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Guerra Ucraina Russia, futuro nero per un’Europa nemica di sé stessa

L’Occidente ha perso il suo “spirito vitale”. Indipendenza energetica ed esercito comune sono i buoni propositi dell’Unione: dureranno?

Guerra Ucraina Russia, futuro nero per un’Europa nemica di sé stessa
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Europa, il futuro e il rischio della decadenza dell’Unione

Leggo a destra e a manca che una delle cause del comportamento di Vladimir Putin (come anche di Xi Jin-ping) è la convinzione dell’estrema decadenza dell’Europa Occidentale. Quella propaggine dell’Eurasia che dominò il mondo è oggi imbelle, debole, e convinta avere tutte le colpe. Insomma è nemica di sé stessa. E chi è convinto di non poter vincere si condanna da sé alla sconfitta.

Mi vergogno a confessarlo, ma sono d’accordo con Putin e Xi. Dove dissento è sull’irreversibilità del processo: non perché sia convinto che ci riprenderemo, ma perché il futuro rimane imperscrutabile. Chiunque sia sicuro di un certo esito rischia amare delusioni. Oggi non c’è augure, aruspice o astrologo di qualunque pelame che non predica a Putin grossi guai.

Il passato al riguardo ci fornisce esempi contraddittori. I greci erano divisi e litigiosi e, come gli italiani del Rinascimento, erano pronti ad allearsi con lo straniero pur di dare addosso agli odiati conterranei. E anche su questo contava il Grande Re persiano. Tuttavia, nel 490 a.C., a Maratona, essi furono capaci di superare le loro divisioni e infliggere una indimenticabile sconfitta all’autocrate asiatico. Viceversa dopo l’invasione romana la decadenza fu irreversibile e definitiva. Ecco perché non possiamo dire nulla di sensato, sul futuro dell’Europa. Oggi si parla di indipendenza energetica e di un esercito comune: ma dureranno, questi buoni propositi? Di fatto, la nostra Unione parolaia da sempre è in “surplace”.

Per cominciare, l’orrore delle armi ci ha letteralmente accecati. Ignoriamo che se oggi non temiamo per le nostre vite e per la nostra libertà non è perché per decenni abbiamo avuto bellissimi ideali ma perché la Nato è capace di difenderci. Ma siamo inguaribili: qualcuno ci dà la colpa dell’invasione dell’Ucraìna sostenendo che, se avessimo sciolto la Nato, Putin non si sarebbe sentito accerchiato e non avrebbe invaso l’Ucraìna. E se invece avesse invaso l’Europa fino a Lisbona?

Ma forse bisognerebbe invidiare gli sciocchi, perché chi ha avuto ogni giorno la coscienza di questa decadenza non ha mai smesso di soffrirne.

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Il primo difetto del nostro Occidente è che è venuto meno lo “spirito vitale”. L’Europa mostra una strana volontà di autoflagellazione, una sorta di cupio dissolvi, una vocazione di auto-condanna e di auto-annientamento. Prevalgono le idee sballate di chi ha perso il contatto con la realtà. Non c’è più la coscienza del collegamento fra pace e indipendenza da un lato, armamento ed esercito capace di garantirle dall’altro. I ragazzi non vedono il collegamento tra lavoro e sostentamento, essendo ovvio che il sostentamento “qualcuno” lo deve fornire. Si è pure perso il collegamento tra apprendimento e promozione, con la conseguenza di un dilagante analfabetismo sostanziale. Non c’è più il senso di responsabilità, e in occasione di qualunque problema si cerca di chi è la colpa: essendo certi che non è nostra.

Sembra superato, soprattutto in Italia, il concetto che lo Stato abbia un bilancio, un dare e un avere in equilibrio. Si pensa che iI governo debba mettere rimedio ad ogni problema e che l’intera collettività possa vivere di sussidi. “Chiedere sfacciatamente soldi allo Stato” si traduce in “lottare per i propri diritti”. Già, perché tutto è divenuto un diritto: diritto al lavoro, diritto alla casa, diritto alla salute, diritto alla felicità gratuita. Lo Stato – in quanto titolare del Pozzo di San Patrizio – paga per tutti. La vicenda dell’Alitalia in questo campo è indimenticabile.

Ogni volta che ho constatato il trionfo della stupidità mi sono chiesto quali sarebbero state le conseguenze a lungo termine. Anche se tutto sembrava filare liscio non ho mai dimenticato il proverbio inglese per il quale è l’ultima pagliuzza che si carica quella che spezza la schiena del cammello. Ho sempre temuto che la somma delle follie un giorno avrebbe provocato un collasso totale ed improvviso. E recentemente ci siamo andati vicino. Non rimane che sperare che questa sia l’occasione per raddrizzare la barra e non si riprenda la corsa verso l’abisso.

 

 

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