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Bambi. Storia di una metamorfosi, il romanzo di Emiliano Reali? Continua a riscuotere consensi

Bambi. Storia di una metamorfosi, il romanzo di Emiliano Reali? Continua a riscuotere consensi

Dopo l'acquisto dei diritti cinematografici da parte della “Happy Productions” ha incassato un contributo economico dal Ministero della Cultura per lo sviluppo del film tratto dall'opera.

La testimonianza dell’Autore: «Mamma mi ha sempre difeso, sapevo di avere un porto dove attraccare quando il vento della tempesta stracciava miseramente le mie vele. E lì, piegato, paralizzato dal dolore, lei avrebbe asciugato le mie lacrime. Sempre e per sempre. È stato così quando la professoressa non mi ha mandato in bagno e me la sono fatta sotto in classe; quando volevo iscrivermi a un altro liceo fuori tempo massimo e ha smosso la burocrazia ossidata dal clientelismo; quando - vittima di bullismo omofobico - all’ennesimo ritorno a casa tra i singhiozzi aveva tuonato “ora scendi e gli meni, io resto a distanza e se si mette male intervengo”. Non ci fu bisogno del suo aiuto, quelle due bulle più grandi e cattive di me, smisero di chiamarmi frocio dopo che le tirai giù per i capelli dalla bicicletta. Una madre è tutto questo, ti consola, ti difende, ti regala il coraggio di reagire e vivere perché sa che non potrà essere sempre al tuo fianco a combattere, anche se lo vorrebbe, eccome se lo vorrebbe. Perché una madre, anche se inerme, quando ti sdrai sul letto accanto al suo corpo immobile trova la forza di girarsi per darti un bacio. Quando le dissi che Emanuele non era un semplice amico, piuttosto il mio primo fidanzato, lei rispose che lo sapeva già e che importava solo che io fossi felice. Ho un ricordo prezioso con lei, uno di quelli che sorrido al solo pensiero, che sta lì fregandosene del tempo che passa e cinico cambia le cose. Perché i ricordi ti illudi di proteggerli, credendo che sia grazie a te che non scorrono via, ma poi scopri che sono loro a difenderti. Puri e inossidabili ti rammentano la bellezza, che certe cose non mutano. Era l’anno 2000. Era il Giubileo. Non un Pride come gli altri, un evento speciale, epocale: il World Pride. L’idea di organizzare una grande evento capitolino proprio nell’anno del Giubileo venne a Franco Grillini, poi il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, a quei tempi presieduto da Imma Battaglia, riuscì a farsi assegnare la sede dell’Euro-pride che venne ribattezzato per l’occasione World Pride.

Alla parata di genitori non ce n’erano molti, mamma aveva scelto di accompagnarmi. Roma bellissima, come solo lei sa essere, tra i Fori Imperiali, il Colosseo, pezzi di storia immortali che inondati dal sole estivo brillavano ancora di più. Un fiume di gente, di amore, di libertà, carri colorati, rumorosi, indomiti, dove tutti erano solo loro stessi ballando, gridando, cantando, sorridendo. La strada invasa da una folla accogliente e variegata a disegnare un arcobaleno che avvolgeva dentro di sé una quantità spropositata di sofferenze e dolori, annullandoli finalmente. La sensazione di far parte di qualcosa di enorme e inscalfibile, di essere talmente forti tutti insieme che omofobia, transfobia e odio divenivano un ricordo sfocato. Con mamma procedevamo felici, emozionati, trasportati da quella corrente gioiosa che si manifestava con una spontaneità che dovrebbe essere di insegnamento a ipocriti e perbenisti; ridevamo, ci abbracciavamo, curiosavamo intorno sorpresi da quella moltitudine. Quando poi arrivammo al Circo Massimo si compì la magia, i vari flussi del corteo si incontrarono e riempirono quell’area già meravigliosa di per sé aggiungendo così tanta vita da sentirla sulla pelle. E in quel momento da un carro scese un ragazzo bellissimo con indosso solo un costume adamitico, quasi completamente ricoperto di schiuma, che puntava diritto verso mamma. A un paio di metri aprì le braccia a volerla cingere, lei con un’espressione tra lo sbigottito e il divertito agitava la mano a destra e sinistra, indice alzato, cercando di allontanarsi da quella montagna di schiuma. Io ridevo, non riuscivo a far altro, ridevo ed ero felice di essere lì con lei.

In molti del mondo dell’attivismo, della cultura, dello spettacolo, della politica diedero il loro sostegno alla manifestazione sfilando in mezzo alla gente o esibendosi su un palco. Ricordo Ambra Angiolini, Vladimir Luxuria, l’allora sindaco di Roma Walter Veltroni, Marco Pannella, Geri Halliwell, i Village People, Grace Jones. Nel ripercorrere le emozioni non posso non rendere omaggio a chi oggi non c’è più, ma era lì quel giorno. Persone a cui dobbiamo essere tutti riconoscenti, perché se oggi il mondo è un po’ meno cupo e difficile è anche grazie al loro coraggio, al non voler piegarsi al dolore, all’empatia con la quale hanno tentato di evitarne a quelli che sarebbero venuti o di lenirlo a chi chiedeva aiuto nel silenzio di una bocca non in grado di urlare.

Sylvia Rivera, attivista transgender, icona del movimento di liberazione LGBT+ al quale diede inizio nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 a New York rivoltandosi contro la polizia e le sue continue irruzioni nello Stonewall Inn. Il suo gesto è divenuto leggenda, c’è chi dice avesse lanciato una scarpa col tacco contro gli agenti, chi una bottiglia, chi afferma che non sia stata lei a iniziare la lotta. Fatto sta che la Rivera resta nel cuore di tutti noi la scintilla che divampa in incendio.  

Marcella Di Folco, attivista, attrice - ha lavorato tra gli altri con Federico Fellini e Roberto Rossellini -, politica: prima donna transgender a ricoprire una carica pubblica al mondo. La Di Folco perseguì la sua idea di felicità sfidando i tempi e le convenzioni e sottoponendosi nel 1980, a Casablanca, ad un intervento per la riassegnazione del sesso biologico. Presidente del Movimento Italiano Transessuale, vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere, Consigliere comunale a Bologna, non si risparmiò mai nella sua battaglia per un mondo più civile e inclusivo.

Andrea Berardicurti, in arte La Karl Du Pigné, a cui oggi è dedicato il premio omonimo, organizzato dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli del quale Berardicurti è stato per anni responsabile della segreteria politica. Anima pulsante, voce coinvolgente e decisa pronta a rivendicare i diritti di tutti noi durante gli innumerevoli Pride romani. Acuta, sarcastica, diretta, sensibile all’inverosimile dietro i tacchi vertiginosi, le parrucche che le facevano superare i due metri e le battute sferzanti, La Karl Du Pigné è stata un perno del movimento LGBT+ e ha accolto e condiviso i problemi di tanti ragazzi fornendo loro l’esempio e l’appoggio necessari a reagire e a comprendere che non erano soli. Una luce, un faro così luminoso che non potevo non dedicarle il romanzo “Bambi. Storia di una metamorfosi” -piazzandola in copertina- perché la memoria e il ricordo sono veramente piccola cosa rispetto al debito che noi tutti abbiamo nei confronti di persone come lei, che hanno combattuto per liberarci.

L’8 Luglio del 2000 fu un giorno unico, irripetibile, dove tutti trovammo, anche se per poche ore, una nuova famiglia, anche chi da quella d’origine era stato cacciato.

Ma la cosa più bella per me resterà l’immagine di uno stupendo ragazzo coperto di schiuma che vuole abbracciare mia madre mentre io rido a non finire, una madre che anche se non ha avuto la forza per difendere se stessa l’ha sempre trovata per tenermi al sicuro e che mi ha detto con un velo di commozione negli occhi quando ormai le forze erano poche “voglio che ti fidanzi così me ne posso andare tranquilla”, desiderando più di ogni altra cosa che qualcun altro continuasse a prendersi cura di me».

Grazie a Emiliano per tale testimonianza e congratulazioni vivissime ai suoi genitori, in particolare alla madre, e alla sua determinazione.  






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