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Politica
Centrodestra, FdI avverte la Lega: “Crisi? Nessuna alternativa alle urne”

Mentre il governo è ancora nel limbo, appeso alla verifica con il leader di Italia viva Matteo Renzi, nel centrodestra, Fratelli d’Italia continua a tenere il punto e a non lasciarsi sedurre da nessuna sirena di maggioranze alternative, al di fuori del perimetro del centrodestra. “Non si tratta di rigidità, ma di coerenza”. Parola di Luca Ciriani, presidente dei senatori di FdI. Che, intervistato da Affaritaliani.it, non si sottrae neppure dal commentare le recenti ipotesi di un governo ponte, in caso di crisi, avanzate dal segretario della Lega Matteo Salvini: “Non so darmi una spiegazione in termini politici delle sue parole. Quello che posso dire, però, è che la Lega pare abbia compreso che non si possa dialogare con questa maggioranza. Come dimostra, tra l’altro, l’opposizione virulenta che sta facendo in queste ore in Aula”. Il capogruppo di FdI si riferisce all’assalto ai banchi del governo al Senato da parte del Carroccio, durante l’esame del decreto Sicurezza.

Ciriani, dunque, in caso di crisi nessuna alternativa al voto?
Noi ci godiamo il privilegio di essere un partito coerente. Abbiamo già avuto l’esperienza indimenticabile del governo gialloverde, finita in un naufragio totale. Poi, è stata la volta di questo esecutivo di "salvezza nazionale dal centrodestra" che pure pare finire a pesci in faccia. Litigano su tutto. Nel pieno della pandemia, con la peggiore crisi sanitaria ed economica del Paese, l’attuale maggioranza continua a contendersi posti e a barcamenarsi tra i ricattini di Renzi, le minacce del Pd e i personalismi di Conte. Insistere su governicchi che nascono in Parlamento con l’unico motivo di evitare il voto significa ragionare del nulla.

Proprio la pandemia richiederebbe una certa stabilità, però.
Ma quello che nascerebbe sarebbe inevitabilmente un governo debole, sottoposto ai ricatti di gruppi, piccoli partiti, minoranze che non hanno nessun collegamento con la realtà. D’altronde, Renzi ne è la prova.

Si spieghi.
E’ semplice: non esiste politicamente eppure riesce a determinare le sorti del governo.

E quindi, se crisi sarà, come se ne esce?
E quindi, qualsiasi governo ponte o governo istituzionale nascerebbe debole e confuso. E il Paese non ha bisogno né di debolezza e né di confusione, ma di un esecutivo forte, legittimato dal voto.

Non si lascia sedurre neppure dall’ipotesi di un governo Draghi, soluzione che non dispiacerebbe ad esempio a Giancarlo Giorgetti?
Sono dell’avviso che Draghi non sia l'allenatore giusto per il Paese, ma anche se lo fosse non potrebbe fare miracoli in queste condizioni. Non credo che l'Italia possa permettersi un governo raccogliticcio, nato magari col condizionamento di transfughi, di gente che arriva da altri partiti. C’è una cosa che però davvero non riesco a spiegarmi.

Quale?
Non capisco proprio perché ci sia questa ossessione nel ritenere che votare sia una stranezza, una bizzarria o, addirittura, un pericolo. Se il Parlamento è bloccato, se i partiti che governano non sono in grado di reggere, la strada è quella del voto. Punto. Tra l’altro, l’ha lasciato intendere anche Mattarella. Nei paesi normali si vota. Le urne rimangono l’unica soluzione valida. Tutti gli altri esperimenti sono teorie, chiacchiere, cose buone per un articolo di giornale. Non c’è, infatti, alcuna possibilità di un governo forte con un Parlamento così debole. Sarebbe solo un “accanimento terapeutico”.

Eppure Salvini sta accarezzando, o per lo meno non escludendo del tutto, l’ipotesi di un governo ponte. Come se lo spiega?
Non sono in grado di interpretare le dichiarazioni di Salvini. Quello che posso dire, invece, è che la Lega pare abbia capito che non si può dialogare con questa maggioranza. La strada da seguire, lo ripeto, è quella del voto. Tra l’altro, come centrodestra governiamo insieme tantissime regioni e città importanti. Non vedo davvero alternative all'alleanza tra Lega, Forza Italia, FdI e partiti di centro. Quindi, non facciamo fatica inutile, impegnandoci anche solo a ipotizzare alternative perché non rientrano proprio nel novero delle possibilità per noi.

Secondo Giorgetti, tuttavia, il centrodestra ancora non è pronto per governare. Lei che dice?
La maturità delle persone si misura in campo. Finché non si scende in campo non si può dire nulla. E poi governando già grandi città e regioni, possiamo guidare pure questo Paese.  Ma mi consenta di aggiungere un’altra riflessione.

Prego.
Peggio di questo esecutivo è difficile fare. Abbiamo la peggiore classe dirigente in assoluto mai vista al governo.

Oggi Giuliano Ferrara dalle colonne del Foglio ipotizza che dopo un capo dello stato modello Draghi potrebbe andare bene anche un governo Giorgetti. Che ne pensa di questa suggestione?
Sono solo astrazioni, suggestioni giornalistiche. Servono per fare qualche titolo di giornale.

Non è un’astrazione, invece, la liberazione dei pescatori di Mazara del Vallo che erano imprigionati da cento giorni in Libia.
Non capisco cosa ci sia da festeggiare nel riportare in patria i marinai da 100 giorni in ostaggio di un signore della guerra. Non capisco perché il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri si siano recati personalmente a omaggiare l’aguzzino dei nostri pescatori. Dov’è la dignità del nostro Paese? Festeggiamo dopo cento giorni di prigionia quando questa brutta pagina doveva chiudersi in dieci giorni? E’ un fatto gravissimo. Dimostra solo la debolezza, anzi la scomparsa, della politica estera italiana.

Intanto, al Senato la tensione oggi ha toccato livelli altissimi dopo che l'esecutivo ha posto la questione di fiducia sul decreto Sicurezza. La Lega ha esagerato?
Noi non abbiamo partecipato all’assalto ai banchi del governo. E’ stata una iniziativa della Lega dopo il tentativo del governo di ridurre i tempi del dibattito d’Aula. Ma questo episodio dimostra solo, ancora una volta, come è stato svilito il ruolo del Parlamento. E c’è pure un’altra lezione da trarre.

Quale sarebbe?
Siamo di fronte alla prova provata che alla fine se si cambiano i governi, poi se ne paga il prezzo. In questo caso, i Cinque stelle pagano dazio, dovendo votare a favore della cancellazione del decreto sicurezza che avevano approvato nel Conte uno. L’ennesima dimostrazione di governi che stanno in piedi non perché mossi da unità d’intenti, ma solo da spirito di sopravvivenza.

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