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Politica
FdI, "Giorgetti deve saper misurare le parole"
Luca Ciriani Lapresse

Mentre la campagna elettorale è agli sgoccioli, sul centrodestra sono piovute dapprima le parole critiche del ministro leghista Giancarlo Giorgetti e oggi quelle, seppur smentite, del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Mai rilasciata alcuna intervista a La Stampa, si è affrettato a chiarire lo staff del Cav. La bomba, però, è deflagrata lo stesso, così come ancora pesano gli effetti del Giorgetti-pensiero. Affaritaliani.it ne ha parlato con Luca Ciriani, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, che crede alla smentita del presidente di Forza Italia. Quanto al numero due della Lega, invece, è lapidario: “Quando si ha una responsabilità di alto livello bisogna saper misurare le parole”.

Senatore Ciriani, partiamo dalla cronaca di oggi. Silvio Berlusconi smentisce La Stampa. Dunque, ci crede?
Se il presidente Berlusconi ha smentito io devo credere a quello che dice. Mi attengo a questo. Restiamo ai fatti, a quanto è successo davvero ed è provato: l’incontro in Sardegna questa estate di Berlusconi con Giorgia Meloni e Matteo Salvini e il suo ruolo di federatore e saggio del centrodestra.

Un ruolo chiave, soprattutto se il Cav coltiva davvero l’aspirazione del Quirinale. E’ così?
Berlusconi è stato il leader del centrodestra per tanti anni, dunque se lui è leale al centrodestra anche il centrodestra sarà leale nei suoi confronti. E’ ovvio, poi – anche se è del tutto prematuro parlarne -, che il centrodestra da solo non avrebbe i voti per eleggere il presidente della Repubblica. Berlusconi, quindi, dovrebbe trovare un consenso anche al di fuori del perimetro dei tre partiti di riferimento.

Ammetterà che, se fosse vera la conversazione con il direttore Giannini, Berlusconi che blinda Draghi fino al 2023 non sia proprio in linea con gli auspici di Fratelli d’Italia.
Tutto dipenderà anche dalla partita che si giocherà intorno al Quirinale. E’ chiaro che se Draghi diventasse presidente della Repubblica per noi sarebbe normale e automatico chiedere il ritorno al voto. Ci rendiamo perfettamente conto che all’interno dei Palazzi della politica, in Parlamento in particolare, i nemici delle elezioni anticipate sono tantissimi, però bisognerà che se ne facciano una ragione: il voto è quasi inevitabile. Anche perché questa esperienza del Governo Draghi, che mette insieme Pd, M5s, Forza Italia e Lega, non può durare all’infinito.

Tra i nemici del voto si può ascrivere anche Forza Italia, che proprio dall’esperienza di questo Governo sta traendo nuova linfa, non le pare?
E’ un partito traversale quello che non vuole andare al voto. Io penso soprattutto al Movimento cinque stelle che si opporrà con tutte le sue forze: conta più di un terzo dei parlamentari. Poi è chiaro che tutti gli eletti vorrebbero rimanere in Parlamento fino all’ultimo, ma ripeto: se ci sono le condizioni bisogna ripartire dalle elezioni.

Che in questo momento nel centrodestra sarebbero convenienti solo per FdI.
Guardi, noi non siamo interessati a una competizione interna. E’ evidente che siamo partiti diversi ed è normale che ci sia una competizione a chi prende più voti. Ma è sempre stato così, anche quando FdI era una forza piccola. Il punto di riferimento deve essere sempre il successo della coalizione. E il successo della coalizione è dato anche dalla crescita di voti di Fratelli d’Italia.

Dalle parti della Lega non ne sono così convinti, però.
I voti a FdI non arrivano solo dalla Lega. Moltissimi arrivano dall’astensione e anche dagli elettori dei Cinque stelle delusi. Ecco perché, ribadisco, bisogna ragionare solo in un’ottica di coalizione. In un centrodestra vincente nel Paese, infatti, ci sarebbe spazio per tutti.

Le amministrative sono una prova importante per Fratelli d’Italia. Se il suo partito sorpasserà la Lega si aprirà la partita della leadership nel centrodestra. I patti saranno rispettati?
Queste sono amministrative, appunto. Sarà il dato delle politiche a decretare chi sarà il futuro leader della coalizione. Noi abbiamo sempre detto - ed un pensiero condiviso con gli alleati - che il centrodestra unito deve presentarsi agli elettori, spiegando che ha alle spalle non solo un’alleanza politica, ma di governo. Poi, all’interno di quest’alleanza, il leader che prenderà più voti sarà il candidato naturale alla leadership. Se fosse Giorgia Meloni ovviamente saremmo più contenti. Ma non è una questione all’ordine del giorno. E’ solo un tentativo di farci litigare da parte del centrosinistra che non riesce nemmeno a stare insieme in grandi città come Torino e Roma.

Giorgetti, però, non è un esponente di centrosinistra. Eppure, ha mosso critiche importanti.
Quando si ha un ruolo di alto livello bisogna saper misurare le parole perché i dubbi e le critiche sono normali, ognuno può avere una propria opinione, ma quando si è nel pieno di una campagna elettorale deve prevalere la responsabilità di tutti. Anche perché la scelta dei candidati è stata condivisa dappertutto, a Milano come a Roma o a Torino. Secondo me, quindi, quando si è impegnati in una battaglia per vincere delle elezioni ci si concentra solo su questo. Tutto il resto, analisi e osservazioni, è rimandato al dopo voto.

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