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Politica
"Afghanistan, ora profughi in Usa. Chi rompe paga e i cocci sono i suoi"

Carlo Fidanza, responsabile Esteri di Fratelli d’Italia, da europarlamentare è stato anche a lungo membro della delegazione Ue-Afghanistan. Che idea si è fatto del precipitare degli eventi a Kabul?
"Siamo di fronte ad una gravissima disfatta per l’Occidente. Una gestione dilettantesca del ritiro da parte dell’amministrazione Biden ha dato il via libera alla decisiva avanzata talebana, fino alle immagini drammatiche che arrivano da Kabul in queste ore. Gli elicotteri americani che atterrano sul tetto dell’ambasciata per evacuare i diplomatici Usa riportano alla mente le immagini di Saigon 1975, proprio quelle che lo stesso Biden aveva esorcizzato solo poche settimane fa. Nel frattempo gli islamisti lasciano per le strade cadaveri impiccati o sparsi per le strade, le immagini femminili vengono cancellate da muri e vetrine, i talebani pare pretendano le ragazze dai 12 anni in su come bottino di guerra, le minoranze religiose (a partire dai Cristiani) già tremano mentre si prevede un’ondata di profughi senza precedenti. Come da tradizione, dove passano i Democratici lasciano il caos".

C’è da dire che il primo accordo per il ritiro delle truppe americane lo aveva firmato Trump. Quali sono le responsabilità di Biden?
"Gli errori da parte americana sono stati molti in questi 20 anni e hanno riguardato sia l’amministrazione Bush, impregnata dalle teorie neocon non troppo diverse da quelle dei Dem, che quella di Obama. È vero che Trump ha cercato di porre fine a questa dolorosa pagina siglando l’accordo per un graduale ritiro, ma questo prevedeva anche che i Talebani rimanessero nelle aree del paese che già controllavano e che comunque sarebbe rimasta una presenza militare occidentale pronta ad intervenire in caso di violazione degli accordi. Biden, anche contro il parere di molti generali, ha accelerato il processo lasciando campo libero ai Talebani. Un errore che difficilmente Trump avrebbe commesso perché ha sempre unito il disimpegno a una forte deterrenza".

Lei ha avuto modo di fare visita alle truppe italiane a Herat. Che effetto le ha fatto vedere quel territorio cadere tra i primi sotto controllo talebano?
"Una tristezza infinita. Tutto il lavoro fatto, sul piano militare come su quello della ricostruzione e del sostegno alla popolazione civile, è andato perso. I nostri soldati erano amati e rispettati. Abbiamo pianto 53 nostri caduti laggiù e ora viene spontaneo chiedersi “per che cosa sono morti?”. Immagino l’angoscia e la tristezza delle loro famiglie che in tutti questi anni hanno provato a consolarsi con l’idea che i loro ragazzi non fossero più tornati per garantire a quel popolo un futuro di sviluppo e di libertà, alle bambine di poter andare a scuola. Invece oggi il rischio molto concreto è di tornare alla stagione buia dell’emirato islamico spodestato nel 2001".

Sul piano geopolitico che cosa dobbiamo aspettarci?
"Certamente i Talebani cercheranno un riconoscimento diplomatico diffuso, sarebbe importante che la comunità internazionale si muovesse in modo coordinato. Ma credo che la Cina, e forse anche Iran, Russia e Turchia, procederanno rapidamente al riconoscimento del nuovo governo islamista. Saranno loro i principali attori internazionali nell’Afghanistan di domani. I cinesi in particolare da tempo individuano nel paese degli aquiloni un tassello fondamentale per completare la strategia espansionistica della nuova Via della Seta. La disfatta americana e occidentale pone in capo a questi soggetti la responsabilità maggiore nel cercare di ottenere “garanzie” dai Talebani: pacificazione, rispetto dei diritti dele donne e delle minoranze, indisponibilità ad ospitare nuove centrali terroristiche. Non mi fido e non ho sono ottimista".

E l’Italia come si è comportata?
"All’annuncio di Biden di alcuni mesi fa, mentre noi di Fratelli d’Italia già prefiguravamo questo scenario, Di Maio lo salutava come un momento storico. Una totale mancanza di visione. Così come nella gestione dell’evacuazione delle centinaia di afghani (interpreti, funzionari, ecc) che avevano collaborato con le nostre truppe il governo ha accumulato un ritardo imbarazzante e troppi di loro rischiano la vita. È chiaro che lo scenario generale non è nostra responsabilità ma le cose apparentemente “più piccole” si potevano e si dovevano gestire meglio".

Infine, come dobbiamo comportarci con i profughi che arriveranno scappando dai Talebani?
"Vedo un entusiasmo fuori luogo da parte della sinistra che sembra non vedere l’ora di riempirci di profughi, perché gli italiani hanno capito da tempo che la stragrande maggioranza degli immigrati che arrivano sono clandestini e non profughi. Bisogna essere realisti: certamente non possiamo voltarci dall’altra parte perché l’Occidente ha precise responsabilità. Ma le responsabilità non sono uguali e personalmente credo che chi ne ha avute di più nella sciagurata gestione del ritiro dall’Afghanistan debba farsi carico maggiormente delle emergenze che ne deriveranno, a partire da quelle umanitarie. In primo luogo gli USA di Joe Biden, che in questi mesi hanno reso un colabrodo il confine col Messico preso d’assalto dai clandestini e ora scaricano il peso dei profughi afghani sull’Europa. Chi rompe paga e i cocci sono i suoi".

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