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Esteri
Se l'Europa cede al ricatto dei migranti
Migranti

In risposta all’invasione di 8000 migranti marocchini all’enclave spagnola in territorio africano di Ceuta, tra le tante dichiarazioni rilasciate da esponenti europei quella forse più interessante è stata quella della vicepresidente della commissione europea Marharitis Schinas che ha detto senza mezzi termini che “L’Europa non si lascerà intimidire da nessuno. La Ue non cede al ricatto dei Paesi che strumentalizzano la migrazione”. Parole che per la prima volta sdoganano anche a livello europeo quello che ormai sembra diventata una prassi comune  da parte di chi, come Turchia in primis, ma anche Libia, Marocco, Tunisia e in minor misura Algeria, da tempo utilizza i migranti presenti sul proprio territorio ( o nel caso della Turchia i siriani che premono ai suoi confini) per ottenere rivendicazioni diplomatiche o sostanziosi finanziamenti ( la Turchia negli ultimi cinque anni ha ricevuto circa 6 miliardi dalla Comunità in cambio della chiusura della sue frontiere alle migliaia di siriani che aspirano ad entrare in Europa). In realtà sul tema ricatto era già entrato, a Giugno dello scorso anno, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, quando dichiarò di ritenere che l’Europa non possa consentire ad Ankara di sfruttare i migranti per esercitare pressione sugli altri Stati del blocco comunitario. È in linea con ciò aveva deciso di inviare i propri militari in Grecia per fornire supporto al confine con la Turchia.

Ma in realtà purtroppo come in molte altre occasioni, quando si parla di migrazioni, si rischia che questa levata di scudi da parte delle istituzioni europee rimanga solo di facciata, stante ormai l’atavico immobilismo su questo tema delicato, che viene lasciato gestire autonomamente da Spagna, Italia e Grecia. Quello accaduto in Spagna però ha in sé alcune connotazioni differenti rispetto al passato. Per la prima volta, infatti, un capo di Stato, Saadeddine Othmani, ha reagito alla decisione spagnolo di dare ospitalità per curarsi dalla gravi conseguenze del Covid al leader del fronte Polisario, Brahim Ghali, che da tempo è in rotta con Rabat  per l’autodeterminazione del popolo saharawi, quel popolo tribale che abita la zona del Sahara occidentale, che è strategico dal punto di vista geografico ed economico, per le sue ricchezze di materi prime e per la sua importanza strategica per la pesca sull’Oceano Atlantico. Il ricovero del leader in un ospedale spagnolo è stata visto da Rabat come un affronto e come risposta diplomatica il Marocco ha liberato migliaia di migranti verso il territorio spagnolo. “ Il problema dei migranti di Ceuta non è solo un problema spagnolo ma europeo.” Ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha subito inviato l’esercito per far fronte alla emergenza e per rimpatriare con le buone o con le cattive i migranti marocchini. Già ma come visto anche con il nostro paese su questo fronte l’Europa purtroppo sembra non sentirci o almeno dimostra un lassismo nell’affrontare un problema, che invece la riguarda assai da vicino e che deve trovare una soluzione, che non può essere quella di mettere la testa sotto la sabbia, pagando laute ricompense a chi, come Erdogan, ha costruito proprio su questa parte della sua autorevolezza e della sua forza a livello geopolitico.

Basti pensare che dal 1° gennaio ad oggi sono 12.894 le persone approdate solo sulle nostre coste (il triplo rispetto allo stesso periodo del 2020 secondo il Viminale), e i morti sarebbero più di cinquecento. Difficile, guardando le scene degli hot spot di Lampedusa al collasso, non dare ragione a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni, che da tempo chiedono un maggior interventismo da parte dell’Europa sul fronte migratorio. Sono anni che Grecia, Spagna ed Italia lamentano una sostanziale indifferenza delle istituzioni europee, sulla delicata questione della gestione del flusso migratorio sulle loro coste. Tante parole, accordi piu o meno di facciata come quello di Malta del 2019, che non ha convinto nessuno con il meccanismo di ricollocamento  automatico per le persone soccorse in mare, che pareva fare acqua da tutte le parti, giusto per rimanere in tema, con pochissimi paesi disposti ad accollarsi quello che sempre più viene visto come un gravoso carico. La pandemia con tutte le conseguenze che si è portata dietro ha contribuito ancora di più a mettere il tema in fondo alla agenda politica dei leader europei, malgrado il flusso di migrati non si sia certo allentato.

Ora Draghi, che non a caso, ha poco tempo fa definito proprio Erdogan alla stregua di un dittatore, è deciso a porre sul tavolo dei leader europei la questione migratoria, per cercare di trovare finalmente una quadra, magari partendo, come sembra proprio dagli accordi di Malta e non lasciare la patata bollente sempre in mano ad Italia, Spagna o Grecia. La questione certo non è certo facile da districare, ma pensare di risolverla sottostando al ricatto di Turchia, Tunisia, Libia o Marocco, e pagando quei paesi per la gestione dei migranti, ottenendo il risultato che quei fondi vengono spesi per questioni che con la migrazione poco o nulla hanno a che fare, pare davvero un decisione miope e incauta. Forse sarebbe più utile stabilizzare paesi come Tunisa e Libia, utilizzando questi fondi elargiti a pioggia, per cercare di mettere in campo politiche di sviluppo nei paesi di origine dei migranti e rendere la loro situazione meno gravoso. Certo il compito non è cosi facile come sembra ma se non si inizia nemmeno si ha il sottile retropensiero che cosi facendo non si rischi di dover dare retta a chi come i tanto deprecati sovranisti, queste cose le dice e auspica da tempo

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