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Politica
Diamo una chance a Meloni, senza sconti e pregiudizi qualunquistici
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica dal 22 ottobre scorso, prima donna a ricoprire tale carica nella storia d’Italia

L'Italia del 2023 e Giorgia Meloni, anche lei merita una chance

Caro Lapo, condivido al cento per cento il ritratto sconfortante dell'Italia 2023 che hai scritto per affaritaliani.it (clicca qui per leggere l’editoriale di stamane). Anche io ho perso la speranza che questo Paese, che da giornalista descrivo da quasi 50 anni, possa essere recuperato. Sono talmente deluso che sono stanco di scriverne. E quest'anno, proprio in forza di questo pessimismo, non ho sentito alcuno stimolo a commentare il discorso di fine anno del presidente della Repubblica (flebile e vuoto) come invece ho sempre fatto da anni, puntuale, la sera del 31. Ho capito cioè che anche Mattarella ormai crede poco alla retorica e ai sofismi, dopo 8 anni di sermoncini natalizi.

Siamo messi male e le abbiamo viste tutte, certo. E mi associo al tuo elenco delle "morti" da te ben descritte, dalla sanità pubblica allo sviluppo tecnologico, dalla Scuola al sistema giudiziario, dal consumatore medio alla famiglia, alla burocrazia, al ruolo in politica estera. E potremmo continuare. Il sistema è marcio sin dalle fondamenta.

Non concordo però con te sul fatto che la prima premier donna, Giorgia Meloni, o Georgette come la chiami, rappresenti "l'apoteosi di un sistema passato alla dissoluzione". Non concordo e mi riserverei qualche speranza. Perché Giorgia Meloni è da anni nel Sistema, certo, ma non si può ritenere parte del Sistema.

Dici bene, ridicolo evocare il pericolo fascista. Il vero rischio è la continuità col passato, Pier Paolo Pasolini avrebbe detto "l'omologazione". Ma quando dici che "la vera faccia del governo Meloni sia il proseguimento fedele dell'agenda Draghi" o "perfino la restaurazione dei governi Berlusconi..."  credo che il tuo giudizio sia sbagliato o quanto meno prematuro. Come pure affrettata mi sembra la conclusione che la Meloni sia un prodotto della Prima Repubblica, cosa impossibile storicamente per un banale problema di date e di fatti storici. La Meloni ha conquistato la maggioranza degli italiani e quindi il potere in forza della sua diversità e di un progetto. E sbagli a definirla una politicante, anche se certo non la si può (al momento?) considerare una statista.

Credo perciò che dopo soli tre mesi dall'insediamento siano sbagliati i giudizi liquidatori. E che convenga semmai a noi intellettuali che abbiamo la fortuna di pesare coi nostri interventi nel dibattito pubblico, stimolare Meloni a non farsi omologare e a non liquidare la portata innovativa della sua emersione. Diamole il tempo di esprimersi politicamente con maggior compiutezza, sapendo che è accerchiata e opera dentro sabbie mobili e incrostazioni tetragone e potenti.

Deve in poche parole, e lo sa bene, rivoltare il Paese (o la Nazione, come preferisce dire) come un calzino, nuotando controcorrente e sfidando poteri forti italiani e internazionali. Non sappiamo se ce la farà, ma ci conviene credere alla sua buona fede e darle una chance. Con occhi vigili e sguardo intransigente, certo. E già lo facciamo, senza sconti e con severità, tutti i giorni, su affaritaliani.it. Ma senza qualunquismi e pregiudizi e mantenendo un atteggiamento popperiano, ossia positivi in attesa di essere falsificati.

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