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Esteri
Guerra, folle pensare di gestire il conflitto con la Russia con le armi
Fonte LaPresse

È folle pensare di gestire il conflitto con la Russia con le armi

Nel breve periodo la vendita delle armi ci farà ricchi ma nel lungo avremo strabilianti profitti vendendo a russi tecnologia e know-how per l'industria leggera. L'unico modo per cancellare la minaccia russa è quella di riempire la Russia di beni di consumo. In molti credevano che il conflitto secolare tra Occidente industriale e democratico sarebbe stato risolto con qualche fast food!

Il problema è che il socialismo non ha estirpato l'anima di 'servo della gleba' dal corpo del popolo russo perché il partito comunista, per mobilitare le masse, ha riutilizzato gli schemi psicologici e psicosociali della Russia zarista. In altre parole, lo spirito della rivoluzione francese non ha mai colonizzato la Russia per cui l’imprenditore che in Occidente è generatore del nuovo, è l’eroe borghese della mano invisibile, in Oriente si è trasformato in oligarca, la figura tecnologica del feudatario medioevale.

In questo senso si può sostenere che la Russia non ha mai fatto parte dell'Europa. Come scrisse il filosofo inglese Whitehead: “La storia di Europa non è che una glossa a Platone”. Noi europei siamo stati e sempre saremo platonici, magari inconsci ma comunque platonici, ovvero ‘marcati’ dall'idea del Bene. Tanto è vero che questo stesso Bene lo si ritrova moltiplicato nella forma delle tre idee portanti della rivoluzione francese, idee che ci hanno condotto nello ‘innominabile attuale’: libertà, uguaglianza, fraternità.

Nulla di platonico è mai penetrato in Russia. Nel latte materno che ha alimentato ogni abitante di quelle piatte terre, c’è un concentrato densissimo di esistenzialismo: 'ek-sistere', ovvero la capacità di permanere, di insistere sul terreno, di persistere nello sforzo di vivere, di resistere al dolore, di stare nel ‘qui ed ora’ dell’impero dell’empirico. Al contrario ogni gesto di Europa è compiuto nella ‘cifra’ del Bene e allude alla dimensione universale: dobbiamo stare tutti bene e per questo progettiamo il domani del benessere.

Per la Russia invece si è sempre trattato di stare un po’ meglio adesso, di sporgersi dall’orlo della povertà al più presto senza tanti grilli per la testa, senza grandi progetti futuri, che tanto vanno a consumarsi nella corruzione e nell’incapacità gestionale, come il crollo della pianificazione sovietica ha mostrato. Solamente la disponibilità del superfluo assicura lunga vita alle democrazie, che appunto, sono industriali e non agricole come la Russia.

 

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