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Akesson trionfa e anticipa Meloni. Chi è il sovranista che s'è preso la Svezia

Svezia, ecco chi è l'uomo che ha cambiato la storia del paese modello della socialdemocrazia scandinava

Nel 2005, quando è arrivato lui, avevano l'1% dei voti e soprattutto erano visti come il tabù impossibile da sfatare per qualsiasi altra forza politica. Oggi i Democratici Svedesi sono diventati i destinatari delle sorti della politica della Svezia. Alla base della rivoluzione c'è un uomo, Jimmie Akesson, il leader della formazione di destra radicale che ha cambiato in maniera inaspettata le dinamiche politiche del paese scandinavo. Non è un'esagerazione parlare di rivoluzione, per un paese che è sempre stato per decenni il modello per eccellenza del sistema socialdemocratico del nord Europa.

Non più. Le elezioni di domenica scorsa hanno consegnato Stoccolma proprio ai sovranisti dopo un lunghissimo conteggio che ha segnato un dramamatico testa a testa, fino a quando la premier uscente Magdalena Andersson ha gettato la spugna riconoscendo la clamorosa sconfitta. Nonostante i socialdemocratici siano rimasti il primo partito col 30,4%, sembra ormai certo che possa governare una coalizione di destra dove il player principale saranno proprio i Democratici Svedesi, secondo partito al 20,6% con i moderati di centrodestra circa un punto dietro la formazione di Akesson.

Un trionfo dietro cui c'è davvero molto della mano proprio di Akesson, che ha trasformato il suo partito da "paria" a peso massimo. A meno di inciuci trasversali e una grande coalizione tra centrodestra e centrosinistra, i Democratici Svedesi saranno necessari ai moderati di centrodestra per governare. E appare molto probabile che un accordo possa esserci, anche perché Akesson è riuscito nell'impresa di rendere "potabile" il suo partito.

Ma chi è Akesson? Intanto, è giovanissimo per i canoni politici. Ha solo 43 anni: con i suoi capelli castani impeccabilmente pettinati, gli occhiali e la barba ben curata, sembra uno svedese medio. Akesson è cresciuto in una famiglia della classe media con un padre imprenditore e una madre che lavorava come assistente infermieristica a Sölvesborg, una città di 9.000 abitanti nel sud della Svezia. È lì, nei piccoli centri e nelle fattorie della Scania rurale, che il suo partito ha costruito la sua roccaforte, tra le preoccupazioni per la vicina città di Malmö, fortemente popolata da immigrati.

Così Akesson ha rivoluzionato l'estrema destra facendo leva sulla crisi dei migranti

Akesson si è unito ai Democratici di Svezia negli anni '90, dopo una deludente esperienza adolescenziale nel principale partito di destra, i Moderati conservatori. Dopo aver lasciato l'Università di Lund, ha assunto la guida del partito SD nel 2005, quando il sostegno degli elettori era stabilmente intorno all'1%. Sotto la guida di Åkesson, il partito ha subito una profonda trasformazione, sostituendo il logo della torcia blu e gialla con un ben più innocuo fiore anemone e giurando di liberarsi delle sue radici razziste e violente.

Come detto, il partito ha ottenuto il 5,7% dei voti quando è entrato in parlamento nel 2010, il 12,9% nel 2014, quando è diventato il terzo partito svedese in parlamento, e il 17,5% nel 2018. La sua ascesa è avvenuta parallelamente alla forte immigrazione in Svezia. Il paese di 10,3 milioni di persone ha accolto circa mezzo milione di richiedenti asilo nell'ultimo decennio.

Il partito ha continuato a essere perseguitato dalle accuse di ospitare razzisti violenti e simpatizzanti nazisti con la svastica ma Akesson ha nel frattempo progressivamente smacchiato la sua immagine. Nell'ottobre 2012, ha introdotto nel partito la "tolleranza zero contro il razzismo e l'estremismo". Nel 2015 ha escluso l'intera organizzazione giovanile dei Democratici di Svezia a causa dei suoi legami con gli estremisti.

Sì, perché nonostante non ci credesse nessuno lui riteneva dall'inizio di poter istituzionalizzare il partito con l'obiettivo di governare. Secondo i critici, tuttavia, da allora sono stati epurati solo i membri di basso livello del partito, mentre quelli più in alto nella gerarchia sono sfuggiti alla censura. Gli elettori svedesi sembrano però aver creduto nella rivoluzione di Akesson. E il paese modello della socialdemocrazia sembra pronto a entrare in una nuova fase.

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