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Smaltimento dei rifiuti, l'allarme lanciato da Martin Dorey: "Basta scuse"

Torna nelle librerie italiane Martin Dorey, ecologista e fondatore del movimento #2minutebeachclean. Disponibile in tutte le librerie fisiche e negli store online il suo nuovo volume “Basta scuse sui rifiuti!”, un manuale pratico con cui l’attivista torna a dare battaglia, a sensibilizzare e coinvolgere l’opinione pubblica su una delle sue tante battaglie ecologiste, grazie alle quali è diventato in questi anni un punto di riferimento per tutto il mondo green.

Se Dorey si è fatto conoscere in rete per le sue campagne contro l’uso della plastica e per la pulizia delle spiagge, stavolta prende di mira la sovrapproduzione di rifiuti che contraddistingue la vita di ciascuno di noi. Strade invase dall’immondizia, mari pieni di imballaggi, discariche stracolme: sono fenomeni che abbiamo imparato a conoscere, ma di cui ignoriamo le conseguenze. Dove vanno a finire davvero i nostri rifiuti? Poiché siamo tutti responsabili della spazzatura che produciamo, Dorey fa notare che se ci comportassimo in maniera più consapevole riusciremmo a ridurre il nostro impatto sull’ecosistema dell’intero Pianeta.

La sua analisi precisa e dettagliata parte da alcuni dati che parlano di un uso ancora sproporzionato della plastica non riciclabile o monouso e di una quantità di riciclo ancora bassa, rispetto alle necessità e agli obiettivi che la nuova politica sulla sostenibilità si è data da qui al 2030. Il libro è ancora più attuale proprio alla luce della pandemia, che ha sconvolto il mondo. Secondo un recente rapporto di Rinnovabili.it, infatti, la pandemia ha determinato un rallentamento nella gestione del riciclo dei rifiuti in Italia. Nel nostro Paese, ogni anno, si differenziano circa 17,5 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui il 40,4% sono rifiuti organici (Forsu e verde). Dati comunque incoraggianti, ma con alcune debolezze, che la situazione emergenziale ha sicuramente contribuito ad accentuare. Infatti, se la raccolta annuale pro capite è salita a 117 kg – con la Lombardia che si conferma la regione che produce più rifiuti (1,3 milioni di tonnellate) – restano invariati i problemi legati alla mancanza di impianti al centro e al sud. A livello globale, le famiglie producono circa 60 tonnellate di rifiuti al secondo, pari a 2 miliardi di tonnellate ogni anno. Un numero enorme che, si stima, crescerà del 70% entro il 2050 raggiungendo i 3,4 miliardi di tonnellate all’anno. L’emergenza sanitaria attuale, come si diceva, ha amplificato il problema, poichè in questi ultimi  mesi di pandemia, infatti, la produzione dei rifiuti domestici che ci troviamo a smaltire è di molto cresciuta, perché, restando a casa di più, sono cresciuti i rifiuti e la pressione sui servizi che utilizziamo per ridurli. Oltre il 90% dei centri di raccolta dei rifiuti domestici ha chiuso nel solo Regno Unito.

Secondo i dati presentati dalla Fondazione sullo sviluppo sostenibile sul riciclo dei rifiuti, nel 2020 sono aumentate le raccolte differenziate domestiche degli imballaggi, mentre hanno registrato un brusco calo quelle presso le isole ecologiche (in particolare i rifiuti elettrici ed elettronici e alcuni imballaggi) e quelle legate alle attività industriali e commerciali. Per centrare gli obiettivi di Circular Economy fissati a livello europeo, servirebbe, si legge nel rapporto, semplificazione amministrativa e normativa e misure di sostegno al mercato dei prodotti riciclati, da attivare anche sfruttando i fondi che arriveranno nei prossimi mesi con il piano Next Generation Eu. Questo anche perché come è facilmente comprensibile ci sono state in generale meno persone che lavoravano con più rifiuti (e prodotti monouso) da gestire. Ecco allora che Martin Dorey, esperto ambientalista, ci chiede di fare attenzione agli oggetti che buttiamo, a quelli che ricicliamo – come la plastica, il cibo, i vestiti, i prodotti elettronici, i mobili – e di considerare gli effetti di un errato smaltimento. Insomma Dorsey promuove anche per i rifiuti il cosiddetto “performative environmentalism”, cioè l’ambientalismo delle azioni quotidiane e individuali come scegliere alimenti sostenibili, prendere meno aerei o installare i pannelli solari. Secondo Brett Jenks, presidente della ong ambientalista Rare, un impegno deciso da parte del 5 per cento degli americani basterebbe a ridurre di 600 milioni di tonnellate all’anno le emissioni di anidride carbonica: «sarebbe tra gli eventi più importanti nella storia dell’uomo, in termini di emissioni di gas serra».

Come ha già fatto in "Basta plastica", Martin Dorey offre allora a tutti noi delle pratiche e veloci per diminuire la produzione di spazzatura, promuovendo delle azioni che possono fare una grande differenza. Le soluzioni pratiche dell’autore britannico nel tempo sono diventate un fenomeno virale: a sei anni dal lancio, il movimento #2minutebeachclean è diventato un trend globale e social, con circa 150.000 post su Instagram che citano l’hashtag. Gli attivisti oltremanica possono contare inoltre su una rete fisica di oltre 800 postazioni #2minutebeachclean, #2minutelitterpick e #2minutestreetclean (diffuse tra Regno Unito e Irlanda), da cui il pubblico può prendere in prestito bastoni raccogli-immondizia e sacchetti che rendono più semplice la raccolta dei rifiuti. In questo libro Martin Dorey invita il lettore a prendere “le decisioni migliori per il Pianeta” quando si tratta di lavarsi, fare acquisti, mangiare, vestirsi e comportarsi nella vita quotidiana. Ogni capitolo è corredato da paragrafi intitolati “Passiamo all’azione” relativi ai consigli pratici e ai suggerimenti sul modo migliore per ridurre il proprio impatto. Martin Dorey, ecologista e attivista, ha fondato il movimento #2minutebeachclean, per ripulire le spiagge dalla plastica. Vive sulle coste della Cornovaglia. Per Aboca Edizioni, ha pubblicato Basta plastica (2019). “Un manuale pratico e aggiornato dedicato al problema dei rifiuti che produciamo e alle soluzioni per ridurre il nostro impatto. “In questo libro troverai dei suggerimenti che ti spiegheranno come cambiare i tuoi comportamenti per ridurre la quantità di ciò che butti via ogni anno. Sommandoli tutti, la differenza è grande”, scrive l'autore.

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