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Esteri
Guerra Ucraina/Chi è Vladimir Putin, lo "Zar" russo che fa tremare il mondo

Putin come Hitler e Stalin?

Vladimir Vladimirovic Putin il prossimo 7 ottobre compirà 70 anni. Da oltre venti è, di fatto, il nuovo Zar della Russia, nonché l'uomo che dopo l'invasione dell'Ucraina sta facendo tremare il mondo, terrorizzato dallo spettro di una possibile Terza Guerra Mondiale. La sua iniziativa militare ha spinto a diffuse proteste e a paragoni con Hitler e Stalin, anche se nel sondaggio di Affari Italiani i lettori si sono schierati in grande maggioranza con lui e non con la Nato. O, forse, si sono schierati soprattutto contro l'egemonia culturale, economica e militare degli Stati Uniti, alla quale siamo ormai assuefatti dai tempi della Guerra Fredda. E' proprio nella fase più difficile dei rapporti tra la vecchia Unione Sovietica e gli Stati Uniti che Putin, nipote del cuoco personale di Lenin e Stalin, si è formato, lavorando come alto funzionario del KGB dal 1975 al 1991.

Da solo contro i manifestanti

Di stanza a Dresda, ragione per la quale parla un tedesco quasi perfetto, il giovane Putin rimase in Germania anche dopo la caduta del Muro di Berlino. Anzi, in quelle fase concitate si incaricò di distruggere i documenti compromettenti del regime comunista, passando intere giornate a bruciare documenti che non andavano consegnati alla storia. Quando i manifestanti che sognavano l'inizio di un nuovo mondo si presentarono sotto il suo ufficio, lui scese per strada brandendo la sua pistola di ordinanza e spiegando con fredda lucidità che entrare nel palazzo significava "invadere il territorio Sovietico". Per quel motivo, non avrebbe esistato a sparare sulla folla, scaricando i 12 colpi della sua arma. O, meglio, 11: "L'ultimo lo terrò per me, così mi ucciderò prima che possiate farlo voi". Nonostante fossero decisamente molto più numerosi, gli attoniti manifestanti capirono che non stava bluffando e girarono rapidamente i tacchi.

Dal KGB al ruolo di delfino di Eltsin

Nel 1991 si è dimesso dal suo incarico al KGB per buttarsi in politica.La sua strada verso il successo è stata davvero particolare. Nel 1999 le città di Mosca e Volgodonsk vennero sconvolte da una serie di attentati e Putin, allora Primo Ministro, capì che dalla sua reazione sarebbe dipesa la sua ambizione di sostituire Boris Eltsin alla presidenza dello Stato. Seppure con prove discutibili, accusò i separatisti ceceni di aver messo le bombe e quindi ordinò il bombardamento di Grozny, dando inizio alla seconda guerra cecena con l'auspicio di “accoppare i terroristi nel cesso”. Grazie al pugno di ferro dimostrato nell'occasione riuscì a conquistare la presidenza della Russia, nonostante lo scetticismo di alcuni. Come scrive Anna Zafesova nel suo libro “Navalny contro Putin“, alla cerchia di potere di Eltsin “Putin era apparso abbastanza anonimo, timido e zelante da affidargli una serie di operazioni che richiedevano un tocco delicato e una notevole assenza di scrupoli, per poi promuoverlo a delfino”. L’oligarca Sergey Pugachev ha inoltre raccontato che la scelta per la successione di Eltsin era caduta sul funzionario pietroburghese “proprio perché considerato privo di capacità e ambizioni tali da renderlo autonomo”. 

Putin: un Presidente a vita?

Eppure oggi l'ex timido Putin è al suo quarto mandato da Presidente, per quanto non consecutivo. Dopo i primi due non poteva ricandidarsi, quindi ha sostenuto il suo delfino Dmitrij Medvedev, che ha poi lo ha nominato Primo ministro. Di fatto, non ha mai smesso di comandare nemmeno per un minuto, forte anche di una crescita economica veramente strabiliante durante la sua leadership, dopo la depressione che era seguita al crollo dell'URSS. Nel 2012 ha conquistato il terzo mandato con il 64% dei voti e la sua popolarità non è calata nemmeno dopo la prima guerra del Donbass e la crisi della Crimea, nel 2014, con le conseguenti sanzioni economiche che ridussero in maniera significativa la ricchezza nazionale. Eppure, nel 2018 (anno dei mondiali di calcio in Russia), Putin si è aggiudicato un quarto mandato salendo addirittura al 76% delle preferenze. Non solo. Due anni dopo è riuscito a farsi approvare una riforma della costituzione che gli permetterà infatti di candidarsi per altri due mandati alla presidenza della nazione, ovvero fino al 2036, quando avrà 84 anni. E poi si vedrà. 

Le accuse di dittatura

In generale, nell'era-Putin la Russia non ha certo brillato per la tutela della democrazia. I detrattori dell'ex agente segreto puntano il dito su un regime col quale la libertà di stampa e di opinione è veramente discutibile, come testimoniato anche da Freedom House e Amnesty International. Il processo appena iniziato contro il suo oppositore Aleksej Navalnyj, blogger di origine ucraina, è il caso più noto, ma non certo l'unico. È impossibile dimenticare le accuse rivolte a Putin dall'ex agente sovietico Aleksandr Litvinenko: nel libro nel 2002 “Blowing up Russia – Terror from Within”, parla delle bombe del 1999 come un complotto ordito da Putin per scatenare l’invasione della Cecenia e facilitare poi la sua elezione a Presidente. Litvinenko è morto per avvelenamento da Polonio 210 a Londra nel 2006, dopo aver accusato i servizi segreti di Putin di aver complottato per ucciderlo. Pur se accusato anche di altri omicidi di avversari, il presidente russo ufficialmente si dichiara contrario alla pena di morte. 

L'amicizia con Trump e le accuse di omofobia e ingerenza

Altrettanto controversa è stata la presunta ingerenza russa nelle elezioni americane del 2016, dove al dichiarato sostegno a Donald Trump (al quale Putin è tuttora molto vicino) si sarebbe afficancata anche un'intensa attività di hackeraggio ai danni della rivale Hilary Clinton. Allargando ulteriormente lo sguardo, gli esperti di attacchi cibernetici indicano proprio nella Russia la fonte di una serie di iniziative sul Web decisamente poco commendevoli. Nel paese di Putin si finisce in carcere solamente se si osa organizzare un gay pride, ma è decisamente rischioso anche solo parlare dei diritti gay, perché gli psicologi del governo inseriscono tra i criteri del reato di propaganda gay l’incitamento ai figli “a mancare di rispetto ai genitori”. Eppure l'oligarca afferma di “rispettare l'orientamento sessuale” di chiunque, ma di agire per risolvere un mero problema demografico: “Ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole”. 

Tutte le ombre (e le ricchezze) dello Zar

Con il suo atteggiamento da padre-padrone dello Stato, Putin è stato accusato sia di aver cercato di costruire un culto della personalità che, in termini più concreti, di peculato, visto l'ingente arricchimento da quando è al potere: tra le sue numerose residenze, ne vanta anche una sul Mar Nero del valore di un miliardo di euro, che sarebbe persino “più grande del Cremlino”. Le informazioni sul tema non sono precisissime e il perché lo spiega Zafesova nel suo già citato libro: “L’evoluzione del secondo presidente della Russia, da ordinario agente del Kgb a onnipotente Zar e poi al «cattivo internazionale », è una delle carriere più oscure della storia russa. Al Forum di Davos del 2000 i giornalisti occidentali chiesero ai ministri del governo russo ragguagli sul nuovo capo di Stato, ancora un illustre sconosciuto. La domanda «Who is Mr. Putin?» sprofondò in un imbarazzato silenzio che fece storia, e che rimane ancora in un certo senso il simbolo di un regime ossessionato dalla segretezza. Anche oggi non sappiamo quasi nulla del presidente russo: per esempio, dove si nasconde quando sparisce dai monitor dei media, quante e quali residenze abbia, con chi le abita, e perfino dove si trova in ogni singolo momento, visto che si è fatto costruire uffici praticamente identici a quello del Cremlino nelle sue varie dacie. Ma anche se numerose circostanze e fatti – tra cui quelli su malattie, palazzi, figli segreti e conti nascosti – verranno rivelati, probabilmente, solo dopo la fine del suo regno, è stato lo stesso Putin a raccontare e raccontarsi con una sincerità a tratti quasi impossibile per un capo supremo, in un percorso emblematico di un regime la cui mistica alla fine ha coinciso con le idee, le fobie e i tic del suo reggente e simbolo. Il quale a sua volta ha attinto la sua forza principale da una sintonia singolare con il proprio elettore”.

La famiglia di Putin, la fede e le sue umili origini

Figlio di un “comunista modello e militante ateo” (Vladimir Spiridonovic Putin, sommergibilista della marina militare) e di una madre “devota credente ortodossa" (Marija Ivanovna Šelomova, operaia), Putin da bambino è stato battezzato segretamente, per sfuggire all'ostracismo del Pcus nei confronti della chiesa. Non era figlio unico, ma i suoi due fratelli sono entrambi morti preocemente: il primo dopo solo alcuni mesi di vita e il secondo di una malattia (la difterite) durante l’assedio di Leningrado. Oggi il presidente è un membro praticante della Chiesa ortodossa russa: la sua "conversione" ebbe luogo dopo un grave incidente stradale occorso alla moglie nel 1993 e si rafforzò dopo l'incendio del 1996 alla sua dacia, che miracolosamente non fece vittime. Putin racconta che, prima di una visita ufficiale in Israele, sua madre gli consegnò la propria croce battesimale “Feci come mi chiese e quindi mi mise la croce al collo. Da allora non l'ho mai tolta”. 

La vita privata, la moglie e i figli

Il 28 luglio 1983 Putin si è sposato con Ljudmila Škrebneva, dalla quale ha avuto due figlie: Marija Putina (1985) e Ekaterina Putina (1986). Entrambe hanno studiato alla Deutsche Schule Moskau (la Scuola tedesca di Mosca) ed attualmente sono rispettivamente una genetista e un'esperta di intelligenza artificiale. Ekaterina, arrivata quinta in una competizione mondiale di ballo rock n'roll, è diventata prima direttrice di Innopraktika, un progetto di sviluppo da 1,7 miliardi di dollari, e poi, a soli 33 anni, responsabile di un nuovo istituto di intelligenza artificiale nella stessa università. Nessuna delle due figlie oggi porta il cognome del padre. Nel giugno 2013 Putin e la moglie si sono separati e il presidente Putin è sentimentalmente legato a una nuova compagna, la ginnasta Alina Kabaeva. Dalla medaglia d'oro olimpica ha avuto altri due figli: Dimitry (2009) e una bambina (2012). Il nome della secondogenita è avvolto dal mistero, come peraltro il reale numero dei figli illegittimi che Putin - secondo i rumors - avrebbe avuto nel corso di una vita decisamente movimentata anche su quel versante.

Le sue passioni: sport, musica e animali

Anche Putin ama molto lo sport, dal calcio (tifa lo Zenit San Pietroburgo) alla Formula 1. In particolare, è appassionato di judo, nel quale ha vinto varie competizioni e che tuttora pratica: detiene l'8° dan (cintura rossa/bianca). Nel 2004 è stato anche co-autore del libro: “Judo: History, Theory, Practice” e nel 2013, con l'aiuto di Steven Seagal, ha rilanciato in Russia il programma di allenamento psicofisico GTO. Fan degli ABBA, Putin è un grande amante degli animali e possiede cinque cani: un esemplare femmina di Labrador retriever nota come Connie Paulgrave (scomparsa alla fine del 2014); un esemplare maschio di Karakachan (un pastore bulgaro) di nome Buffy che gli è stato donato dall'allora Primo ministro bulgaro Bojko Borisov; Yume, una femmina di Akita, omaggio dell'omonima prefettura giapponese per l'aiuto fornito dalla Russia durante il terremoto del 2011; Verny, un esemplare maschio di Alabai regalatogli dal presidente turkmeno Gurbanguly Berdimuhamedow in occasione del suo 65° compleanno, e infine un esemplare maschio di pastore di Ciarplanina: Pasha, dono del presidente serbo Aleksandar Vučić. Elementi di vita quotidiana che normalizzano il profilo dell'uomo che oggi fa tremare il mondo. Esagerazioni della propaganda occidentale? Non secondo Zafesova, che sugli anni della gioventù di Putin scrive: “Forte della sua formazione universitaria giuridica, teorizzava con i colleghi attoniti che l’Urss faceva al mondo più paura degli Usa perché non possedeva una procedura democratica: per lanciare una guerra atomica il presidente americano avrebbe dovuto rendere conto al Congresso, e anche all’opinione pubblica, mentre un leader del Pcus in preda all’Alzheimer poteva schiacciare il bottone rosso senza che nessuno osasse contraddirlo”. 

 

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