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Anticipazioni Report: gli affari di Andrea Pezzi. La sua replica ad Affari

Anticipazioni Report: da veejay di Mtv a uomo di fiducia di Vivendi

Torna su Rai Tre questa sera in prima serata la trasmissione d'inchiesta di Sigfrido Ranucci Report. Occhi puntati sugli affari d'oro tra il patron di Tim Vivendi e Andrea Pezzi, l'ex veejay di Mtv, ora imprenditore e diventato uomo di fiducia del miliardario francese. Nei prossimi mesi - si legge sul Fatto Quotidiano - il governo Meloni potrebbe trovarsi a discutere della strategica partita delle rete unica anche con un ex conduttore televisivo, ex socio di Berlusconi e di uno dei finanziatori di Renzi, che oggi fa affari d’oro con Tim. Dopo la collaborazione con Infront, multinazionale dei diritti televisivi, dove ha saldato il rapporto con l'attuale ad della Lega Calcio Luigi De Siervo, oggi Pezzi è l’uomo di fiducia dell'azionista di maggioranza di Tim, Vivendi, e del suo presidente, Arnaud De Puyfontaine, braccio destro del gran capo Vincent Bollorè. Report ha ricostruito il ruolo che avrebbe ricoperto in alcune delicate partite.

L'ultima - prosegue il Fatto - è lo sfortunato accordo tra Tim e Dazn per i diritti della Serie A, sotto controlli interni del colosso italiano per presunte anomalie, che è costato perdite per mezzo miliardo, ma su cui Pezzi ha negato qualsiasi ruolo. Guida comunque una società il cui fatturato è cresciuto molto negli ultimi anni, con 28 milioni che arrivano da Tim che gli ha affidato diversi contratti, tra cui l'esclusiva della pubblicità digitale (5 milioni l'anno per 5 anni). In pratica è advisor di Vivendi, ma al contempo fa affari milionari con Tim, di cui Vivendi è primo azionista. A Report Pezzi spiega di essere un “traduttore culturale tra l’approccio cartesiano dei francesi a quello troppo machiavellico ”di alcune partite del nostro paese”, nega di essere il tramite di Vivendi con le istituzioni italiane ma ammette di aver, in alcuni casi, riportato a queste ultime le posizioni del gruppo francese.

 

La replica di Andrea Pezzi, ceo Mint, ad affaritaliani.it
 

"La crescita del fatturato di Mint, come per ogni startup, va inserita nella crescita del fatturato del gruppo, che passa da 31 milioni di euro nel 2019 a 43 milioni l'anno successivo (non 54 come avete scritto, purtroppo). È una crescita importante e di cui sono fiero. Ma parlare della sola crescita di Mint non tiene conto dello spostamento di alcune attività da una società all'altra dovuta proprio alle innovazioni tecnologiche apportate da Mint.

Per quanto riguarda il mio ruolo di consulente per Vivendi e di fornitore in Tim è utile sottolineare che per verificare la compatibilità ho chiesto alla Compliance interna di Tim e avuto il loro via libera. Ma, lo ripeto, le mie attività con Tim erano iniziate diversi anni prima tramite un altro fornitore.

Infine sugli investitori e il loro presunto ruolo nella crescita dell'azienda grazie alle loro eventuali relazioni politiche ci tengo a chiarire che gli investitori citati sono stati soci finanziari senza ruoli operativi e il successo della tecnologia è stato determinato dalla qualità della soluzione  che consente di ottimizzare gli investimenti pubblicitari e risparmiare. Per questo è particolarmente utile soprattutto alle grandi aziende e per questo abbiamo lavorato con grandi player. A tal proposito è utile ricordare che Mint lavora con oltre trenta aziende in tutto il mondo e non solo in Italia". 

 

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andrea pezzireport





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