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Medicina
Spesa per i farmaci, la pandemia fa schizzare il consumo di antipsicotici
Farmaci

La spesa farmaceutica nazionale totale (pubblica e privata) è stata nel 2020 pari a 30,5 miliardi di euro, stabile rispetto all’anno precedente. È quanto evidenzia il nuovo Rapporto Osmed sull’Uso dei farmaci in Italia curato dall’Aifa.

La spesa pubblica, con un valore di 23,4 miliardi, ha rappresentato il 76,5% della spesa farmaceutica complessiva e il 18,9% della spesa sanitaria pubblica, ed è rimasta pressoché stabile rispetto al 2019 (-0,8%). La spesa per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è stata di circa 13,5 miliardi di euro (222,87 euro pro capite), stabile sia nella spesa (+0,9%) sia nei consumi (+1,5%) rispetto all’anno precedente.

Il 35,7% della popolazione pediatrica ha ricevuto nel 2020 almeno una prescrizione di farmaci (il 46,4% dei bambini nella fascia di età prescolare). Il numero di prescrizioni si è comunque fortemente ridotto rispetto all’anno precedente. I farmaci più prescritti restano gli antinfettivi per uso sistemico e quelli per l’apparato respiratorio (entrambi in riduzione rispetto al 2019), mentre al terzo posto, con un incremento del 4,2% si collocano i farmaci del sistema nervoso centrale.

Nel 2020 poco più di 6 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci. È stata osservata una crescita della spesa pro capite e dei consumi con l’aumentare dell’età, in particolare la popolazione con più di 64 anni ha assorbito oltre il 60% della spesa e circa il 70% delle dosi. Le Regioni del Nord hanno registrato una prevalenza inferiore (59,6%) rispetto al Centro (64,8%) e al Sud Italia (65,8%).


Nella popolazione anziana la spesa media per utilizzatore è stata di 560 euro (601 negli uomini e 527 nelle donne). Quasi l’intera popolazione (96%) ha ricevuto nel corso dell’anno almeno una prescrizione farmacologica.


Nel 2020 la spesa per farmaci di classe C a carico del cittadino ha raggiunto i 5,7 miliardi di euro circa, stabile rispetto al 2019; di questi il 57,8% (3,3 miliardi) è relativo a farmaci con ricetta e il 42,2% (2,4 miliardi) a farmaci di automedicazione (SOP e OTC), comprensivi di quelli erogati negli esercizi commerciali. Le benzodiazepine, contraccettivi e farmaci utilizzati nella disfunzione erettile si confermano le categorie a maggiore spesa. Considerando solo i farmaci di automedicazione, i primi principi attivi per spesa sono diclofenac, ibuprofene e paracetamolo.

I farmaci cardiovascolari hanno rappresentato la classe terapeutica a maggiore spesa (49,05 euro pro capite) e consumo (484,7 DDD) nel canale della convenzionata, mentre i farmaci antineoplastici e immunomodulatori e i farmaci del sangue e organi emopoietici sono stati quelli rispettivamente a maggiore spesa (102,88 euro pro capite) e consumo (49 DDD) tra i prodotti farmaceutici acquistati direttamente dalle strutture pubbliche.


Sono cresciuti i consumi del vaccino antinfluenzale (+23,6%), grazie a un aumento dell’adesione alla campagna vaccinale nel corso del periodo pandemico.
Per quanto riguarda l’aderenza e la persistenza al trattamento delle principali patologie croniche, non sono state evidenziate importanti differenze rispetto all’anno precedente e ciò suggerisce la possibile efficacia degli strumenti messi in campo per contemperare la continuità terapeutica e il contenimento dei contagi da COVID-19.

Nel 2020 il consumo dei farmaci utilizzabili nell’ambito del trattamento del COVID-19 si è attestato a 20,7 DDD/1000 abitanti die (+8,5% in confronto al 2019). Le eparine rappresentano quasi la metà dei consumi e circa un terzo della spesa, seguite da corticosteroidi, come il metilprednisolone e il desametasone.
La Regione con il valore più alto di spesa lorda pro capite per i farmaci di classe A-SSN è stata la Campania con 197,3 euro pro capite, mentre il valore più basso è stato registrato nella PA di Bolzano (114,4 euro pro capite), con una differenza tra le due Regioni del 72%. Anche per quanto riguarda i consumi, la Regione con i livelli più elevati è stata la Campania (1.123,8 DDD/1000 abitanti die), mentre i consumi più bassi sono stati registrati nella PA di Bolzano (708,4 DDD/1000 abitanti die).
Gli antipsicotici sono i farmaci che registrano l’aumento maggiore delle prescrizioni (+17,2%) rispetto all’anno precedente

Nel 2020 i farmaci a brevetto scaduto hanno costituito il 67,6% della spesa e l’84,8% dei consumi in regime di assistenza convenzionata di classe A. La quota percentuale dei farmaci equivalenti, a esclusione di quelli che hanno goduto di copertura brevettuale, ha rappresentato il 20,5% della spesa e il 30,7% dei consumi.

Per i biosimilari si confermano un aumento nel consumo delle specialità medicinali disponibili da più tempo e un trend positivo per i farmaci di più recente commercializzazione (anti TNF-alfa, bevacizumab, insuline fast acting, insuline long acting, rituximab e trastuzumab), sebbene sia rimasta una certa variabilità regionale per consumo e incidenza di spesa.

Nel 2020 sono stati rilasciati 24 nuovi Registri di monitoraggio AIFA, 10 sono stati modificati e 24 chiusi. I farmaci dell’apparato cardiovascolare, i farmaci della categoria “Vari” e quelli della categoria “Dermatologici” hanno registrato un incremento superiore al 50% in termini di nuovi pazienti inseriti, mentre la categoria “Sangue ed organi emopoietici”, includendo i piani terapeutici dei nuovi anticoagulanti orali, è rimasta quella che raccoglie il più alto numero di pazienti all’interno della piattaforma dei Registri di monitoraggio.        

I farmaci che nel corso del 2020 hanno beneficiato del requisito di innovatività (piena o condizionata) sono stati 40, appartenenti principalmente alla categoria degli antineoplastici. Ad incidere maggiormente sulla spesa dei farmaci innovativi sono stati gli anticorpi monoclonali e le molecole di sintesi (97,8% della spesa).  Considerando l’area terapeutica coperta dai farmaci innovativi, emerge che il 72,3% della spesa e il 59,7% dei consumi sono costituiti dai farmaci indicati nei tumori solidi e del sangue.
La spesa dei farmaci orfani di classe H, A, e C, comprensiva dell’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche e dell’erogazione in regime di assistenza convenzionata, è stata nell’anno 2020 di circa 1,4 miliardi di euro, corrispondente al 6% della spesa SSN.

Nel confronto internazionale si evidenzia una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei. Al contrario, l’Italia si posiziona al secondo e al primo posto nell’incidenza, rispettivamente, della spesa e del consumo per i farmaci biosimilari. Nel confronto sui prezzi emerge come l’Italia, considerando sia i farmaci erogati in ambito territoriale sia quelli in ambito ospedaliero, abbia prezzi superiori solo alla Francia, al Portogallo e alla Polonia. In relazione alla spesa dei farmaci orfani nel periodo 2018-2020, l’Italia (25,3 euro pro capite) risulta al quinto posto per la spesa di questi farmaci, dopo Francia (31,6 euro), Austria (30,9 euro), Germania (27,8 euro) e Spagna (27,2 euro).

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