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Politica
Conte intervistato da Perrino: si espone su tutto ma non sui giornali

È stata densa di contenuti l’intervista al premier Giuseppe Conte realizzata dal direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino. Si è parlato di obiettivi di governo, di referendum, di emergenza sanitaria, di ponte sullo stretto, ma su una cosa il Presidente del Consiglio non ha voluto esprimersi: sui primi due giornali italiani.

Verso il termine dell’intervista, il direttore Perrino ha voluto stemperare un po’ l’atmosfera proponendo a Conte il famoso gioco di “chi butterebbe giù da una torre?”, mitigato per l’occasione nella meno cruenta versione “con chi andrebbe più volentieri a cena?”.

Ed ecco così una lista di domande a scelta doppia a cui il Presidente risponde divertito e senza esitazioni, anche con il coinvolgimento del pubblico, radunato nella piazza di Ceglie Messapica. Andrebbe a cena con Salvini o Meloni? Fontana o Zaia? Grillo o Casaleggio? Ma quando Perrino chiede di scegliere tra un invito al direttore del Corriere della sera Fontana o a quello di Repubblica Molinari, Conte ironizza e si sottrae: “Lei mi vuole esporre a un editoriale di fuoco da parte del giornale che viene escluso? No no, non mi costringa!”. Il pubblico ride divertito, e Perrino non demorde: “Addirittura lei risponde su uomini politici ma sui giornalisti preferisce non esporsi. Siamo così potenti? Eppure dicono che non contiamo più niente!”.

Ma a quanto pare, il quarto potere non è ancora così ininfluente, se il Presidente del Consiglio tratta l’argomento con delicatezza, e infatti alla fine risponde alla domanda, sì, ma con un molto diplomatico: “Andiamo a cena con uno la sera prima e con l’altro la sera dopo!”.

E dopo aver scelto tra Feltri e Sallusti quest’ultimo che “sembra una persona più ragionevole”, di nuovo Conte si blocca davanti all’alternativa Travaglio-Cerasa, rispettivamente direttore de Il Fatto Quotidiano e Il Foglio. Sorride, prende tempo, mentre il pubblico si scalda e offre consigli, così che alla fine il Presidente se la cava con un: “A furor di popolo: Travaglio!”.

Insomma, l’atmosfera rilassata ha permesso di trasformare un simpatico giochino in un siparietto divertente, ma intanto un messaggio significativo è passato: i giornali e la stampa saranno forse stati messi in crisi dalla controversa democrazia dei social network, ma di certo mantengono ben saldo il proprio potere e la propria autorità.  

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