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Medicina
Alzheimer, Carrillo: “Conoscenza a 360° per salvare il cervello”
Maria Carrillo, medico e scienziato leader nella lorra contro l'Alzheimer

di Paola Serristori

Modificare la predisposizione ad ammalarsi è possibile grazie alle scoperte sull’Alzheimer e le altre forme di demenza. Maria Carrillo, Direttore del comitato scientifico di Alzheimer Association, medico specializzato, donna sensibile ed energica – “è normale, è la passione per quello che faccio”, replica con modestia – è un autentico leader e testimonial dei progressi della profonda conoscenza e dell’impegno quotidiano per cambiare il corso di quello che altri chiamano destino.

Due terzi dei malati di Alzheimer nel mondo sono donne. Negli ultimi anni la scienza ha cominciato ad isolare questo dato e cercarne la causa.

Il diabete, dovuto ad un’insufficienza nel metabolismo del glucosio, e che spesso compare insieme ad un’altra patologia metabolica, l’eccesso di colesterolo, danneggia il cervello.

Nella menopausa cambia il metabolismo del glucosio. La donna è più vulnerabile ad ammalarsi: come gestire questo rischio?

“Fare esercizio fisico. L’attività cardiorespiratoria aiuta il cervello a mantenersi efficiente. Chi non frequenta una palestra può camminare a passo spedito. Non passeggiare, sia chiaro. L’organismo deve sostenere un minimo di sforzo per restare efficiente. Alternata agli esercizi che rafforzano i muscoli, per evitare la sarcopenia, la perdita di capacità di maneggiare gli oggetti di cui si lamentano molti anziani.”

– Quante volte la settimana, un’ora al giorno?

“Anche cinque volte, se si vuole attivare una buona protezione preventiva.”

– Chi ci legge penserà che non può reggere il ritmo.

“Oh, no. Se il beneficio è sicuro, meglio allenarsi che cadere malati. Posso testimoniarlo in prima persona.”

La scienziata Carrillo accetta di parlare di sé: “Penso che gli esempi positivi siano sempre utili a darsi la forza per metter in pratica le raccomandazioni. Nella mia famiglia c’è una forte predisposizione ad ammalarsi di diabete.”

– Ogni generazione?

“Mia mamma aveva subito l’amputazione di una gamba a causa del diabete. Mio fratello maggiore soffre di diabete. Mio fratello minore, che non segue i miei consigli, ora ha scoperto di avere il diabete. Io non ho il diabete. Conoscendo il rischio, ogni giorno mi alleno. Come fare? Ci si organizza. Durante l’annuale conferenza di Alzheimer’s Association, in cui i ritmi sono più frenetici del normale orario lavorativo, sia perché dobbiamo presenziare alle sessioni, sia per incontrare gli scienziati e far il punto con loro, sia per partecipare ai colloqui ‘ASK!’ (DOMANDA!) in cui i partecipanti, compresi gli studenti ovviamente, possono chiedermi chiarimenti e consigli, tutte le mattine alle cinque esco in tenuta da jogging e corro un’ora nell’area intorno al centro congressi. In camera ho con me i pesi, così al rientro finisco la seduta di allenamento esercitando gli altri muscoli. Ho adottato una dieta sana. Non mangio mai dolci, tranne un quadretto di cioccolato ogni tanto. E funziona. Chi ci legge può far altrettanto.”

– In quali direzioni procede la ricerca sull’Alzheimer?

“In passato gli sforzi dei ricercatori e delle industrie farmaceutiche si sono concentrati su due proteine, amiloide, che degenera per prima nella forma tossica, e tau, che la segue immediatamente, all’inizio del processo di malattia di Alzheimer. Come una sessione plenaria di Alzheimer’s Association International Conference (AAIC 2019) ha evidenziato, si era fatta più ricerca sull’HIV e sul cancro, rispetto a quanto è avvenuto per l’Alzheimer, circa il 15-20 per cento in più di studi e pubblicazioni, e si è arrivati a scoprire buone terapie. Il problema è finanziario. Per sostenere l’intuizione di un ricercatore e pagare i costi della sperimentazione servono soldi. Perciò, a causa della mancanza di risorse sufficienti, l’indagine si era focalizzata sulle due proteine ‘primarie’ dell’esordio del morbo. Oggi che l’opinione pubblica comincia ad essere consapevole dell’emergenza sanitaria, poiché sempre più famiglie sono colpite, i governi comprendono la catastrofe anche nei conti pubblici, per erogare servizi, ed i fondi per la ricerca aumentano. Così noi di Alzheimer’s Association incoraggiamo, e finanziamo, studi in campi alternativi, per avere una conoscenza a 360° dei meccanismi di malattia. Questa sarà l’impostazione futura della ricerca.”

Alzheimer’s Association organizzerà altri simposi nel mondo, oltre all’annuale riunione che nel 2020 si terrà ad Amsterdam, e persino una prima conferenza incentrata sul ruolo della proteina tau.

“Abbiamo deciso di tenere simposi satellite per allargare la conoscenza dove c’è bisogno per contenere l’emergenza. Molti ricercatori non hanno la possibilità di raggiungere la sede di AAIC, che nel 2020 sarà in Europa. Pensiamo a chi dirige ricerche in Africa, o in India, o in Asia. Eppure proprio in quelle aree l’aumento di casi di Alzheimer e demenze è più allarmante, così saremo noi di Alzheimer’s Association coi colleghi relatori a spostarci per condividere dati ed esperienze. Per quanto riguarda la prima conferenza su tau, si svolgerà nel febbraio 2020, a Washington. Sappiamo molto di più su amiloide, vogliamo conoscere meglio la proteina tau, su cui la ricerca scientifica sta procedendo da qualche anno.”

– Come mantenere le abilità cognitive in età avanzata?

“Imparare sempre qualcosa di nuovo è fondamentale. Il cervello ama essere stimolato. Non basta fare tutti i giorni le parole crociate, ossia ripetere una routine. Oggi studio una lingua straniera. Domani imparo a giocare a scacchi. E via di questo passo.”

– Per molte persone è un problema di energia mantenersi attivi. Ci si sente stanchi e non si ha voglia di intraprendere nuove attività. Come fare?

“Muoversi. Il movimento incrementa l’energia. Non restare seduti davanti alla televisione, ma uscire, camminare a passo spedito un’ora al giorno. Meno si fa, meno il corpo reagirà. È una questione di esercizio costante.”

 

 

 

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