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Politica
Caro bollette, Fratoianni (Si): "Cingolani sbaglia toni. Il Governo si muova"

Prima le aperture sul nucleare pulito e ieri la doccia fredda sul rischio stangata per le bollette elettriche. L’annuncio fatto dal ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, seppur sottolineando l’impegno del Governo per trovare una soluzione, ha lasciato “esterrefatto” il deputato Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana. Intervistato da Affaritaliani.it, non nasconde il suo scetticismo sulla via d’uscita che imboccherà l’esecutivo: “Se guardo ai mesi appena trascorsi, temo che alla fine il Governo si limiterà a metterci una toppa. E, naturalmente, non è quello che spero. Seppure all’opposizione tifo perché si vada oltre un intervento tampone”.

Fratoianni, proprio voi avevate lanciato l’allarme sul rischio stangata per le bollette. E’ così?
E’ un allarme che avevamo lanciato. D’altronde, era un fatto noto. Cingolani lo ha confermato. Ma a lasciarci esterrefatti è stata la comunicazione del ministro che, in prima battuta, è stata piatta, salvo poi mettere una toppa, dicendo che il Governo è al lavoro. Stiamo parlando di aumenti che rischiano di diventare tecnicamente disastrosi per una larghissima parte del Paese e per un pezzo dell’economia italiana. Ci sono persone già in estrema difficoltà e un aumento delle bollette - tra l’altro con l’inverno alle porte e i consumi per il riscaldamento - potrebbe metterne a rischio le condizioni minime di sussistenza.

Non le è piaciuto il tono della comunicazione, insomma?
Non mi è piaciuto intanto il tono, appunto piatto, nel dare una notizia che impatta sulla vita delle persone. Ma l’errore non è solo questo. Il Governo, infatti, più che annunciare soluzioni deve muoversi.

Dopo un primo intervento a fine giugno, quindi, il Governo ha peccato di miopia?
Io dico che non basta dire che c’è il rischio di un aumento dei costi delle bollette. O che ci sono problemi legati al mercato internazionale - la carenza di gas è risaputa, così come i prezzi dei certificati per la Co2 - e alla transizione. Un fronte sul quale, tra l’altro Cingolani, è già incespicato più di una volta.

Cosa dovrebbe fare?
E’ chiaro che servono interventi di carattere fiscale sull’Iva e sulle tariffe per ridurre l’impatto sulle bollette, ma ne occorrono anche sulle grandi compagnie energetiche per riequilibrare i profitti e ridestinarne una parte nelle bollette proprio per abbassarne i costi.

La transizione ecologica però ha i suoi costi, non le pare?
La reazione di alcuni è proprio scagliarsi contro la transizione e i suoi costi sociali, ma la verità è che la reazione deve essere completamente di segno opposto. Serve un più deciso investimento sulla transizione e bisogna assumere il costo sociale che si produce anche nell’immediato. Su questo, infatti, il Governo deve costruire una sorta di schermo, una rete di protezione perché appunto quei costi non si scarichino sulle persone. Bisogna investire al più presto in energia pulita, che è molto meno dispendiosa di quella che oggi continuiamo a pagare con l’approvvigionamento dall’esterno. Come succede col gas. In sintesi, serve uno sguardo lungo e di prospettiva da parte dell'esecutivo e al tempo stesso un’iniziativa concreta, qui e ora, per evitare questa stangata agli italiani.

Non sarà che Cingolani ha voluto lanciare la proposta del nucleare pulito proprio pensando ad una exit strategy?
Temo che il ministro abbia letto male il titolo del Ministero che gli è stato affidato: non è “transazione” ma "transizione" ecologica. E, comunque, pensare al nucleare è sbagliato sia sul piano della tutela dell’ambiente e sia delle scelte di questo Paese che non possono essere messe in discussione. Senza contare, infine, il fatto che si tratta di una opzione non realistica. Chiunque, anche chi è favorevole a tale tecnologia, infatti, sa che richiederebbe molti anni. Mettiamola così: anche questa ipotesi di Cingolani la voglio considerare per quello che mi pare sia e cioè un incidente ancora una volta di comunicazione.

Inutile chiederle con chi si schiera tra l’ad di Enel Starace, che ha definito poco realistico pensare al nucleare in Italia, e il presidente di Nomisma Energia Tabarelli, che invece la considera una opzione?
La risposta è scontata. Sono dell’avviso che bisogna investire sulle rinnovabili a tutti i livelli. Non solo sul fronte della produzione, ma anche della distribuzione e capacità di accumulazione. Occorre inoltre lavorare per costuire una filiera industriale. Questa è la strada giusta. D’altronde, è davvero curioso che un Paese come il nostro, che dispone naturalmente di risorse, sia costretto a comprare all’estero tecnologie e materiali. Su questo c’è un ritardo da colmare al più presto. Altrimenti l’investimento strutturale sulla transizione rischia nella migliore delle ipotesi di tradursi in un mero esercizio di retorica.

Intanto, una soluzione per evitare rincari sulle bollette elettriche va trovata adesso. Si aspetta già un piano articolato o si andrà verso una misura tampone?
A giudicare dall’andazzo di questi ultimi mesi non nutro molte aspettative. Temo che il Governo si limiterà a mettere una toppa. Che non è quello che mi auguro, intendiamoci. Sono all’opposizione, ma tifo perché i problemi si risolvano e sono pronto in tal caso a d applaudire l’esecutivo. Il problema è che vedo grossi ritardi rispetto ad altri Paesi, anche a noi vicini come Francia e Spagna. Qui sono in corso iniziative proprio per evitare conseguenze come quelle annunciate dal nostro ministro Cingolani.

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