Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Esteri » Israele bombarda il palazzo della stampa internazionale e delle televisioni

Israele bombarda il palazzo della stampa internazionale e delle televisioni

Il palazzo, sede anche di Al Jazeera, era stato evacuato. Parla il papà dei bambini uccisi a Gaza: “Disarmati e vestiti a festa”

Israele bombarda il palazzo della stampa internazionale e delle televisioni
israele palestina gaza

Due razzi per poi l’attacco con gli aerei: Israele ha colpito il palazzo di Gaza che ospita la stampa internazionale e le televisioni. L’esercito aveva avvertito che il palazzo sarebbe stato bombardato entro un’ora per consentire l’evacuazione. L’attacco e’ arrivato mezz’ora dopo, quando le persone ne erano uscite. GUARDA IL VIDEO

Il papà dei bambini palestinesi uccisi: “Disarmati e vestiti a festa”

“Loro (i bambini) erano al sicuro nelle loro case, non imbracciavano armi, non lanciavano razzi”, ha raccontato Mohammad Al Hadidi; “sono morti con addosso gli abiti di Eid al-Fitr”, ha aggiunto, riferendosi all’usanza di indossare bei vestiti per la festa musulmana. Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha definito “un atroce massacro” quello avvenuto nel campo di Al-Shati e ha promesso vendetta. Gli aerei da guerra israeliani hanno colpito diversi obiettivi a Gaza nella notte, mentre i militanti palestinesi hanno lanciato circa 200 razzi contro il sud di Israele (circa 30 dei quali hanno fallito l’obiettivo, ricadendo sul suolo all’interno di Gaza). La pioggia di razzi e’ continuata per tutta la mattinata e ha anche ucciso un uomo israeliano, raggiunto dalle schegge causate dall’esplosione di un razzo caduto in un sobborgo di Tel Aviv (la “vendetta di Hamas”, si e’ affrettata a far sapere il Movimento di resistenza islamico). L’esercito israeliano ha riferito di almeno cinque attacchi su tutta la Striscia di Gaza nella notte: tra gli obiettivi, secondo la nota dell’esercito, c’era uno dei quartieri generali di Taoufik Abou Naim, il comandante delle forze di sicurezza di Hamas, oltre a diversi “siti di lancio di razzi” nel nord e nel sud dell’enclave e dei “servizi segreti militari”.

Israele, l’Egitto apre le frontiere per evacuare i feriti da Gaza

Intanto l’Egitto ha aperto la frontiera terrestre con Gaza per evacuare i feriti. Sono dieci le ambulanze impegnate con il trasporto attraverso il passo di Rafah. Il Cairo “ha aperto in via eccezionale il passaggio per consentire l’ingresso di dieci ambulanze egiziane nella Striscia di Gaza per trasportare i palestinesi feriti e curarli in Egitto”. Il terminal di Rafah e’ l’unica porta d’accesso alla Striscia di Gaza a non essere controllata da Israele che impone un blocco all’enclave palestinese da oltre un decennio. 

*BRPAGE*

“Terra Santa, una violenza inaudita”

Da quando sono iniziati gli scontri a Gerusalemme, alla porta di Damasco e alla spianata delle moschee, la protesta e la violenza si sono scatenate, tra la popolazione, sino ad avere piu’ di 200 focolai di rivolta tra citta’ e villaggi in tutto il Paese. Stiamo assistendo, inermi, ad una violenza uomo contro uomo inaudita, una violenza che sta esplodendo con tutta la rabbia da entrambi le parti, giovani israeliani e giovani arabi, forse ereditata dal grande fallimento delle risoluzioni applicate nel 1967 e dall’indifferenza della comunita’ internazionale di trovare una soluzione per il conflitto tra Israele e Palestina, che sembra ormai arrivato ad un tragico bivio: siamo sull’orlo di una guerra civile”. Lo dice fr. Ibrahim Faltas, sacerdote francescano della Custodia di Terra Santa, attraverso i canali social rianciati dal Sir. Ad Haifa, Nazareth, Ramle, Lod, Cana, Askelon Tel Aviv, in Israele, a Nablus, Bethlemme, Jenin, Betania, Hebron, in Palestina, e in tante altre citta’, denuncia fr. Faltas, “e’ scoppiata una vera guerriglia, un inferno! Auto bruciate, linciaggi, incendi alle abitazioni, alle sinagoghe, ai luoghi di culto, il lancio di sassi sulle auto di passaggio, causando molti morti e feriti gravi. Una vera guerra di violenza tra coloni ebrei e arabi israeliani, nelle citta’ israeliane, e lo stesso avviene nelle zone occupate della Cisgiordania. La strada e’ diventata il teatro di una guerra a colpi di bastoni e di sassi”.

Cosi’ “la gente ha paura a uscire di casa, per timore di subire violenze, perche’ se sei arabo, o se sei ebreo, rischi anche di morire! Non e’ una guerra solo tra Israele e Hamas, come e’ stato nelle precedenti Intifada tra Israele e Cisgiordania, dove le parti possono decidere di cessare il fuoco e trovare un accordo”. Qui, l’analisi del francescano, “siamo di fronte a una popolazione inferocita, da entrambi le parti, che sta cercando di farsi giustizia da sola e dove non c’e’ nessun interlocutore”. Di qui l’appello a tutti i capi di stato “di invitare a far cessare il fuoco tra Hamas e Israele e di intervenire con rapidita’ a riportare l’ordine nelle strade e nella popolazione ormai sfiduciata da lunghi anni di conflitto. La violenza genera violenza, tutti dobbiamo fermarla”.