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Medicina
I chirurghi: "Va salvaguardata la responsabilità civile e morale dei medici"

Il governo non si dimentichi delle misure per la salvaguardia morale e legale degli operatori e delle istituzioni sanitarie italiane coinvolte dall’emergenza Covid. Lo scrive con una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conti e al ministro per la Salute Roberto Speranza il presidente del Collegio italiano dei chirurghi in rappresentanza del proprio direttivo e delle 51 Società scientifiche di chirurgia aderenti al Cic.

“Negli ultimi giorni -si legge nella lettera- abbiamo apprezzato molto, dalle istituzioni e dal popolo italiano, le numerose manifestazioni di riconoscimento e di gratitudine verso le attività e lo spirito di sacrificio degli operatori sanitari di ogni categoria (medici, infermieri, personale di supporto, operatori dell’emergenza, Croce rossa italiana), purtroppo testimoniati “sul campo” da decine di morti e migliaia di ammalati per infezione da virus Covid-19.

Ci hanno definito sui  “media” “Eroi” e “Angeli” per avere continuato a svolgere il nostro lavoro in questo particolare momento di gravissima crisi -in condizioni spesso precarie, senza le necessarie dotazioni e precauzioni di sicurezza, in contesti drammatici, emotivamente e professionalmente coinvolgenti e traumatizzanti- quando, in silenzio, abbiamo continuato a farlo nonostante la scure dei “tagli” degli ultimi decenni nei confronti del nostro Ssn  abbia indebolito le nostre organizzazioni. Purtroppo, mentre istituzioni e cittadini continuano a ringraziarci e a lodare la miracolosa risposta assistenziale del nostro Servizio sanitario nazionale nel pieno di una crisi sanitaria senza precedenti, non solo persistono, ma addirittura si stanno già moltiplicando le “denunce” nei confronti degli operatori (medici in primo luogo) e delle stesse aziende sanitarie (con grave danno di immagine ma, potenzialmente e presumibilmente, anche economico per il Ssn), sollecitate da sedicenti “associazioni” di procuratori legali che continuano a pubblicizzare la loro attività sui social e sui “media” e a stimolare cause legali di risarcimento”.

“E’ chiaro -continua la lettera- che la situazione di gravissima ed estesa emergenza sanitaria nazionale ha richiesto ad operatori ed organizzazioni sanitarie, schiacciati da un compito immane per numeri e gravità di pazienti, provvedimenti altrettanto emergenziali e non sempre codificati o codificabili. In questo contesto, che da più parti è stato assimilato ad una condizione di guerra e come tale soggetto a decisioni e provvedimenti di natura del tutto eccezionale e senza precedenti (a partire dalla dolorosa necessità di “triage” assistenziali del tutto sconosciuti in tempi normali e al ricorso ad approcci terapeutici d’emergenza non ancora codificati), tali denunce di presunta e del tutto opinabile “malpractice” professionale e organizzativa troveranno ampio spazio, adesso ed in futuro, visto il grande numero di ammalati e di decessi, soprattutto a causa della oggettiva scarsa capacità discriminante e l’impegno temporale speso in particolare nella cura di decine di migliaia di pazienti. E’ necessario oggi stesso porre termine a quello che definiamo un abuso etico prima ancora che legale, legato ad una legislazione purtroppo ancora inadeguata che lascia un ampio spazio a sciacalli che non esitano, perfino in un momento così tragico e difficile per tutto il paese, a speculare sul lavoro di professionisti e istituzioni che, con la riconoscenza di tutti, non negano la loro presenza e il loro sacrificio nel superiore interesse della salute pubblica. Riteniamo quindi indispensabile, e Le rivolgiamo su questo argomento esplicita e urgente richiesta, di intervenire immediatamente sul tema della responsabilità civile e penale dei medici e di tutti gli operatori sanitari, così pesantemente coinvolti nell’assistenza emergenziale, e su quello della loro necessaria tutela, così da frenare finalmente l’orda di denunce a carico degli operatori, delle organizzazioni sanitarie e delle istituzioni pubbliche che altrimenti rischia di mettere definitivamente al tappeto il Ssn, compromettendo l’efficacia dell’intervento, la serenità degli operatori stessi, l’operatività delle nostre istituzioni e del Ssn  e, in ultima analisi,  gli interessi e la salute di tutti i cittadini”.

 

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