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Medicina
Attenzione ai prodotti chimici PFAS: rischio cancro più alto nelle donne

Una nuova ricerca americana rileva che l'esposizione ai PFAS aumenta le probabilità di alcuni tumori ormonali. Le istituzioni dovrebbero intervenire ma...

Sono presenti in alcuni fili interdentali, nelle carte da forno, nei rivestimenti delle padelle antiaderenti, nei cosmetici, nello shampoo, negli imballaggi alimentari, nei capi di abbigliamento. Sono ovunque intorno a noi e si chiamano PFAS, fenoli e parabeni, prodotti chimici che alterano il sistema endocrino e possono influenzare le vie ormonali, al punto da scatenare tumori nelle donne.

Lo spiega un nuovo studio dell’Università della California-San Francisco, pubblicato ieri sulla rivista specializzata Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology, che mostra come un aumento del rischio di cancro nel genere femminile venga rilevata in presenza di queste sostanze. A lungo sospettate di compromettere la funzione del fegato, della tiroide o causare il cancro, lo studio è stato sviluppato su un campione iniziale di 48.712 persone, poi ridotto a 10.000 soggetti.

I ricercatori hanno trovato che le donne che soffrono di carcinoma mammario, ovarico, cutaneo e uterino presentavano livelli più elevati di queste sostanze chimiche. Composti di questo genere vengono anche soprannominati “sostanze chimiche eterne”, vista la longevità nell’ambiente e la persistenza in acqua, suolo, aria e cibo, con alterazioni prodotte nel sistema endocrino. Ciò ovviamente non dimostra un nesso causale tra l'esposizione e la diagnosi di cancro ma implica un segnale di allarme grave.

I ricercatori americani hanno scoperto che la probabilità di una diagnosi di melanoma si raddoppia in loro presenza e in particolare nelle donne che avevano una maggiore esposizione al PFDE (composto PFAS). Anche con una maggiore esposizione ai composti PFAS, PFNA e PFUA, la probabilità raddoppia. I ricercatori non hanno trovato la stessa connessione negli uomini, interferendo principalmente sulla funzione ormonale femminile.

L’aspetto più grave di tutta la vicenda è che i tumori ormonalmente attivi sono molto comuni e allo stesso tempo particolarmente difficili da curare, rendendo critica un'indagine più approfondita sulle potenziali cause ambientali, hanno spiegato alle riviste specializzate i ricercatori dello studio USA.

Per questi motivi, in parte già conosciuti, tra il 2022 e il 2023 Germania, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Norvegia hanno chiesto ufficialmente all’UE di vietare l’uso e la produzione delle sostanze incriminate. 

Lo studio mostra anche una connessione tra PFNA e il possibile cancro uterino. Stesso discorso risulta per le donne esposte maggiormente a fenoli, così come per BPA e 2,5-diclorofenolo, una sostanza chimica che viene utilizzata nei coloranti e che è anche un sottoprodotto del trattamento delle acque reflue. Tutte portano ad una possibile diagnosi precoce del carcinoma ovarico.

Negli Stati Uniti, che hanno forse una conoscenza più avanzata del rischio all’esposizione, il CDC stima che il 97% degli americani abbiano i PFAS nel sangue. L'US Geological Survey (USGS), un'unità del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti, afferma che 45% dell’acqua potabile negli Stati Uniti è contaminato con PFAS. Invece in Germania l’83% della popolazione sarebbe contaminata con queste componenti chimiche. Uno studio commissionato nel 2011 dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha mostrata che la più vista contaminazione da PFAS europea è forse proprio un’area italiana: 180 km quadrati tra le province di Vicenza, Verona e Padova, contaminate alla fine degli anni ‘70, per una popolazione coinvolta stimata intorno ai 300.000 abitanti.

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