Scontro Cairo-giornalisti Corriere della Sera, ecco che cosa c’è dietro. Analisi
La “battaglia di Solferino” è in pieno svolgimento. Non quella del 1859 tra la Francia di Napoleone Bonaparte e l’Austria di Francesco Giuseppe, ma quella ben più cruenta tra la redazione del Corriere della Sera e l’editore Urbano Cairo. Sono infatti mesi che i due si combattono in una logorante guerra di trincea editoriale che ha prodotto anche scioperi e incomprensioni.
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Scrive l’”Assemblea dei giornalisti del Corriere della Sera” per giustificare lo sciopero: “Purtroppo le risposte alle richieste di un più adeguato riconoscimento del lavoro della redazione sono state irrispettose e irrisorie per un’azienda che ha dichiarato cospicui utili e distribuito dividendi. Le condizioni di lavoro al Corriere sono progressivamente peggiorate in questi anni. La stragrande maggioranza dei giornalisti tra sede centrale, ufficio di corrispondenza di Roma e cronache locali ha stipendi ai minimi contrattuali con forfait per straordinari, notturni e domenicali risibili, a fronte di un impegno orario sempre più alto.
Le redazioni locali sono stabilmente sotto organico e debbono sopportare turni pesanti con scarsi riconoscimenti economici. Alla redazione online, già sovraccarica di lavoro, viene ora chiesto di iniziare a lavorare alle 5.45 del mattino, a fronte di un’offerta economica risibile. Le retribuzioni dei collaboratori, infine, sono state falcidiate fino a toccare i 20 euro (lordi) a pezzo”.
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Da notare che la lamentatio non è firmata dal Comitato di Redazione ma da una fantomatica “Assemblea dei giornalisti”, cosa che nella risposta Cairo fa giustamente notare: “La pubblicazione del comunicato che avete appena letto non è dovuta ai sensi dell’art.34 del Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico, poiché non firmata dal Comitato di Redazione. Il comunicato è stato altresì deciso da un’assemblea di 168 giornalisti, con 143 votanti, di cui 130 a favore, circa il 27% dell’intera redazione. Abbiamo condiviso la decisione del Direttore Luciano Fontana di pubblicarlo ugualmente nel rispetto del confronto delle idee, come nella tradizione di questo quotidiano”.
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“In un periodo di crisi del settore, che a livello globale colpisce tutti gli editori, l’azienda ha dovuto fronteggiare una crescita molto significativa dei costi a causa dell’incremento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, per un aumento di 28 milioni di euro nel corso del 2022. In questo contesto, a differenza di molti editori nazionali e internazionali, RCS non ha avviato alcuna operazione volta a ridurre l’organico giornalistico del Corriere della Sera. Al contrario ha continuato nella politica di assunzioni di giornalisti giovani, inserendone 8 nel 2023 che si aggiungono ai 48 redattori assunti al Corriere dal 2016, anno in cui sono diventato Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo RCS MediaGroup. Queste 56 assunzioni complessive portano l’organico del Corriere a 489 dipendenti che, uniti ai 295 collaboratori con contratto e agli ulteriori 520 collaboratori a borderò, portano a 1304 il numero totale di quanti contribuiscono alla realizzazione del Corriere. Nel gennaio 2023 abbiamo inoltre incorporato l’organico complessivo delle Edizioni locali con 104 giornalisti”.
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Insomma, queste povere “stellazze” del Corriere della Sera si sentono sfruttate ed angariate dall’Editore cattivo e profittatore. Già lo vediamo Aldo Cazzullo, in sandali e vestito da schiavo egizio che viene frustato dal faraone Cairo o lo schiavo Beppe Severgnini fatto segno di colpi di verga di Fiorenza Sarzanini in versione sado – maso. Non sappiamo chi sia questa “Assemblea dei giornalisti” ma sappiamo che anni di via Solferino l’hanno allontanata progressivamente dalla realtà.
Forse non sanno i vergatori della missiva le condizioni che vigono fuori da Solferino in alcuni giornali. Articoli spesso pagati pochi euro, precariato totale, mancanza di contratti e di qualsiasi tutela, quando poi non ci pensano le cause a ridurre sul lastrico i giovani giornalisti e le loro famiglie. E così desta meraviglia che la FNSI si schieri subito con questa “assemblea dei giornalisti” del Corriere della Sera mentre ci sono migliaia di giovani precari –soprattutto al Sud- che rischiano la vita per fare il proprio lavoro e per puntellare la precaria democrazia del nostro Paese. Ma magari loro non fanno notizia, Cazzullo sì.

