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Esteri
Usa, la guerra in Ucraina impatta sui consumatori americani

Usa, la guerra in Ucraina e i consumatori americani

La guerra in Ucraina, lontana migliaia di chilometri dagli Stati Uniti, si sta riflettendo sul costo della vita anche nelle città statunitensi. In un’America con la ripresa economica rallentata da un’alta inflazione. Dopo gli ultimi due anni, complicati dalla pandemia, la ripresa in atto nel paese deve fare i conti con diversi fattori critici come l’aumento dei prezzi, il mercato borsistico volatile, la mancanza di materiali per l'industria, l’energia con prezzi in salita e le catene di approvvigionamento a rischio di rallentamenti e blocchi. Insomma un quadro quasi perfetto per innescare vera e propria stagflazione, soprattutto se la guerra va avanti a lungo.

Usa , la Fed rialzerà i tassi in questa settimana

La Federal Reserve (la Banca Centrale americana) questa settimana rialzerà i tassi, probabilmente dello 0,25%. Primo dei tre previsti nell’anno. Jerome Powell, presidente della Fed, ha più volte dichiarato che la banca si muoverà con l’obiettivo di contenere l’inflazione, ormai quasi all’8%, anche se le previsioni indicano a breve un nuovo record al 9%. Certo è che gli Stati Uniti sono molto più protetti di altri paesi dagli aumenti dei prezzi, soprattutto del petrolio. La loro produzione è praticamente uguale al consumo, e quindi l’impatto sul Pil sarà a pari. Ma questa parità non si rifletterà nelle tasche dei consumatori che invece sentiranno tutti gli aumenti. "Difendere la libertà ha un costo, anche per noi" ha confermato Joe Biden.

Usa, gli aumenti illegittimi delle compagnie petrolifere

Nonostante il prezzo del barile sia sceso a  108,70 dollari (dopo il picco di 130 dollari), il prezzo medio di un gallone di benzina (3,7 litri) alle pompe è di 4,252 dollari, con punte di 5,573 in California. Come in Europa gli aumenti delle compagnie petrolifere non sono né motivati né legittimi ma la condizione di monopolio delle compagnie permette, purtroppo, questo e altro. Quasi la metà dell’inflazione al 7,5% è causata dal petrolio. Secondo Moody’s, rispetto al Continente europeo, gli Stati Uniti potrebbero uscirne con danni moderati. Il Pil di quest’anno dovrebbe essere leggermente inferiore alle attese (3,5% rispetto alla previsione del 3,7%). In ogni caso gli aumenti non sono solo sul petrolio o sull’energia ma si riflettono sulla vita di tutti i giorni con prezzi in rialzo per auto usate, biglietti aerei, carrello della spesa.

Usa, gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dei fertilizzanti

Senza dimenticare gli aumenti dei prezzi delle materie prime come alluminio, nichel, tungsteno, gas neon. Materiali indispensabili per batterie, semiconduttori, impianti di energia pulita etc. E l’inflazione non risparmia neppure l’agricoltura bisognosa di fertilizzanti, prodotti in grande quantità dalla Russia. Molti osservatori sono concordi nel vedere una prossima recessione, alla fine del 2022, anche in America con crescita dell’inflazione, tagli al welfare e aumenti dei tassi di interesse. Niente a che vedere però con quello che potrebbe accadere in Europa, così dipendente da petrolio, gas e materie prime. Il vecchio Continente sarà il più colpito con crescita continua dei prezzi delle materie prime e riduzione dei PIL di ogni paese. Un mix che in economia si chiama stagflazione.

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