Discoteche chiuse dal 17 agosto al 07 settembre, obbligo di mascherina all’aperto dalle 18.00 di sera alle 06.00 del mattino, e questo senza possibilità di deroghe regionali, cosa chiaramente espressa dal DM emanato il 16 Agosto dal Ministro della Salute Speranza. Sul web le ironie si sprecano, perché è parso assurdo chiudere i locali dopo il boom di Ferragosto.
Ma al di là della curva epidemiologica da Covid-19, c’è una questione di fondo che non è mai stata risolta dal rigore di logica. Perché una pizzeria aveva i carabinieri in blitz nel locale se 3-4 persone fumavano nei pressi chiacchierando, e nelle discoteche erano consentiti assembramenti epici, baci – abbracci e sudore condiviso?
Il punto non è criminalizzare il divertimento, anzi! Piuttosto non penalizzare ipocritamente tutto il resto. Cinema, teatri, musei – tendenzialmente desertificati – con le distanze naturali e senza contatti fisici per natura, hanno subito regole più severe o perlopiù sono rimasti totalmente chiusi, nonostante i posti a sedere con un metro di distanza. Di converso il popolo danzante ha avuto mano libera per sfogare i propri istinti.
A furia di porsi questa domanda, legittima, l’unico conto che può tornare è quello elettorale. Ovvero, per inclinazione il pubblico delle discoteche è più “immaturo”, giovani e giovanissimi, meno sensibili alle tematiche della salute e meno favorevoli a “perdonare” i politici che non gli hanno fatti divertire. A differenza, chi frequenta musei, cinema e teatri, è tendenzialmente un pubblico più “maturo”, riflessivo, e più tollerante ad accettare coercizioni soverchiate dal tema sanitario.
Non significa che chi va a ballare sia più ignorante di altri, o che i gestori dei locali debbano essere massacrati per la specificità dei loro investimenti, ma piuttosto sarebbe servita una ratio comune, ed invece hanno messo gli uni contro gli altri, a bere in una coppa di invidie e livori.
FB @andrealorusso1991

