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Corbelli: "Investire sulle risorse idriche per ridurre il gap tra Nord e Sud"

“Nel mondo 785 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. E dal 2014 è cresciuto il numero di famiglie italiane che denunciano l’inefficienza del sistema di gestione dell’acqua (10%), con prestazioni migliori al Nord Italia rispetto al Centro e al Mezzogiorno. Lo storico divario territoriale, precipua caratteristica del nostro Paese, passa anche attraverso il bene comune fondamentale come la risorsa idrica”. Ad affermarlo, Vera Corbelli, segretario del Distretto dell’Appennino Meridionale, a poche ore dalla Giornata mondiale dell’Acqua che sarà celebrata lunedì 22 marzo. 

Una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare rispetto alla necessità di garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie.

“Una migliore gestione delle risorse idriche è una componente essenziale per il successo della mitigazione del clima e delle strategie di adattamento – continua la Corbelli - Il miglioramento delle pratiche di gestione delle risorse idriche può contribuire ad aumentare la resistenza alle variabili climatiche, migliorare la salute degli ecosistemi e ridurre il rischio di catastrofi legate all’acqua. Il Mezzogiorno d’Italia possiede un patrimonio infrastrutturale di grande valore e significatività realizzato per una buona parte dalla Cassa per il Mezzogiorno e che consente di approvvigionare aree nelle quali la carenza idrica ha costituito negli anni un handicap in termini di crescita e sviluppo sociale ed economico. Ma le infrastrutture idriche, non diversamente da tutte le altre, necessitano di manutenzione e gestione. L’inadeguatezza, ed a volte carenza, degli interventi determinano come conseguenza inevitabile un sottoutilizzo che genera criticità nella distribuzione idrica, in particolare nei periodi estivi. A tale riguardo, ed in linea con gli indirizzi della Comunità europea, l’Autorità distrettuale sta lavorando a dei Piani sistemici ed integrati. Piani attraverso i quali realizzare (in parte già in corso) tutti gli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi fissati. Parallelamente occorre lavorare sulle tariffe per consentire un adeguato introito al fine di assicurare la gestione e manutenzione delle reti; efficientare la gestione, in particolar modo per i sistemi di grande strategicità. Occorre investire in termini finanziari, al riguardo non dimentichiamoci che Il Sud per anni non è stato destinatario di risorse economiche adeguate. Nello specifico –conclude la Corbelli- l’Autorità distrettuale, d'intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (direzione dighe), ha predisposto interventi già finanziati di un Piano straordinario e primo piano invasi del valore di 180 milioni. Ed ha presentato al MIT, d'intesa con le Regioni, un secondo programma Piano Invasi per un valore di oltre 130 milioni. Inoltre nell’ambito del Piano Recovery Fund, sono state redatte proposte di interventi per un valore di oltre 850 milioni di euro. A questi interventi occorre aggiungere la programmazione da parte degli enti d’Ambito che con Arera hanno predisposto programmi di interventi per la risoluzione delle perdite di rete, che in alcune aree raggiungono il 70%”.

Il Distretto dell’Appennino Meridionale (DAM) copre una superficie di circa 67.459 km2, comprende 1.632 Comuni con una popolazione residente al 2020 di 13.389.146 abitanti. Interessa complessivamente 7 Regioni (include interamente Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e in parte Abruzzo e Lazio), 17 Unit of Management (Bacini Idrografici) di cui 7 ex Competent Autority, 25 Province (di cui 6 parzialmente), 100 Comunità̀ Montane, 39 Consorzi di Bonifica, 879 Aree Naturali Protette. 

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