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Politica
Il Ministero dell'Ambiente? E' snobbato, ma da lì passano 57 miliardi del Pnrr
Giorgia Meloni (Lapresse)

Governo, del ministero della Transizione Ecologica (o Ambiente) si sono perse le tracce e sembra che a nessuno interessi e che nessuno lo voglia

C’è un mistero che aleggia nella composizione della squadra del nuovo governo Meloni: chi sarà il nuovo ministro dell’Ambiente o della Transizione Ecologica, qual dir si voglia? Diciamo subito che il ministero di via Cristoforo Colombo non è mai stato particolarmente ambito dai politici e ingiustamente. Infatti, soprattutto negli anni scorsi e per quanto riguarda il portafoglio di spesa internazionale, cubava cifre di tutto riguardo. Ma ora, con il PNRR che lo pone al primo posto per dotazione, dovrebbe divenire un piatto appetibilissimo. Eppure nei toto ministri che impazzano regolarmente non si parla mai del possibile capo del dicastero verde.

Il ministero ecologico è al primo posto per le quote del PNRR dedicate:

Rivoluzione verde e transizione ecologica: 57 miliardi di euro (30%)

Digitalizzazione: 42,5 miliardi di euro (22%)

Istruzione e ricerca: 31,9 miliardi di euro (17%)

Infrastrutture 25,3 miliardi di euro (13%)

Inclusione e coesione: 19,1 miliardi di euro (10%)

Salute: 15, 6 miliardi di euro (8%)

Come si vede, al MITE andrebbero ben 57 miliardi, di euro pari al 30% dell’intero pacchetto. Una cifra veramente considerevole. L’altra evidente anomalia è che la Salute, in piana pandemia, si colloca invece all’ultimo posto in classifica con soli 15,6 miliardi di euro pari ad un misero 8% del totale di 221,5 miliardi di euro, frutto dei Fondi UE del Recovery: 191,5 miliardi di euro e del Fondo europeo complementare nazionale: 30 miliardi di euro.

Si ricordi che il PNRR è nato proprio per contrastare la pandemia e la Salute è quella che prende di meno. L’ormai ex ministro Roberto Speranza non ha voluto mai rispondere in merito.

Detto questo, siamo contenti che per l’ambiente sia prevista una spesa così ingente soprattutto nell’ottica della transizione energetica verso le fonti sostenibili (che sono diverse dalle sole rinnovabili).

E qui il discorso si lega a quello della imponente crisi energetica che colpisce l’intero Occidente, frutto avvelenato della guerra russo–ucraina. Se si vuole ridurre la dipendenza dal gas russo occorre incentivare le rinnovabili e disincentivare gli idrocarburi. Oltretutto, questa azione serve anche a contrastare i cambiamenti climatici e quindi si prenderebbero due piccioni con una sola fava.

Come dicevamo del ministero della Transizione Ecologica si sono letteralmente perse le tracce e sembra che a nessuno interessi e che nessuno lo voglia. L’unica notizia che è girata è quella di un possibile spacchettamento del MITE nel ritorno al classico Ministero dell’Ambiente e l’introduzione di un nuovo Ministero dell’Energia, soprattutto alla luce della crisi energetica.

Se tale scelta fosse compiuta il danno sarebbe per l’ambiente che perderebbe una competenza, quella energetica, ancora non del tutto sua, insidiata da sempre dal Ministero dello Sviluppo Economico. Tuttavia, indubbiamente, un ministero dedicato alla sola energia potrebbe adempiere al compito di trattare la specifica crisi. Chi potrebbe dire la sua è il responsabile di energia ed ambiente di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini, ex sindaco di Terracina ed attualmente europarlamentare.

L’ambiente è visto tradizionalmente come un tema di sinistra, ma non è così. Tutta la destra da cui proviene proprio Fratelli d’Italia ha avuto un rapporto molto stretto con le tematiche ambientali. Si pensi solo ai Campi Hobbit del Movimento Sociale Italiano che vedevano una alta partecipazione dei giovani missini, compresa Giorgia Meloni. Per la destra tradizionalista, che si rifà al filosofo Julius Evola, l’ambiente rappresenta il Sacro e tutta la sua formazione culturale ed intellettuale è densa di riferimenti alle tematiche ecologiche, come l’amore per la saga del Signore degli Anelli di Tolkien sta a dimostrare.

Tuttavia c’è anche il lato pragmatico da considerare e Procaccini ha detto che "va affrontata con maggiore lucidità la questione dei target europei sulle emissioni di CO2. Coltivare con un certo fanatismo l'obiettivo di azzerarle in tempi troppo rapidi, disinteressandosi degli aspetti geopolitici o dell'evoluzione delle tecnologie, può avere conseguenze catastrofiche sul piano sociale ed economico".

I nomi per il ministro che sono circolati, in verità molto superficialmente, sono stati Fabio Rampelli (FdI), Guido Crosetto (FdI), Vannia Gava (Lega), ma non è escluso qualche tecnico. Era circolata anche l'ipotesi della riconferma di Roberto Cingolani, ma pare improbabile, a causa del suo coinvolgimento con il precedente governo Draghi.

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