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Esteri
Macron si muove da imperatore d'Europa. E vende armi a Egitto e arabi

Gli affari di Macron tra Medio Oriente e paesi del Golfo

Re Sole. Lo hanno più volte soprannominato così, Emmanuel Macron. E il presidente francese si sta muovendo sempre più da monarca o imperatore, soprattutto in materia di politica estera. Sarà il pensionamento (temporaneo?) di Angela Merkel, sarà che il 1° gennaio inizia la presidenza di turno francese all'Unione europea, sarà che si avvicinano le elezioni presidenziali della prossima primavera, sarà che serve far dimenticare la débacle incassata con il patto difensivo Aukus tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia.

Fatto sta che Macron è sempre più audace a livello diplomatico. Anche per recuperare quei soldi persi dalla mega commessa di sottomarini stracciata unilateralmente da Canberra che sarà sostenuta nello sviluppo di quelli a propulsione nucleare da Washington. Un pizzico di rivalsa e soprattutto tanta necessità di fare cassa, per un Eliseo che da sempre opera da centro geopolitico di mentalità imperiale. Coloniale, direbbe qualcuno. Unico attore europeo a essere caratterizzato ancora da tale estroversione geopolitica.

Affari miliardari con la vendita di armi per Macron sul Golfo

Ecco dunque che non sorprendono i viaggi d'affari quantomai audaci da parte del presidente francese. Prima l'Egitto, poi le monarchie del Golfo tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Viaggi nei quali Macron ha concluso importanti accordi che porteranno nelle casse di Parigi fior fior di danari in cambio di armamenti e altre utilità concesse a governi e regimi non certo democratici e anzi spesso nel mirino della comunità internazionale. Eppure lo ha fatto pressoché sotto silenzio. Stati Uniti e Nato, forse con senso di colpa per gli affari fatti saltare con Parigi, non sono intervenuti. 

Tanto che anche Matteo Renzi, spesso nel mirino per i suoi viaggi in Arabia Saudita, ha commentato: "Interessante viaggio di Macron in Medio Oriente. Ne parleremo con calma nei prossimi mesi, scommettiamo?". In realtà, la stampa francese ne ha parlato, definendo i paesi del Golfo "degli alleati imbarazzanti". D'altra parte, Macron è stato il primo grande leader occidentale a visitare il principe Mohammed Bin Salman dopo l'assassinio del giornalista Jamal Khashoggi. Incontro che va in direzione opposta rispetto all'approccio del presidente americano Joe Biden che, da quando ha preso l'incarico, non hai mai comunicato con bin Salman, ma solo con suo padre re Salman bin Abdulaziz.

Durante il suo viaggio tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, Macron ha concluso un accordo miliardario per l'esportazione di armamenti a Dubai. Per l'esattezza il più grande contratto francese di sempre per l'esportazione di armi: 16,6 miliardi di euro per 80 caccia Rafale, prodotti da Dassault Aviation SA, a cui si aggiungono i 12 elicotteri Caracal H225 di Airbus SE per un ulteriore miliardo. Tra le altre cose, Macron ha ringraziato il il principe ereditario dell'emirato di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, considerato l'uomo forte negli Emirati Arabi Uniti, per il supporto logistico fornito dal suo paese alla Francia nella sua lotta al terrorismo nella regione del Sahel; e i due in termini di sicurezza "hanno convenuto di continuare ad approfondire il loro partenariato per la sicurezza comune e nel rafforzamento della cooperazione nella lotta al terrorismo e al radicalismo".

Non solo. Negli Emirati i negoziati hanno portato a un elenco di potenziali aree di cooperazione tra la Francia e gli Emirati Arabi si è allungato fino a coprire 13 capitoli: dall'ambiente al contrasto al Covid. Circa 15 miliardi di euro sono ascrivibili alla nuova partnership strategica, declinata secondo il piano "France 2030", a cui si affiancano l'estensione del co-investimento sull'innovazione tra Mubadala Investment Company e Bpifrance (4 miliardi di euro) e il protocollo d'intesa della stessa Mubadala con il ministero dell'Economia francese per esplorare investimenti su fondi francesi pari a 1,4 miliardi di euro. Accordi anche sui fronti di energia e spazio.

Le polemiche sul viaggio e gli affari di Macron coi regimi del Golfo

Affari importanti anche in Arabia Saudita, dove il colosso energetico Aramco ha firmato cinque accordi con aziende francesi, incluso uno per la produzione di veicoli a idrogeno con Gaussin. Airbus fornirà invece 26 elicotteri civili alla società saudita Thc, mentre Veolia si è aggiudicata un contratto per la gestione dei servizi di acqua potabile di Riad. "Non si possono avere piani ambiziosi in Medio Oriente senza avere un dialogo forte con l'Arabia Saudita" ha affermato Macron prima di partire per Gedda. "L'Arabia Saudita ha ospitato il G20 con tutti i suoi leader presenti", ha aggiunto. "La Francia può rimanere passiva nella regione? Non credo. Siamo una potenza d'equilibrio. Il nostro ruolo è agire. Non possiamo agire in Libano e in Iraq e contro il terrorismo, che ricordo ci ha colpiti nel 2015, senza dialogare con i partner che sono qui". Ma da Le Monde a Human Rights Watch in molti hanno criticato i rapporti spericolati del presidente francese con i "regimi autoritari del Golfo".

Ma in realtà lo stesso viene fatto da Macron anche altrove, per esempio in Egitto. Il regime di Al Sisi, tra le altre cose sotto accuse per le torture e l'uccisione di Giulio Regeni, è un altro importante partner di Parigi e acquirente di armamenti francesi. Le mosse di Parigi nell'area non piacciono a molti, compreso l'Iran. Teheran ha accusato la Francia di "destabilizzare" la regione, vendendo armi ai suoi rivali del Golfo. "Ci aspettiamo che la Francia sia più responsabile: la militarizzazione della nostra regione è inaccettabile", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano.

Nulla di nuovo sotto il sole, ricordate la Libia? La Francia si muove spesso autonomamente, anche se poi rivendica l'autonomia strategica europea. L'Italia, che ha appena siglato il trattato del Quirinale, dovrebbe cercare di ricordare agli amici francesi di muoversi in maniera più coordinata.

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