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Esteri
Germania, Steinmeier rieletto presidente alla prima votazione: secondo mandato

Chi è Frank-Walter Steinmeier, rieletto presidente federale della Germania per un secondo mandato 

"Voglio aiutare a costruire un ponte verso il futuro senza pandemia". Cosi' disse, a maggio scorso, Frank-Walter Steinmeier quando annuncio' - con una mossa piuttosto inusuale visto che arrivava con notevole anticipo - la sua intenzione a ricandidarsi per rimanere a Castello Bellevue, la residenza del capo dello Stato della Germania, per un secondo mandato.

Il senso della frase andava ricercato nella tenuta della democrazia e delle sue strutture portanti, vero e proprio mantra della presidenza Steinmeier: ossia la forza dello Stato e della societa' nel suo insieme di fronte a scossoni destabilizzanti come il Covid, le minacce belliche in Ucraina, le incertezze globali legate ai cambiamenti climatici, le crepe nella coesione sociale della Germania con annesse pulsioni populiste o di destra estrema.

A prima vista, Steinmeier e' il contrario esatto di un leader populista. Quando, nel 2017, gli fu chiesto che tipo di presidente volesse essere, il socialdemocratico non esito' a rispondere: "Vorrei essere un contrappeso all'infinita semplificazione che c'e' ai nostri giorni". Sessantasei anni, due volte ministro degli Esteri, una volta candidato cancelliere, capogruppo della Spd al Bundestag, con il suo stile tranquillo, rassicurante e al tempo stesso deciso e' uno degli uomini politici piu' popolari della Germania, nonostante rappresenti - in un certo senso - la quintessenza dell'establishment. 

Grande mediatore, grande "meccanico delle dinamiche del potere", come lo ebbe a descrivere la Frankfurter Allgemeine Zeitung, di sicuro Steinmeier non e' il tipo d'uomo che ricorre a Twitter per gettare in pasto al mondo le sue idee in 140 battute. "Le urla non hanno niente a che vedere con la forza che cercano d'avere", e' una delle sue frasi ricorrenti. E' l'uomo dell'unita', della coesione, non della divisione: tutto sommato, alla fine non e' stata una sorpresa quando sul suo nome hanno trovato un'amplissima convergenza sia i partiti della coalizione 'semaforo' guidata da Olaf Scholz (Spd, Verdi e liberali) che l'unione Cdu/Csu, attualmente all'opposizione.

Molto amato in patria - ogni tanto la sua popolarita' fini' per superare finanche quella di Angela Merkel - estremamente rispettato sul proscenio internazionale, e' uno "capace di portare a un compromesso dieci persone con dodici opinioni diverse", come scrive ancora la Faz. Che si tratti di crisi ucraina o dell'intesa nucleare con l'Iran, che cerchi il dialogo con Putin o chi affronti a viso aperto i piu' furenti 'no-vax': Steinmeier e' uno che cerca l'incontro con i cittadini, rischiando anche contestazioni a scena aperta.

Secondo presidente federale della storia tedesca ad affrontare un secondo mandato (l'ultimo fu Richard von Weiszaecker, dal 1984 al 1994), l'uomo che non ha preparato gli scatoloni per lasciare Castello Bellevue, ha sempre ribadito di essere l'uomo del rispetto dei valori democratici dell'Occidente ed ha sempre voluto essere un presidente "che infonde coraggio, perche' la democrazia non sopporta la rassegnazione".

E per quanto sia un realista e un pragmatico - un erede della tradizione socialdemocratica di Willy Brandt e della sua Ostpolitik ma non del tutto insensibile ai talenti diplomatici di un Kissinger - Steinmeier ha avuto modo di definire se stesso come "lo spostatore di nuvole della Vestfalia": vale a dire che non puo' esistere una politica concreta che non sia fatta anche di utopie e aspirazioni. 

Stranamente, Steinmeier e' al tempo stesso un tipico prodotto della profonda provincia ma anche un assoluto outsider. Figlio di un falegname a Lippe, c'e' una nota di atipicita' in tutta la sua biografia: bianchissimo di capelli sin da giovane a causa di un'operazione agli occhi per lui traumatica, e' cresciuto in una famiglia "senza pianoforte e senza biblioteca", come ebbe a raccontare anni fa.

E' stato il primo della sua famiglia a poter studiare, e la sua via verso la politica attiva come direttore dell'ufficio dell'allora governatore della Bassa Sassonia Gerhard Schroeder, a sua volta destinato a diventare primo cancelliere socialdemocratico dopo la lunga stagione di Helmut Kohl. Un altro episodio rivelatorio ribadito a ogni occasione dai suoi biografi e' quello di undici anni fa, quando non esito' a sospendere ogni attivita' politica per donare un rene alla moglie ammalata, scelta che d'improvviso ne fece un eroe dei rotocalchi popolari.

D'altronde Steinmeier e' considerato anche un po' "noioso, soprattutto nei suoi discorsi - come annotava con un po' di malizia lo Spiegel - Ma proprio questo stile misurato rappresenta un'opportunita'". Quella rappresentata da un uomo che non rinuncia a posizioni chiare, anche taglienti, ma sempre alla ricerca del dialogo. Amante del buon vino e del buon jazz ("Birth of Cool" di Miles Davis e' uno dei suoi dischi preferiti), il presidente e' convinto che la Germania debba essere capace di esprimere una "visione globale" che invece, secondo molti, Merkel tutto sommato non era stata in grado di esprimere, come forse neanche Olaf Scholz, come sostengono non pochi critici.

"E' uno stabilizzatore di democrazia", ha detto all'agenzia Epd il politologo Heinrich Oberreuter: sicuramente finora e' stato un presidente che ha inciso sulla politica piu' di quanto non abbiano fatto i suoi predecessori. Per esempio nel 2017, quando spinse con forza l'Spd ad accettare di nuovo di entrare in una Grosse Koalition con la cancelliera Merkel nonostante il pessimo risultato elettorale, in nome della responsabilita' di Stato, anche con lo sguardo rivolto all'Europa.

E infatti, assolutamente convinto che gli interessi della Germania e quelli dell'Ue siano una cosa sola, Steinmeier ha compiuto piu' di cento missioni all'estero e ha tenuto ben 660 discorsi: come ricorda la Zeit, "ha compiuto viaggi in Paesi mai visitati prima da un presidente federale, ha ricevuto capi di Stato e regine ma ha anche chiesto a guidatori di camion delle loro preoccupazioni quotidiane". Qualcuno arriva a pensare che dopo sedici anni con Merkel alla cancelleria (la quale alla fine "e' stata piu' presidente che cancelliera", come annota sempre la Zeit), Steinmeier potrebbe riempire alcune caselle lasciate vacanti dal successore, Olaf Scholz: vedi alla voce "visione" globale della Germania. Non e' escluso. "Dobbiamo costruire ponti": il vecchio-nuovo presidente lo ha ripetuto anche ieri, rivolgendosi al Paese subito dopo la sua rielezione a grandissima maggioranza.

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