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Esteri
Covid-19, il passo indietro di Israele sotto l’attacco della variante Delta
Naftali Bennett, Yair Lapid e Mansour Abbas

Israele nel corso della pandemia è sempre stato un modello di eccellenza per come è riuscito prima con un lockdown duro, poi con vaccinazioni a tappeto (in primavera oltre il 60% della popolazione era stata vaccinata) a debellare il Coronavirus, o quasi.

Quasi, perchè tutto questo aveva avuto una ragione fino a poco tempo fa quando è spuntata la variante Delta. In un solo mese i contagi registrati ogni giorno sono passati da qualche decina a circa 4.000 negli ultimi giorni, con tassi di positività del 4%.

Quello che preoccupa di più però è l'aumento dei ricoveri di pazienti in gravi condizioni, in un giorno passati dai 274 di venerdì ai 324 di sabato.

Ed allora di fronte a prospettive preoccupanti e in concomitanza con l'inizio della settimana lavorativa è stato reintrodotto il certificato Covid, obbligatorio nella vita di tutti i giorni.

Scaricato da una app certifica la vaccinazione completa, la guarigione dalla malattia o il risultato negativo di un tampone.

Il certificato Covid è ritornato ad essere obbligatorio nelle sale da concerto, nei luoghi culturali e sportivi, nei bar e ristoranti, nelle palestre, negli hotel e nei cinema.

Uniche eccezioni,sinagoghe e luoghi di culto, quando sono presenti meno di 50 fedeli.

Negozi, supermercati e centri commerciali sono al momento sentati.

Per evitare di discriminare i non vaccinati, è permesso l’ingresso con un test negativo ma fatto a proprie spese e non più a carico della sanità pubblica.

Oltre ai test PCR, che costano dai 25 ai 75 euro, saranno accettati pure i test antigenici (20 euro) con meno di 24 ore di anticipo.

Le regole si applicano a tutti gli over 12 anni e dal 20 saranno richieste anche per i minori di 12 anni.

L'uso delle mascherine è ancora obbligatorio in tutti i locali chiusi ed ora anche negli spazi aperti dove si radunano più di 100 persone.

Ma il tasso di contagi continua a crescere velocemente.

Il MinSal ha registrato 3.949 nuovi casi sabato e 3.372 domenica. Oltre alle nuove misure è stato paventato un possibile nuovo lockdown nazionale durante il periodo festivo dei ricongiungimenti familiari che inizia con la festa ebraica a settembre.

Ma il Governo del premier Naftali Bennett vuole evitare di venire sopraffatto dalla variante e ha deciso di fare la terza dose a tutti gli ultrasessantenni: un milione persone di cui circa la metà ha già ricevuto l'iniezione di richiamo.

"Quando saranno stati rivaccinati, potranno tornare all'estero in sicurezza, ma ovviamente con la mascherina-ha detto il primo ministro-sarebbe un peccato essere contagiati adesso e,Dio non voglia, che si debba morire per negligenza nei prossimi giorni".

E’ stato inoltre lanciato un appello ai più giovani e ai membri della minoranza araba (21% del censimento) di vaccinarsi al più presto per evitare di essere un pericolo per i parenti più anziani e per la popolazione in generale.

Israele ha richiuso così a molti paesi i propri confini. A partire dalla prossima settimana, i viaggiatori provenienti dalla maggior parte delle destinazioni dovranno isolarsi per una settimana, con test di screening all'inizio e alla fine della quarantena. Solo coloro che provengono da 10 paesi a basso tasso di infezione, come Austria, Cina o Nuova Zelanda, saranno liberi da obblighi purché vaccinati e purché diano una PCR negativa delle ultime 72 ore e un esito negativo ad un altro test obbligatorio all'ingresso In Israele. La guerra contro il virus, anche nella terra di David, è ricominciata.

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