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Esteri
Olimpiadi grana per il Giappone: ondata Covid, governo in crisi e beffa Cina

Di gente ce n'è, ma solo fuori. E per protestare. Dentro lo stadio nazionale gli atleti sfilano da soli, senza pubblico sugli spalti. L'inaugurazione dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 restituisce una fotografia impietosa delle ambizioni che il Giappone riponeva in questo evento globale. Nel 2013, quando durante la sessione del Comitato Olimpico Internazionale di San Pietroburgo vinse l'assegnazione dei Giochi, il Giappone intravedeva in essi la possibilità di tornare sul palcoscenico globale. Dopo il disastro di Fukushima e il lancio della cinese Belt and Road, anche Tokyo si era dotata di un obiettivo e di una prospettiva di successo. 

Nuova ondata di Covid sulle Olimpiadi, il 60% dei giapponesi contro i Giochi

Oggi è tutto diverso. La manifestazione è stata rinviata di un anno a causa della pandemia, ma intanto l'emergenza sanitaria non si è mai conclusa. Anzi, in Giappone è semmai peggiorata. Negli scorsi mesi e nelle scorse settimane ci sono state nuove impennate di contagi da Covid-19 che hanno fatto sì che la maggior parte dei cittadini fosse contraria al regolare svolgimento dell'evento. Oltre il 60% dei giapponesi avrebbe infatti preferito la loro cancellazione. Non solo. Una grande fetta di popolazione ritiene che il governo non sia stato, e non sia tuttora, in grado di contenere efficacemente l'emergenza pandemica.

Giappone, cittadini contro il governo per la gestione del Covid

Dopo un'iniziale sottovalutazione, con tanto di cene di lusso organizzate dal figlio di Suga lo scorso autunno/inverno, il governo è stato costretto a imporre mini lockdown e introdurre lo stato d'emergenza, che durerà fino ad agosto. In molti criticano Yoshihide Suga, il premier che è succeduto a Shinzo Abe la scorsa estate dopo che il decano della politica giapponese ha dovuto dimettersi per ragioni di salute. Il primo ministro non è riuscito a bloccare la nuova ondata di infezioni e nemmeno è riuscito a preservare l'economia nazionale, con il pil che nel 2020 è sceso del 4,8% e l'outlook sul 2021 che propone nulla di più positivo di una crescita da prefisso telefonico.

Covid, oltre cento contagi nel Villaggio Olimpico

Il tutto mentre i vicini, in particolare la Cina, ha cambiato passo da tempo. Pechino è riuscita a crescere del 2,3% già nel 2020 e porterà su l'asticella nel 2021. Un confronto impietoso per il Giappone, che ora spera solo di portare i Giochi Olimpici sani e salvi fino alla loro conclusione. Organizzatori e governo avevano rassicurato sulla infallibilità del sistema pensato per il Villaggio Olimpico. Anche qui, non sta andando tutto come si sperava: nel giorno dell'inaugurazione dei Giochi, sono ben 19 i nuovi contagi legati in qualche modo alle varie delegazioni olimpiche. Portando i casi totali connessi alle Olimpiadi a 106. Il team dell Repubblica Ceca rischia un vero e proprio focolaio. C'è poi un membro del team ugandese che, nonostante il decantato sistema di sicurezza, è riuscito a "evadere" dal Villaggio Olimpico e ha fatto perdere le sue tracce.

Caos sanitario in Giappone

Il grande timore dei giapponesi è che le Olimpiadi rischiano di trasformarsi in un mega focolaio di massa, con le diverse varianti attive pronte a fare il loro ingresso nel paese dell'Estremo Oriente. L'opinione pubblica avrebbe preferito una cancellazione anche a causa di alcuni dati sulla situazione sanitaria generale del paese. Secondo una ricerca della Japan Lung Cancer Society, per esempio, sarebbero oltre 8600 i malati di cancro al polmone rimasti senza cure adeguate dall'inizio della pandemia a causa delle misure restrittive applicate per il Covid.

Olimpiadi, tutti gli altri problemi: dalle frasi sull'Olocausto al sessismo

Non solo. La catena di problemi legata ai Giochi prosegue. A poco più di 24 ore dalla cerimonia inaugurale, il direttore artistico della kermesse, Kentaro Kobayashi, è stato costretto alle dimissioni per alcune uscite infelici fatte sull'Olocausta circa 20 anni fa. Non è stata l'unica testa a saltare negli ultimi mesi per gaffe, in altri casi gli organizzatori erano stati protagonisti di frasi sessiste. In tutti i casi, comunque, il governo è intervenuto in maniera tempestiva. Il ministro degli Affari Esteri, Motegi Toshimitsu, ha chiarito che in riferimento al caso Kobayashi, "il presidente del Comitato organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo Seiko Hashimoto, ha annunciato che il Comitato ha provveduto a licenziare tempestivamente Kobayashi, porgendo le più sentite scuse per l’accaduto".

Tokyo 2020, la fuga degli sponsor (Toyota compresa)

La manifestazione è diventata così impopolare che diversi brand hanno cancellato la trasmissione prevista di spot durante l'evento. Le stesse aziende giapponesi hanno capito che accomunare la propria immagine a quella di Giochi largamente non voluti dalla popolazione non è strategico: Asahi, Panasonic, Fujitsu e Ntt hanno ritirato i loro spot, lo stesso ha fatto Toyota, il gigante dell'automotive che ha sotto contratto circa 200 atleti presenti ai Giochi.

Gli effetti di Tokyo 2020 sulle elezioni in Giappone

Persino Abe non si è fatto vedere alla cerimonia di apertura, a testimonianza del fatto che anche politicamente non sembra un buon affare farsi ritrarre al fianco dei cinque cerchi. Inoltre, si vocifera che la corrente di Abe possa mollare Suga in vista delle elezioni generali di ottobre. Un appuntamento al quale Suga pensava di arrivare con il vento in poppa e a cui invece rischia di arrivare col fiato corto. Il gradimento nei suoi confronti è precipitato intorno al 35%, il minimo storico. A fine settembre il Partito liberaldemocratico, quello quasi ininterrottamente al potere negli ultimi decenni, sceglierà il proprio candidato. L'assenza di alternative potrebbe premiare Suga ma i tempi della continuità politica inaugurati da Abe (dopo lunghi anni di crisi di governo e cambi di premier) sembrano finiti.

Tokyo 2020 rischia la beffa da Pechino 2022

Con una beffa finale. Per la prima volta nella storia i Giochi Olimpici invernali si svolgeranno meno di un anno dopo quelli estivi. E indovinate chi c'è a raccogliere il testimone, o meglio la torcia olimpica, da Tokyo? Proprio Pechino, l'eterno rivale asiatico del Giappone. Tokyo 2020, poi 2021, dovevano prima essere i Giochi del rilancio giapponese, poi della ripartenza post Covid. E invece potrebbero rischiare di diventarlo proprio quelli tenuti nella capitale rivale. 

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