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Elkann, tra Ferrari ed Exor, l'uomo che ha strappato Hamilton alla Mercedes
John Elkann

Exor, dal tech al lusso, alla salute: tutti i passi di Elkann fuori dal Cavallino

Per un presidente spesso accusato di freddo distacco dal mondo dell'automotive, il colpaccio di Hamilton a Maranello è uno schiaffo ben assestato agli scettici. D'altronde di colpacci Elkann ne ha fatti tanti da quando ha preso in mano le redini dell'impero lasciatogli dall'Avvocato, il nonno Gianni Agnelli. Raccogliendo il testimone di presidente della Ferrari dal compianto Sergio Marchionne, insieme all’amministratore delegato Louis Camilleri, il numero uno ha piazzato un colpo a effetto, puntando dritto al cuore della concorrenza, in particolare quella Mercedes che sembrava "intoccabile". Da tempo corteggiato da Elkann, il sette volte campione del mondo entra nel Cavallino dal 2025, segnando un capitolo epico nella storia della Formula 1. Un campione del mondo in Rosso, reminiscenza dell'era gloriosa di Schumacher e Montezemolo, e un Elkann che ha dimostrato ancora una volta che il suo gioco è tutt'altro che scontato.

Primo Agnelli a presiedere la Ferrari, John Elkann rafforza questa posizione con un legame storico datato 18 giugno 1969, quando Enzo Ferrari, il Drake, stringendo la mano di Agnelli, gli cedette il 50% del marchio. Una stretta di mano che dura da oltre 50 dei 70 anni di storia del Cavallino. Ma il cambio più radicale nella società di Maranello è segnato dalla morte di Sergio Marchionne nel 2018, l'uomo che aveva monopolizzato la Ferrari, estromettendo Luca Cordero di Montezemolo e prendendo le redini di presidente e amministratore delegato. Nel caos che segue il declino della salute di Marchionne, John Elkann si lancia come nuovo presidente, portando con sé l'onere e l'onore di una storia familiare e aziendale consolidata e attualmente valutata a 14 miliardi nel portafoglio Elkann-Agnelli.

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Ma fuori dal settore automobilistico, con Exor, Elkann è il capitano delle manovre finanziarie della famiglia Agnelli. Il potere di Elkann si concretizza attraverso i rami dell'impero Exor, con società come Stellantis, Cnh Industrial, Ferrari o la Juventus. Con la holding olandese, Elkann distacca gli Agnelli dall'idea che il bussiness della famiglia ruoti solo intorno ai motori, consolidando un’evoluzione più diversificata, ora focalizzata anche su settori come la salute, la tecnologia e il lusso. Insomma Exor è il palcoscenico degli investimenti di Elkann, che ha portato il patrimonio netto da circa 4 miliardi di euro nel 2009 agli attuali 33 miliardi di euro. Dietro le quinte, la Giovanni Agnelli Bv si erge come la cassaforte impenetrabile della dinastia Agnelli-Elkann, con il 52,99% di Exor N.V., un baluardo saldamente custodito dalla discendenza di rami legati al Senatore Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat.

Nata nel 1927 come Istituto Finanziario Industriale (IFI), Exor ha riscritto la propria storia nel 2009, un titano finanziario sotto il comando di John Elkann. Da "paladino italiano degli investimenti globali", Exor ha orchestrato non poche mosse nel panorama economico internazionale: la più incontestabile è il controllo su FCA e la successiva fusione con PSA Group per creare Stellantis. Una vera e propria danza finanziaria che mette Exor in cima alla lista. Ma la galassia Agnelli-Elkann è in costante mutamento, e Exor ha ora i suoi occhi fissi su tre obiettivi chiave: tecnologia, lusso e salute. Esempio lampante sono la recente partnership con l'Institut Mérieux nel settore della salute o il colpaccio in campo tech, acquisendo il 15% di Philips per 2,6 miliardi. Questo tassello prezioso, aggiunto alla mappa finanziaria intricata, rende Exor il fulcro di un impero sempre più complesso.

Diversificando gli investimenti negli ultimi anni, Exor si avventura tra i vari settori senza dimenticare i pilastri che la tengono su, come Juventus, Ferrari e Stellantis, oltre a CNH e Iveco. Dopo la cessione di PartnerRe (il gruppo di servizi riassicurativi) nel 2022, Exor si è rimboccata le maniche puntando ai settori della tecnologia, del lusso e della sanità e ha acquisito una partecipazione del 24% nel produttore di calzature di lusso Christian Louboutin, una quota di maggioranza nel marchio cinese di lifestyle Shang Xia e una partecipazione del 45% nell’italiana Lifenet Healthcare. Oltretutto quest’anno il gruppo Agnelli è anche tornato a occuparsi di servizi finanziari con il lancio del Lingotto, società di investimento da 3 miliardi di dollari, con sede a Londra e presieduta dall’ex ministro delle Finanze britannico George Osborne, per la quale ha impegnato un importo iniziale di 1,5 miliardi di euro proveniente dalla vendita di PartnerRe.

Ma tra una controllata e l'altra, Elkann non sempre imbocca la strada giusta e un esempio lo è la Juventus, di proprietà della famiglia Agnelli da un secolo, che negli ultimi tempi ha dovuto affrontare le accuse di manipolazione del mercato e di false dichiarazioni contabili che hanno portato alle dimissioni in blocco del consiglio di amministrazione del club lo scorso anno e a un rimpasto di gestione. Senza contare che lo scandalo ha anche appesantito la squadra in Borsa. 

Con Hamilton a Maranello, Elkann ha lanciato una sfida diretta agli scettici,  ma dietro la vetrina glamour di Formula 1 e motori ruggenti, c'è un impero Agnelli-Elkann che si diversifica sempre più nel lusso, nella tecnologia e nella salute. Mentre il mondo osserva, una domanda persiste: tra scatole societarie e investimenti, Elkann ha già eguagliato la "governance" del nonno Agnelli o l'ha già superata da tempo?

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