto di fare in molti, non solo Biden, non può che alimentare la retorica senza costrutto, esacerbando le posizioni e spingendo l’uno contro l’altro in una spirale di drammatica e kafkiana incomprensione e violenza che non ha altra via di uscita se non la guerra totale e l’autodistruzione.

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