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Politica
Boldrini attacca Meloni ma sbaglia. Ecco perché il vero pericolo sta altrove

Boldrini contro Meloni, ma il bersaglio è sbagliato

La lettera di Meloni è un capolavoro di ipocrisia: invita ad abbassare i toni ma lei stessa li rialza contro il Pd. Ha solo un modo per dimostrare di saper essere Presidente del Consiglio: far dimettere Donzelli e Delmastro. Dimostri che l’Italia conta più del suo partito”. Questo il Twitter scritto ieri da Laurea Boldrini, pasionaria rossa e da poco tornata nel Partito democratico dopo varie pellegrinazioni politiche nella sinistra. Si capisce dunque che senta il bisogno fisiologico di farsi notare nel Pd, soprattutto ora che si sta cercando un nuovo segretario e nuovi organismi dirigenziali.

E solo per sagge norme procedurali interne non ci si può candidare appena iscritti se no ce la saremmo ritrovata in prima linea a battagliare con gli altri quattro. La Boldrini, come è noto, è universalmente riconosciuta per le sue battaglie femministe, si noti che nel Twitter utilizza “Meloni” e non “la Meloni”, ed è specializzata nella generazione di neologismi di genere. Una delle prime schwaiste italiane, termine che mi onoro di aver coniato -come riconosciuto anche sulla Treccani-, e di questo gliene va dato atto. Gli italiani non le perdonano però le incredibili storpiature dell’italiano per affermare l’identità di genere. 

Paladina di un femminismo barricadiero la Boldrini deve avere vissuto come un enorme dramma personale la vittoria di Giorgia Meloni e la sua nomina a “Presidente del Consiglio”. La leader di Fratelli d’Italia ha tenuto a precisare con apposita nota di Palazzo Chigi che vuole essere chiamata al maschile non al femminile tipo “Presidentessa”, come invece avrebbe auspicato l’esponente democratica. Ma torniamo alla “tragedia settembrina” e cioè la vittoria della Meloni e la sua guida dell’Italia.

L’evento che le donne di sinistra avevano sempre temuto -e cioè che una donna di destra potesse loro soffiare il posto dopo decenni di lotte e fatiche- si è verificato proprio quel 25 settembre 2022 in cui la Storia è cambiata. Anni e anni di battaglie disintegrati nel nulla, dal distruttivo raggio di questa Kill Bill romana che avrebbe fatto la gioia di Quentin Tarantino. Anni e anni di lagne sulle quote rosa improvvisamente cancellati e regalati all’oblio del tempo che fu.

La Meloni, è sempre stata contrarissima alle suddette quote, accusando gli uomini di sinistra, del Pd, di essere i veri maschilisti che concedevano saltuariamente un po’ di potere alle donne non perché lo meritassero ma unicamente per tenerle ulteriormente sotto controllo in apposita “riserva rosa”. Insomma capiamo il profondo stato di disagio antropologico che si è abbattuto su un certo femminismo da salotto ma proprio la vittoria della Meloni dovrebbe invece insegnare che se una donna è brava ce la può fare da sola, senza aiutini maschili.

Nel merito il Twitter è inconsistente per il semplice motivo che sulla incredibile vicenda Cospito abbiamo avuto la plastica realizzazione del proverbio cinese: "Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito" e cioè qui il problema non è Donzelli e Delmastro (“il dito”) ma è il pericolo che sta correndo lo Stato (“la luna”) con l’anarchia. Stiamo dunque assistendo a un dibattito surreale che indebolisce le Istituzioni piegandole alla visione del proprio partito. Esattamente quello che la Boldrini contesta alla Meloni, peccato che sia alla rovescia.

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