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Esteri
Cina, al via le lianghui tra sanità, economia, welfare, tech e... Trump

Di solito, peschi e albicocchi non sono ancora fioriti, intorno a Pechino. Di solito però è marzo, quando cominciano le lianghui. Ma stavolta è maggio inoltrato e le "due sessioni" potrebbero non essere come quelle degli altri anni. La pandemia da coronavirus, la crisi economica, l'accelerazione della guerra tecnologica (e di propaganda) con gli Stati Uniti: sì, sembra davvero tutto diverso. Giovedì 21 e venerdì 22 maggio prendono il via la sessione annuale del Comitato nazionale della Conferenza politica consultiva del popolo cinese e la sessione plenaria dell'Assemblea nazionale del popolo. Due eventi che recepiscono le direttive del Partito Comunista Cinese, chiarendo la direzione che la Repubblica Popolare vuole intraprendere in campo politico ed economico. In attesa del quattordicesimo piano quinquennale che sarà annunciato nel 2021.

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Le lianghui cominciano con due mesi di ritardo dopo il rinvio causato dalla pandemia, e dureranno meno del solito. Una settimana sola invece di due. Solo a un numero ristretto di giornalisti sarà consentito seguire i lavori a causa delle misure di prevenzione epidemica ma i cinquemila delegati delle "due sessioni" ci saranno tutti, anche se alcuni dei colloqui avverranno via video. L'avvio dei lavori dimostra comunque che Pechino ha la situazione dei contagi sotto controllo, nonostante i nuovi focolai (e lockdown) nel nord del paese. Inevitabile che un primo focus degli incontri sarà proprio quello sanitario. Ci sono ben 17 proposte di legge riguardanti la sanità da discutere. Si attendono novità in particolare su biosicurezza, smaltimento dei rifiuti e prevenzione delle epidemie animali. L'intenzione del PCC è quella di oliare le comunicazioni e il coordinamento tra governo centrale e governi locali e tra ministeri (che, come ha dimostrato la diffusione del SARS-CoV-2, è quantomeno farraginosa) sulle minacce epidemiche.

ECONOMIA, OCCUPAZIONE E WELFARE: TARGET DI CRESCITA BIENNALE?

L'attesa maggiore è forse su quanto verrà annunciato in materia economica. Con il pil in calo del 6,8% nel primo trimestre a causa del Covid-19 il premier Li Keqiang potrebbe anche non annunciare un target di crescita annuale, bensì biennale. Si tratta di un passaggio cruciale, perché in Cina la stabilità si regge sullo sviluppo economico e il miglioramento del benessere. D'altronde, l'economia cinese viveva sfide complicate anche prima della pandemia, dalla guerra commerciale-tecnologica all'accumulazione del debito (che sarebbe ora superiore al 300% del pil). Se i numeri possono sembrare qualcosa di astratto, lo sono molto meno i tanti disoccupati creati dal coronavirus. I dati ufficiali dicono che le persone senza lavoro erano il 5,9% a marzo, il che significherebbe circa 27 milioni di persone. Ma, secondo le stime dell'economista Zhang Bin, il numero reale potrebbe essere molto maggiore e arrivare fino a circa 80 milioni di cinesi. Un bel problema e una potenziale bomba sociale, soprattutto per quanto riguarda i migranti interni, che sono quelli maggiormente colpiti non solo dalle conseguenze economiche del Covid-19 ma anche dall'accelerazione del rinnovamento tecnologico del mondo del lavoro. Eppure, il 2020 dovrebbe (cioè deve) essere l'anno dell'eliminazione della povertà assoluta. Una battaglia che Xi Jinping e il PCC hanno ripetuto più volte di poter vincere nonostante la pandemia. Dalle "due sessioni" ci si attendono pacchetti di stimoli interni, forse stavolta dedicati anche all'immensa costellazione delle piccole e medie imprese e non solo a colossali progetti infrastrutturali. Che comunque non mancheranno, visto che si parla di 113 miliardi di dollari di investimento sui trasporti. Previsti anche interventi di facilitazione per lo sviluppo delle imprese private. E poi nuove misure di welfare, di cui si è iniziato a intravedere qualche segnale nelle scorse settimane, per esempio sull'allentamento delle regole dell'hukou.

AUTOSUFFICIENZA TECNOLOGICA

Tra le linee guida troverà importante spazio il tema dell'innovazione tecnologica. Appare ormai evidente che la tecnologia non è più solo tecnologia, ma anche strumento politico, geopolitico e di controllo. Si tratta di un capitolo fondamentale nella competizione globale con gli Stati Uniti. Washington ha prima cercato di bloccare ZTE, ora sta combattendo senza requie Huawei. Senza contare l'offensiva sui semiconduttori, con la taiwanese Tsmc, leader mondiale del settore, che ha annunciato l'intenzione di investire 12 miliardi di dollari per un sito in Arizona, bloccando subito dopo i nuovi ordini di Huawei. Proprio il colosso di Shenzhen è uno dei simboli dell'indipendenza tecnologica agognata da Pechino, essendo entrato, tramite la controllata HiSilicon, nella top ten dei produttori mondiali di semiconduttori. Le lianghui ribadiranno l'intenzione di accentuare lo sviluppo tecnologico e scientifico interno, a completamento del programma Made in China 2025. E, anche qui, la pandemia potrebbe fungere da acceleratore per molti settori, a partire dalla robotica per passare alle auto a guida autonoma e, ovviamente, all'e-commerce.

LA SPESA MILITARE

Lo scorso anno l'aumento della spesa militare era stata del 7,5%. L'Esercito popolare di liberazione vorrebbe portare l'aumento annuale al 9%, un punto e mezzo in più rispetto al 2019. Nove esperti consultati dal Global Times hanno dato però risposte diverse: c'è chi parla di un possibile aumento del 3%, chi del 6% e chi invece ritiene la spesa militare possa non subire sostanziali modifiche. Quanto uscirà dalle "due sessioni" sarà un dato importante, in un momento nel quale i teatri strategici si moltiplicano. Il livello di tensione su Taiwan è alto, dopo la vittoria alle elezioni presidenziali di Tsai Ing-wen e il suo secondo insediamento di mercoledì 20 gennaio. E sembra destinato ad alzarsi, soprattutto perché gli Stati Uniti si stanno muovendo in modo bipartisan su Taipei, anche in vista del voto di novembre. C'è poi la competizione spaziale, con Pechino sempre più ambiziosa in materia e Trump che ha annunciato la creazione di una Space Force. Per non parlare delle tensioni lungo l'esteso e conteso confine con l'India e della necessità di proteggere i propri asset lungo le vie della seta. Non a caso si parla di interventi sulla base militare e il porto di Gibuti.

PROPRIETÀ INTELLETTUALE, CODICE CIVILE E LE "4 PRIORITÀ"

Tra le altre misure previste, anche nuove linee guida per la proprietà intellettuale e passi (forse decisivi) in avanti per l'introduzione di un vero e proprio codice civile. Niente matrimonio omosessuale, nonostante siano arrivate richieste in tal senso ai legislatori. Ma per i cittadini le quattro priorità su cui le "due sessioni" dovrebbero intervenire, secondo un sondaggio di Xinhua, sono: gestione sociale, welfare, reddito, educazione. A cui vanno aggiunti sicurezza alimentare ed energetica. Non a caso sono i temi sui quali Xi si è concentrato maggiormente durante le sue ultime uscite pre lianghui, tra Shaanxi e Shanxi, mentre in precedenza aveva mandato messaggi più economici (e politici) col viaggio nello Zhejiang.

HONG KONG, TAIWAN E LA POLITICA ESTERA

Sul tavolo dei delegati ci saranno anche le questioni Taiwan e Hong Kong. Inevitabile, come detto in precedenza, che ci saranno passaggi su Taipei e sul processo di riunificazione "inarrestabile". Retorica imprescindibile in un momento nel quale si registrano anche pressioni per accelerare la riunificazione promessa entro il 2049, centenario della Repubblica Popolare. E poi c'è Hong Kong, dove con l'allentamento delle misure di prevenzione pandemiche sono tornate le proteste e nei prossimi mesi sono in calendario delle elezioni che non mancheranno di dividere e polarizzare di nuovo il dibattito sull'ex colonia britannica. Possibili novità a proposito della discussa legge sulla sicurezza nazionale, ennesimo motivo del contendere tra democratici e pro establishment. Potrebbero arrivare nuovi indirizzi sulla politica estera, per esempio sugli ormai chiacchieratissimi "wolf warriors", gli ambasciatori e diplomatici cinesi nel mondo che stanno ribattendo colpo su colpo alla propaganda e alle accuse americane. Pechino tornerà a "nascondere la propria forza" come chiedeva Deng Xiaoping o incentiverà il suo tentativo di autonarrarsi? Con la crisi economica, difficile che il livello retorico si abbassi. Di Washington si parlerà parecchio.

GLI EQUILIBRI INTERNI E LA NARRATIVA DEL PCC

C'è poi la domanda da un triliardo di yuan: Xi uscirà più forte o più debole dalle lianghui? Domanda alla quale è difficile rispondere con certezza, per l'imperscrutabilità delle dinamiche interne al PCC. Stando alle sensazioni, la pandemia non ha indebolito la presa del presidente, ma l'ha semmai rafforzata. La cerchia dei suoi fedelissimi si è allargata e il Covid-19 è stato sfruttato per alcune nomine ad hoc, come per esempio quella di Gong Zheng a sindaco di Shanghai. Cadrà qualche testa, dopo quelle già cadute, a livello locale. Ma il PCC ribadirà la narrativa della vittoria contro il "demone" epidemico, conquistata grazie alla guida di Xi. Questa volta peschi e albicocchi sono già fioriti, intorno a Pechino.

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