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Esteri
Coronavirus, Lombardia, Cina e Trump. Italia nella guerra di propaganda

C'erano una volta le ideologie e i posti di lavoro, la giustizia e l'economia, la sicurezza. E poi, in tempi più recenti, i migranti e la casta, l'Europa. Ma ora, nel panorama politico, sta emergendo un altro tema divisivo, potenzialmente da dibattito elettorale: la Cina. E non solo negli Stati Uniti, dove Donald Trump sta di fatto costruendo la sua campagna elettorale (anche) su Pechino. No, sta succedendo anche in Italia.

Da una parte per l'appuntamento elettorale statunitense, che ha inevitabili riflessi nella postura di alcune forze politiche del nostro paese. Ma dall'altra per una tendenza che è destinata ad aumentare nei prossimi anni. L'innalzamento dello scontro, che qualcuno ancora si ostina in maniera riduttiva a definire "guerra commerciale", tra Washington e Pechino non può che condizionare la vita politica (e mediatica) dell'intero mondo occidentale. 

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L'ultimo esempio, lampante, arriva dalla regione italiana più colpita dal Covid-19. Paolo Grimoldi, deputato della Lega e segretario della Lega Lombarda Salvini premier, ha annunciato che la Regione "chiederà, e in tempi brevissimi, il conto dei danni alla Repubblica Popolare Cinese" per la diffusione della pandemia da coronavirus. "Siamo pronti a mandare all'ambasciatore cinese un acconto di richiesta danni da 20 miliardi". Nella prossima seduta del Consiglio regionale lombardo, la Lega presenterà una richiesta ufficiale in tal senso. "Sappiamo bene che il governo giallorosso è genuflesso a Pechino", ha proseguito Grimoldi. "Non siamo sorpresi, ma tutto ha un limite. Per cui, in assenza dello Stato, tocca alle Regioni dare un segnale forte. E la Regione Lombardia, dopo un passaggio in Consiglio regionale, sarà la prima a chiedere a Pechino il risarcimento per i danni subiti".

Al di là dei giudizi di merito, appare evidente che la mossa del Carroccio segua due direttive. Una squisitamente interna: attaccare il governo prendendone le distanze e differenziandosene per l'approccio al tema Cina. L'altra con un occhio Oltreoceano. La scorsa settimana, infatti, il Missouri ha compiuto per primo lo stesso passo e ora perfino l'amministrazione Trump valuta la possibilità di chiedere un indennizzo o di varare misure punitive nei confronti della Cina per la sua gestione della pandemia di coronavirus

Chiedere un risarcimento per un evento imprevedibile appare strumentale e le possibilità di successo minime. Ma per il presidente Usa può rappresentare un argomento da utilizzare in campagna elettorale contro Joe Biden, che a sua volta ha rivisto l'approccio nei confronti di Pechino (e di Taiwan).

Seguire Trump sulla linea anti cinese fa sperare alla Lega di riallacciare un rapporto messo in crisi dal caso Savoini e dalla telefonata tra Donald e "Giuseppi" Conte, brusco risveglio per una forza politica che si sognava avanguardia della convergenza Usa-Russia e si era poi scoperta "bruciata". Non è un caso che anche le altre forze di opposizione di centro-destra, Forza Italia e Fratelli d'Italia, abbiano da tempo una linea a forti tinte anti cinesi. Giorgia Meloni, protagonista di una recente trasferta a Washington, ha più volte paragonato Conte a Xi Jinping.

L'adesione dell'Italia alla Belt and Road è avvenuta con il governo gialloverde, non con quello giallorosso. E lo scorso novembre il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, è stato in Cina in un viaggio di tre giorni per promuovere gli scambi bilaterali in campo economico e culturale. Ma, da quando è all'opposizione, la Lega di Salvini ha assunto una linea più dichiaratamente ostile alla Cina.

Dall'altra parte, c'è il Movimento Cinque Stelle, della cui linea su Pechino abbiamo parlato più volte. Di fatto, a Luigi Di Maio e compagnia la Cina serve (anche) per rilanciare un euroscetticismo di ritorno che, visti i recenti sondaggi, può far sperare di riappropriarsi di qualche salviniano deluso (quelli, per intenderci, che avevano compiuto il percorso opposto tra politiche 2018 ed europee 2019).

Sullo sfondo le due superpotenze, che studiano il terreno di conquista e ne annusano le vulnerabilità. Le pressioni contrapposte sono in netto aumento, da una parte e dall'altra e su più livelli: diplomatico, commerciale, mediatico. Le percentuali di successo crescono quando di fronte ci si trova un paese, l'Italia appunto, che appare spesso incapace di pensarsi in senso geopolitico, strategico. La conseguenza, inevitabile, è una polarizzazione che rischia di pregiudicare una corretta postura diplomatica e una informazione equilibrata.  

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