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Riconoscimento facciale con IA, cosa potrà fare la polizia

Il decreto disciplina identificazione biometrica in tempo reale e analisi di immagini registrate, con limiti europei e controlli

Riconoscimento facciale con IA, cosa potrà fare la polizia
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La polizia potrà usare sistemi di intelligenza artificiale per confrontare volti ripresi dalle telecamere con immagini disponibili negli archivi, ma soltanto nei casi e con le garanzie previste dalla legge.

Riconoscimento facciale IA: identificazione in tempo reale e analisi successiva

Il decreto sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia disciplina due impieghi differenti.

Il primo riguarda l’identificazione biometrica remota in tempo reale. Una telecamera riprende persone presenti in un luogo pubblico e il sistema confronta immediatamente i volti con una lista di soggetti ricercati.

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Il secondo utilizzo avviene a posteriori. Le forze dell’ordine analizzano immagini già registrate per cercare una persona coinvolta in un’indagine o ricostruirne gli spostamenti.

La distinzione incide sulle garanzie. Il controllo in diretta può coinvolgere un numero molto elevato di persone estranee a qualsiasi reato. L’analisi successiva può essere circoscritta a immagini, tempi e luoghi collegati a un fatto specifico.

Riconoscimento facciale IA: in quali casi potrà essere usato

L’AI Act europeo vieta in linea generale il riconoscimento biometrico remoto in tempo reale negli spazi accessibili al pubblico, prevedendo alcune eccezioni per esigenze di sicurezza particolarmente gravi.

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Tra i casi ammessi possono rientrare la ricerca urgente di persone scomparse o rapite, la prevenzione di una minaccia concreta e imminente e l’individuazione di sospettati per determinati reati gravi.

La Commissione europea ha ricordato che l’uso generalizzato del riconoscimento facciale negli spazi pubblici è vietato. Il decreto italiano deve quindi restare all’interno delle eccezioni previste dal regolamento europeo.

Per il riconoscimento a posteriori, l’impiego dovrebbe essere collegato a una specifica esigenza investigativa. Non è prevista la possibilità di catalogare indiscriminatamente tutte le persone riprese durante manifestazioni, eventi o nella normale vita cittadina.

Riconoscimento facciale IA: controllo umano, errori e privacy

Il sistema non potrà produrre automaticamente una decisione definitiva sulla responsabilità di una persona. Gli esiti dovranno essere controllati da operatori qualificati e l’intervento umano dovrà essere tracciabile.

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Il riconoscimento facciale restituisce una probabilità di corrispondenza. Una somiglianza non costituisce da sola una prova e deve essere verificata con altri elementi investigativi.

Gli errori possono dipendere dalla qualità delle immagini, dall’illuminazione, dall’angolazione del volto e dai dati utilizzati per addestrare il sistema. Un falso positivo può indirizzare gli accertamenti verso una persona estranea.

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Il Garante della Privacy ha più volte fermato progetti locali privi di una base normativa sufficiente. Le principali preoccupazioni riguardano la conservazione delle immagini, l’ampiezza degli archivi e il rischio di controllare cittadini non sospettati.

Il decreto non rende quindi libero qualsiasi utilizzo dell’IA. Stabilisce un perimetro che dovrà essere coordinato con l’AI Act, con le autorizzazioni richieste e con il diritto delle persone a contestare identificazioni errate.

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